SI OPERA A UN GINOCCHIO E RESTA ZOPPA: RISARCITA CON 600MILA EURO, CONDANNATI CASA DI CURA E MEDICI

Sottoposta a un intervento ortopedico al ginocchio destro, affidandosi a un chirurgo di fama internazionale nella Casa di Cura Città di Roma, ma è rimasta zoppa. Il giudice del Tribunale di Roma, Guido Marcelli, ha condannato la struttura sanitaria e tre chirurghi a risarcire la paziente di 600mila euro. La sentenza è stata notificata oggi, mercoledì 20 maggio, dopo una lunga e complessa battaglia legale iniziata nel 2021. La donna, originaria di Sabaudia, 55 anni, è assistita dall’avvocato Renato Mattarelli

Nell’ottobre 2012 la paziente, all’epoca 41enne, si era rivolta a un chirurgo di fama internazionale per una correzione ortopedica ad una disfunzione del ginocchio destro. “…Non ti preoccupare. Sistemiamo tutto noi….” si era sentita dire la giovane dell’equipe chirurgica che la operava presso la Casa di Cura Città di Roma. Rassicurata del buon esito dell’intervento la giovane tornava nella sua casa di Sabaudia fino a quando, dopo 3 mesi nel febbraio 2013, sentiva cedere la gamba per la rottura delle protesi innestate con conseguente ulteriore frattura del femore destro che costringeva la ragazza ad un’urgente operazione di revisione e correzione chirurgica.

Purtroppo anche il secondo intervento veniva eseguito erroneamente e con conseguente aggravamento delle condizioni di salute iniziali e l’insorgenza di nuove e diverse patologie conseguenti agli errori chirurgici del primo e del secondo intervento. Davanti a questo scenario di peggioramento, causato proprio da chi doveva curarla anziché danneggiarla, la giovane pontina cadeva in depressione anche in considerazione del deturpamento fisico della postura e dalla zoppia provocata dagli errori chirurgici.

Il Tribunale di Roma, dopo una lunga e complessa battaglia legale iniziata nel 2021, ha accolto la tesi dell’avvocato Renato Mattarelli come si legge nella sentenza: “…Anzitutto, i sanitari non avevano adeguatamente considerato: 1) l’artrite reumatoide, patologia da cui la paziente era affetta, che costituiva una controindicazione all’esecuzione di interventi di osteotomia; 2) i pregressi interventi di meniscectomia artrotomica interna ed esterna del ginocchio destro, eseguiti quattordici anni prima, i quali avevano sicuramente danneggiato la cartilagine del ginocchio; 3) l’intervento di trasposizione del tendine rotuleo e il conseguente maggior attrito articolare e danneggiamento cartilagineo del comparto anteriore del ginocchio; gli interventi di protesizzazione delle anche del 2007 e del 2008, molto probabilmente eseguiti per porre rimedio a danni causati dall’artrite…”

In altri termini, per il Tribunale la paziente aveva patologie pregresse che dovevano essere prese in considerazione prima e durante il primo intervento, fatto praticamente “alla cieca”, a cui è seguito un ulteriore intervento che anziché ripristinare almeno le condizioni all’ingresso ospedaliero, le ha peggiorate. Alla donna andranno oltre 600mila euro di risarcimento che saranno pagati dalla Casa di Cura, da tre chirurghi e dalle loro assicurazioni in base allo loro grado di responsabilità accertata nella sentenza. In ogni caso, nulla potrà mai restituire la salute e la serenità a questa ragazza diventata oramai una donna adulta.

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