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SCAURI. GLI ENORMI TUBI NERI DI SCARICO SONO ORMAI PARTE DEL PAESAGGIO BALNEARE

in Attualità/Cronaca

È il 10 dicembre, e gli enormi tubi neri di scarico delle acque reflue sono lì, imponenti e ormai quasi perfettamente camuffati nella sabbia di Scauri, che li accoglie.  Anzi per renderli meno visibili sono stati ricoperti da enormi sassi bianchi,  ma che non sono bastati a nasconderli, perché oltre le loro grandi dimensioni, i tubi versano sostanze liquide, che finiscono in mare. Sostanze, che durante l’estate 2018, hanno rilasciato nell’aria odori nauseabondi. Inoltre si troverebbero proprio sotto una delle quattro “piattaforme sul mare”, costruzioni in progetto dal 2016 e finanziate dalla Regione Lazio. Ma la storia degli scarichi a mare del Comune di Minturno, purtroppo ha radici lontane. Nel 2009 all’azienda Acqualatina, gestore idrico dei Comuni di Latina, le venivano prescritte le accuse di mancata messa in sicurezza della “rottura delle pompe di sollevamento che generarono il rilascio, nelle acque di scarico, di ingenti dosi di Ced e ammoniaca, che provocarono un terribile odore sulle spiagge tra Scauri e Formia. Mentre nel luglio 2011 lo stesso gestore idrico, Acqualatina, segnalò al Comune di Minturno, alcune ipotesi di fosse biologiche non più idonee e tali da poter porre il rischio di contaminare le linee di acque bianche in diverse parti del territorio. Ma quello che non è chiaro è perché un problema cosi evidente non è stato inserito e fatto rientrare nel Piano degli Investimenti del 4 aprile 2016,  quando il Comune ha ricevuto 1.053.500 euro, sbloccati dalla Regione per terminare il progetto delle quattro piattaforme previste già nel Piano degli Investimenti straordinario per lo sviluppo del litorale laziale. E per ironia della sorte, il giorno prima (il 3 Aprire 2016), era stato organizzato il  “No Tube Day”, dalla coalizione “Primavera minturnese”, dall’allora candidato a sindaco Franco Valerio, il quale disse, in un nota, che: “Per la tutela del mare che bagna la nostra costa dobbiamo fare riferimento al trattato internazionale “Protezione del Mare Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo”, recepito dal Parlamento Europeo con decisione del 17 dicembre 2012. Il Parlamento europeo mette al centro della tutela la lotta agli inquinanti che vengono, per diverse vie, immessi nel mare, ivi compresi quelli derivanti dagli scarichi delle acque reflue. Il trattato proibisce in particolare gli scarichi in mare di acque reflue, e quando sono affidate a condotte sottomarine provenienti da impianti di trattamento, tali condotte devono “scaricare” a 4 miglia marine dalla costa e ad altrettanta distanza da impianti di acquacoltura. Facendo nostre le motivazioni del Trattato, diciamo no a tutte le forme di inquinamento incontrollato e nocive che vengono immesse nel Golfo di Gaeta”.
Ora è auspicabile che le persone affacciandosi su queste ampie “terrazze sul mare”, in questi giorni di festività natalizie, guardino solo verso il mare e non di sotto, perché quella magia del tramonto sul mare potrebbe essere spezzata dagli imponenti e artificiali tubi “nascosti” dai sassi, dai quali fuoriesce una striscia di sostanze liquide che strisciano fino a mischiarsi con il mare.

Una delle piattaforme

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