RAPINA IN BANCA A FONDI: 9 ANNI E 4 MESI, CONDANNATO IL “DOMINUS” DELLA BANDA

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Condannato il terzo rapinatore arrestato dalla Polizia di Stato a maggio 2024: l’accusa è di aver fatto il colpo alla Banca di Credito Cooperativo del Circeo e del Privernate di Fondi

Lo scorso dicembre, furono condannati col rito abbreviato due tre uomini accusati della rapina presso la Banca di Credito Cooperativo del Circeo e del Privernate di Fondi. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, aveva disposto una pena a 3 anni e 8 mesi ciascuno per il 57enne di Pomezia, Riccardo Carducci, e il 55enne di Fiumicino, Nello Frattocchi.

Oggi, 3 aprile, al termine del rito ordinario, il secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Zani-Trapuzzano-Naso, ha condannato il terzo dei rapinatori, considerato il “dominus” della banda”, Angelo Cesaretti (58 anni), alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e 3600 euro di multa. Il pubblico ministero Martina Taglione, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto un anno di meno: 8 anni e 4 mesi.

Il 15 maggio 2024, i poliziotti della Squadra Mobile di Latina e del Commissariato di Fondi, con la collaborazione della Squadra Mobile di Roma, avevano eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, nei confronti dei tre uomini.

Tutti e tre sono pregiudicati, anche per reati specifici quali la rapina: in sostanza, dei “professionisti”. L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Martina Taglione.

Cesaretti, Carducci e Frattocchi sono stati condannati per la rapina avvenuta nel pomeriggio del 17 gennaio 2024, intorno alle 15,30, presso una filiale della Banca di Credito Cooperativo del Circeo e del Privernate di Fondi. In quell’occasione, dopo aver minacciato i dipendenti con un coltello, attesero per circa 40 minuti l’apertura della cassa temporizzata. Dopo essersi impossessati di 64.000 euro circa, fuggirono a bordo di una macchina, rinvenuta qualche giorno dopo alla periferia della città.

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L’attività di indagine dei poliziotti della Squadra Mobile di Latina, coadiuvati dai colleghi del Commissariato di Fondi, si era sviluppata, in primo luogo, con l’analisi delle immagini registrate dalle telecamere della banca, di alcuni esercizi commerciali della zona e del circuito di videosorveglianza cittadino. In tal modo, oltreché a indirizzare le indagini su di alcuni soggetti pregiudicati per reati specifici, riconosciuti dai dipendenti della banca nel corso delle individuazioni fotografiche, era stato possibile ricostruire il compimento di un sopralluogo, effettuato due giorni prima della rapina.

Inoltre, i poliziotti avevano proceduto all’analisi dei tabulati telefonici dei cellulari in uso agli indagati, grazie alla quale era stato possibile appurare la stretta relazione esistente tra loro, la presenza nel corso del sopralluogo, l’avvicinamento e la fuga dall’obiettivo.

Inoltre, le attività di intercettazione avevano consentito di registrare riferimenti criptici tanto con riguardo all’evento del 17 gennaio 2024, quanto relativi alla predisposizione di ulteriori progetti criminosi e alla ricerca di armi. In ragione di tale ultima circostanza e a conferma del legame esistente tra gli indagati, i poliziotti avevano svolto numerosi servizi di osservazione e pedinamento nei loro confronti.

La mattina dell’arresto, era stato eseguito un decreto di perquisizione nei confronti dei tre imputati e di una 35enne, denunciata per ricettazione in ragione della possibile disponibilità di parte della refurtiva depredata il 17 gennaio 2024. Al momento della rapina, così come ricostruito dalle indagini, i tre uomini entrarono in banca a volto scoperto, senza utilizzare tante accortezze e parlando per quaranta minuti con sei dipendenti della banca (di cui un’addetta alle pulizie) che furono sequestrati e costretti a sedere per terra. Leggerezze che avevano agevolato le pur complesse indagini della Polizia di Stato.

A capo della banda ci sarebbe stato Cesaretti, il primo ad entrare a volto scoperto e che avrebbe minacciato con un coltello i dipendenti della banca. Successivamente, gli altri due compici – Carducci e Fratocchi – coperti con due cappelli. Da lì, le minacce, anche con la presenza di un taglierino nelle mani di uno dei due, e l’attesa per l’apertura della casa temporizzata. I soldi, una volta ottenuti, erano stati messi in buste, dopodiché i tre erano fuggiti via a bordo di una Lancia Musa, poi ritrovata, a distanza di cinque giorni, in via Fosso di Lenola. Il mezzo era stato rubato a Roma nel mese di ottobre 2023, sebbene non fosse l’unica auto utilizzata per il colpo: le indagini fecero emergere che, qualche giorno prima, i tre soggetti avrebbero utilizzato una Volkswagen Golf per fare un sopralluogo. Un’auto che sarebbe stata usata come staffetta anche nel giorno della rapina e per fuggire via da Fondi una volta abbandonata la Lancia Musa, così da confondere le tracce.

Uno degli imputati era stato rintracciato in provincia di Livorno, mentre gli altri due presso le rispettive abitazioni e, al termine degli atti di rito, erano stati tradotti presso le case circondariali di Livorno, Velletri e Civitavecchia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Sia Carducci che Frattocchi si trovano ai domiciliari, mentre Cesaretti è detenuto in carcere.

Oggi, prima della requisitoria del pubblico ministero e dell’arringa difensiva dell’avvocato Piccillo che ha chiesto l’assoluzione per “mancanza di un quadro probatorio solido”, era stato escusso lo specialista nominato dalla Procura che ha svolto indagini tecnologiche sulla fisionomia dei rapinatori: Cesaretti era risultato essere idoneo con il più alto punteggio previsto dalla scala tecnica.

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