Accusato di tentata rapina presso il Kevin Kebab del Nicolosi di Latina: si è concluso il processo in Appello per un giovane tunisino
Confermata dalla Corte d’Appello di Roma la dura condanna da 4 anni e 6 mesi nei confronti di un giovane tunisino di 23 anni, difeso dall’avvocato Nicolò Giglio. Un anno fa, lo scorso 4 aprile, la condanna era stata di un anno superiore più rispetto ai 3 anni e 6 mesi chiesti dal pubblico ministero Antonio Sgarrella. Era stato Il secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Nadile-Villani-Romano, a condannate il 23enne.
L’accusa a carico del giovane, in carcere dal 2024, è quella di tentata rapina presso il noto “Kevin Kebab”, ubicato nel quartiere Nicolosi, in Via Corridoni. La tentata rapina, secondo l’accusa, è avvenuta nella notte della Befana, tra il 5 e il 6 gennaio, dove ebbe luogo l’ennesima violenta aggressione presso il quartiere popolare di Latina. Nonostante la richiesta di assoluzione invocata dalla difesa dell’avvocato Giglio, peraltro confermata dalla richiesta della procura generale d’Appello, i giudici romani hanno inflitto in secondo grado la stessa pena. Le motivazioni saranno disponibili entro 90 giorni. Scontato il ricorso in Cassazione da parte della difesa.
I fatti contestati si riferiscono a un uomo di 33 anni che, insieme ad altre persone, aveva aggredito due giovani pachistani i quali, alla fine, avevano avuto la peggio. Per loro era stato necessario il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale civile “Santa Maria Goretti” di Latina, dove erano stati messi a referto diversi traumi e ferite da taglio: dal viso alle braccia.
Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile della Questura di Latina intervenuta sul posto, il 33enne tunisino, arrestato per tentata rapina e lesioni, si era reso protagonista della violenta aggressione insieme ad un branco di persone. Tutto si sarebbe svolto all’interno del noto fast food dove vengono venduti i kebab in via Corridoni, proprio nel cuore del Nicolosi. Il tunisino avrebbe prima cercato di derubare i pachistani del marsupio portato da uno di loro a tracolla, per poi aggredirli a pugni e utilizzando una bottiglia di vetro rotta. Uno dei due giovani pachistani era stato steso a terra, tanto da perdere anche coscienza di sé.
Una volta intervenuti sul posto, i poliziotti avevano identificato il 33enne, per poi individuare, grazie alle indagini, il 23enne tunisino, facente parte del branco. Il 33enne, difeso dall’avvocato Alessandro Farau, era stato già giudicato col rito abbreviato e condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina alla pena di 5 anni. Dopo l’arresto, invece, il 33enne aveva negato ogni accusa, per di più sostenendo di aver provato a fare da paciere tra i pachistani e gli aggressori.
Ad aprile 2025, invece, era arrivata, col rito ordinario, la condanna per il 23enne connazionale. Il Tribunale aveva stabilito anche l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e il risarcimento civile per i due pachistani, assistiti dal loro legale e costituitisi in giudizio.
Nel corso della sua arringa difensiva, l’avvocato Giglio aveva fatto presente che il 23enne non era stato riconosciuto come colui che avrebbe strappato il borsello a uno dei pachistani. Il legale aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste. In subordine, la riqualificazione del reato in rissa. Il Tribunale aveva valutato diversamente e condannato il giovane che, presente in aula nella camera di sicurezza, aveva detto, tramite interprete, di volersi appellare alla sentenza. Oggi, 30 marzo, la conferma della condanna.
