Valditara raccoglie la denuncia di Sì Latina contro la CGIL. La scorsa settimana, il Comitato per il Sì di Latina aveva segnalato il caso: “L’assemblea insegnanti per il No è stata fatta in orario scolastico”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, con una nota recepisce la denuncia avanzata dal comitato Sì Latina sulla scelta della CGIL del Lazio di organizzare una assemblea sindacale regionale durante le ore di servizio sulle regionale riservata agli insegnanti.
Comportamento che il Comitato “ritiene scorretto e in aperta violazione delle norme di imparzialità dovute per rispetto della istituzione scolastica, degli studenti e del loro diritto allo studio, e della opportunità”.
Il comitato aveva provveduto a inoltrare un esposto allo stesso ministero che il ministro ha recepito nelle sue considerazioni. “Apprendiamo con stupore che un sindacato, la Cgil, ha convocato una riunione degli insegnanti in orario di servizio sul referendum per sostenere il “no” – si leggeva lo scorso 13 marzo in una nota del Comitato Sì Latina -. Crediamo che questo comportamento sia eticamente e giuridicamente inaccettabile. La Cgil ha tutto il diritto di sostenere il no, il forse, il probabilmente, ma non in orario scolastico.
Ci sarebbe il paradosso che il contribuente paga gli insegnanti non per insegnare ai ragazzi, ma per manifestare le loro opinioni su argomenti che nulla hanno a che fare con la scuola. Questa forma mentale denota il senso della campagna contro la riforma costituzionale sottoposta al vaglio del voto popolare. La convocazione dell’assemblea è pubblicata negli albi degli istituti scolastici di tutta la Regione Lazio” chiosava il comitato presieduto dall’avvocato Renato Archidiacono.
Il ministro Valditara ha spiegato che “se con i soldi pubblici in una struttura pubblica” come la scuola “si fa propaganda in un senso o nell’altro, questo non va bene. Nelle scuole è opportuno discutere di questi temi, ma nel pluralismo e con spirito critico. Chi non lo capisce è fuori dalla democrazia e rivela una mentalità totalitaria, che non è in linea con la nostra costituzione”.
“Non ho chiesto maggiori controlli – ha precisato -. Ho chiesto di fare opportune verifiche laddove ci fossero segnalazioni di una propaganda a favore di uno o l’altro quesito referendario”. Secondo Valditara “non è la dichiarazione che fa sui social il ministro, come dice qualcuno che evidentemente non conosce la democrazia e cerca di confondere le cose. Un docente, un ministro, un magistrato è liberissimo di esprimere sui suoi social una dichiarazione di voto”. Valditara ha concluso: “ci sono state diverse segnalazioni e, quindi, laddove ve ne siano di comprovate, occorre verificare come si sono svolti i fatti”.
