Giovanni Malinconico e Alfonso Bonafede
Giovanni Malinconico e Alfonso Bonafede

SCONTRO PER LA PRESCRIZIONE. DURA LETTERA DELL’EX PRESIDENTE DELL’ORDINE DI LATINA AL MINISTRO BONAFEDE

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È bufera tra l’Organismo Congressuale Forense, coordinato dall’ex Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Latina, Giovanni Malinconico, e il Ministro della Giustizia, nell’attuale Governo Conte II, Alfonso Bonafede.

A scatenare le reazioni dell’Organismo, al vertice della rappresentanza politica dell’Avvocatura italiana, in buona compagnia con l’Ordine degli Avvocati di Napoli e Palermo, e da mesi dell’Unione Nazionale Camere Penali, sono state le dichiarazioni del Ministro Bonafede rilasciate nella puntata di Porta a Porta, il noto programma televisivo condotto da Bruno Vespa, andato in onda su Raiuno l’11 dicembre scorso.

Ma che cosa è successo realmente? Quale sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, o meglio sciogliere l’iceberg di una durissima lotta in corso tra Bonafede e gli Ordini forensi contrari alla riforma della prescrizione che entrerà in vigore l’anno prossimo?

Il Ministro del Governo giallorosso sarebbe incappato in un gaffe non distinguendo, o comunque non spiegando bene, la differenza tra reato doloso e reato colposo. La frase che ha fatto insorgere le toghe di mezza Italia, compresi gli inevitabili condimenti social, con tanto di video burla che già impazzano in Rete, sarebbe questa: “Quando c’è un processo ci sono anche reati colposi. Per esempio nelle stragi, nelle tragedie, spesso non è che qualcuno voleva sparare a qualcun altro ma ha fatto male il suo lavoro. Quando il reato non si riesce a dimostrare il dolo e quindi diventa un reato colposo ha termini di prescrizione molto più bassi“.

Dopo tali dichiarazioni, il consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo ha chiesto le “immediate dimissioni” del ministro. Le sue affermazioni, ha scritto in una nota, “sono del tutto errate dal punto di vista tecnico-giuridico….Proprio tali errate affermazioni sono state poste a sostegno dell’opportunità della riforma della prescrizione: ingenerano pericolosa confusione nell’opinione pubblica e l’avvocatura nutre il fondato timore che le riforme delle regole processuali e sostanziali, in ambito civile e penale, attualmente in discussione, siano basate sull’errata percezione e conoscenza degli istituti giuridici“.

A ruota l’Ordine napoletano e, nella giornata di ieri, per l’appunto, l’Organismo Congressuale Forense tramite voce e penna dell’avvocato Giovanni Malinconico che ha inviato una lettera pubblica a un suo collega piuttosto noto: il Presidente del Consiglio dei Ministri Avv. Giuseppe Conte.

In sostanza Malinconico imputa a Bonafede di banalizzare il discorso, non essere all’altezza della carica “agendo in modo assolutamente non adeguato alla funzione di garante della Giurisidizione italiana” e di escludere l’Avvocatura italiana dalle consultazioni, confrontandosi solo con la rappresentanza istituzionale forense, controllata direttamente dal Dicastero che presiede.

Secondo Malinconico, in merito alle dichiarazioni rilasciate a “Porta a Porta”, Bonafede “ha abbandonato ogni forma istituzionale ed ha eluso la necessità di evidenziare le importantissime criticità – anche costituzionali – già da tempo sottolineate da pur autorevolissimi giuristi italiani“.

Bonafede, secondo l’Organismo di cui Malinconico è coordinatore, avrebbe banalizzato “una questione complessa e dolente” (quella della prescrizione) in quanto “le cause del fenomeno” che mandano in fumo migliaia di processi, con i reati che si estinguono causa dell’impunità degli eventuali colpevoli, non sono afferenti “alle responsabilità dell’Avvocatura” che allungano il brodo processuale, come Bonafede viene accusato di sottendere tramite la sua “narrazione divulgativa”, bensì “alla cronica carenza di strutture e mezzi“.

I toni del confronto proposto da Bonafede vengono definiti “inadeguati” e, per questo, Malinconico invoca l’intervento di Conte al fine di “richiamare” il Ministro” in modo da “ricomporre lo strappo” che si è creato tra Avvocatura italiana e Ministero.

Da Via Arenula (sede del Ministero della Giustizia), però, nella giornata di ieri è arrivata una replica che sembrerebbe smentire quanto asseverato da Malinconico, giudicando vieppiù come un pretesto la “gaffe” di Bonafede: “Spiace constatare l’intempestività dell’Organismo congressuale forense nel diramare un proprio comunicato a mezzo stampa dichiarando eventi e fatti non corrispondenti a quanto realmente accaduto. Il consigliere per le libere professioni del ministro Bonafede, Pietro Gancitano, ha personalmente contattato martedì 10 dicembre i vertici di Ocf, nella persona del presidente Giovanni Malinconico e del segretario Vincenzo Ciraolo affinché fornissero dei nominativi da inserire in vari tavoli tecnici, tra cui anche quello per l’accesso alla professione forense.
Non si comprende che senso abbia la continua ricerca di una rottura del tutto ingiustificata, qualche giorno fa si è parlato addirittura di deriva illiberale, soprattutto se si considera che il ministro ha aperto le porte del ministero all’avvocatura“.

E sulla questione del dolo e della colpa, intervengono a difesa del Ministro anche i colleghi pentastellati della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati: “Quella indirizzata al ministro della Giustizia è una polemica vuota, e per misurare quanto sia insensata basta guardare ai tanti casi giudiziari nei quali si è verificato esattamente quanto affermato da Bonafede. Solo per fare un esempio, possiamo citare il procedimento per l’omicidio di Marco Vannini. In quel caso, la Corte d’Assise aveva riconosciuto l’uomo che gli ha sparato colpevole di omicidio volontario, ma in Appello – per gli stessi fatti – i giudici di secondo grado hanno riformulato l’accusa in omicidio colposo, con conseguente ridimensionamento della pena e con effetto quindi anche sui termini di prescrizione“.

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