SANITÀ NEL LAZIO, EV: “RICETTE A 30 GIORNI È UN BLUFF. SACRIFICATA QUALITÀ DELLA CURA”

Alessandro Cavaliere - responsabile politiche sanitarie esecutivo EV Lazio
Alessandro Cavaliere - responsabile politiche sanitarie esecutivo EV Lazio

Sanità Lazio, Europa Verde: “Scadenza ricette a 30 giorni è un bluff sulle liste d’attesa. Si sacrifica la qualità della cura e si obbligano i cittadini al privato”

La nuova misura sulla riduzione della validità delle ricette mediche, in vigore nel Lazio dal 1° febbraio, è un colpo durissimo al diritto alla salute dei cittadini. A denunciarlo è Alessandro Cavaliere, Responsabile Sanità di Europa Verde Lazio che vede in questo provvedimento non una soluzione tecnica, ma un espediente contabile a danno dei pazienti.

Il “Bluff” delle liste d’attesa. “Accorciare la validità della ricetta non significa curare più velocemente le persone, ma semplicemente cancellarle surrettiziamente dalle liste d’attesa quando i tempi della burocrazia superano quelli della biologia”, dichiara Alessandro Cavaliere. “È un gioco di prestigio numerico: se la ricetta scade prima che il sistema trovi un posto, l’utente sparisce dalle statistiche del disservizio, ma il suo bisogno di cura resta intatto, costringendolo a ricominciare l’iter da capo, tra file dai medici di base e nuovi ticket”.

Qualità della cura e dignità del paziente calpestate. Il provvedimento introduce, di fatto, un obbligo perverso: quello di accettare la prestazione ovunque capiti e con chiunque capiti, pur di non veder scadere il documento. “Si ignora totalmente il concetto di continuità assistenziale e di qualità della cura”, prosegue la nota del Direttivo Regionale. “Un paziente ha il diritto di essere seguito da chi conosce la sua storia clinica e di chi si fida, specialmente nelle cronicità. Obbligare un cittadino di Roma a spostarsi in un’altra provincia per una visita con un professionista mai visto, solo per non perdere il diritto alla prestazione, è un’umiliazione che degrada la medicina a catena di montaggio”.

Il privato: da integrazione a obbligo forzato. Si sottolinea con forza il rischio di una deriva forzata verso la sanità a pagamento. “Il privato deve rimanere un’integrazione al Servizio Sanitario Nazionale per abbattere le liste d’attesa per chi può e sceglie di usufruirne”, conclude Cavaliere. “Ma non può e non deve trasformarsi in un obbligo sanitario di fatto. Chi non ha i mezzi economici per rivolgersi al privato non può essere lasciato indietro. La salute è un diritto costituzionale, non un lusso per chi ha la carta di credito pronta quando la sanità pubblica decide di alzare bandiera bianca accorciando i tempi delle ricette”.

Europa Verde Lazio chiede alla Regione un immediato ripensamento della misura e un investimento serio sul personale e sulle strutture pubbliche, affinché le liste d’attesa si riducano aumentando l’offerta e non diminuendo i diritti dei malati.

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