Ascoltate le vittime nel processo a carico di un 23enne tunisino accusato di rapina ai danni di un altro uomo. Il complice processato col rito abbreviato
È stato interrogato dal pubblico ministero Valentina Giammaria il ragazzo di origine indiana vittima di una prepotenza da parte di tre giovani tunisini a Latina. Nel processo è imputato il 23enne Salem Menssi (tuttora detenuto), difeso dagli avvocati Silvia Perciballe e Emanuele Farellia e accusato di rapina ai danni dei due giovani indiani. Il complice, 22 anni, invece, ha optato per il rito abbreviato.
Il fatto si riferisce a marzo scorso quando la Polizia di Stato, a Latina, aveva tratto in arresto i due cittadini tunisini, presunti autori della rapina avvenuta la mattina, in un bar “Caffè La Torre” in Via Ufente.
In particolare, i poliziotti delle Volanti erano intervenuti a seguito della richiesta di tre cittadini indiani ai quali si era avvicinato un gruppetto di altri tre stranieri. Uno di questi li avrebbe derubati del portafogli e del cellulare per poi minacciarli con un coltellino per farsi pagare la colazione da 8,70 euro – tre cornetti farciti, due cappuccini e un caffè -, li avrebbe inoltre costretti a seguirlo per effettuare un prelievo al bancomat, non riuscendo però nell’intento.
I poliziotti, ottenuta la descrizione dei presunti autori della rapina e anche con l’ausilio della immagini della video-sorveglianza del bar, si erano messi subito sulle loro tracce, rintracciando a poca distanza dal luogo dei fatti uno dei tre, immediatamente riconosciuto da una delle vittime.
Un secondo uomo, anche lui di origini tunisine, era stato fermato dai poliziotti della Squadra Mobile, anche lui riconosciuto ed individuato grazie alla descrizione fornita dalle vittime. Entrambi i presunti responsabili, all’esito delle procedure di rito, saranno stati condotti in carcere dove tuttora sono detenuti.
Dinanzi al primo collegio composto dai giudici Soana-Sinigallia-Brenda, il primo testimone – uno dei ragazzi estorti – ha confermato di essere stato raggiunto per strada dai tunisini, uno dei quali ha aperto il suo zaino e preso il portafogli, che all’interno aveva la carta Postepay della madre e i documenti. Il giovane, che aveva marinato la scuola con gli amici, ha spiegato che è stato derubato di circa 6 euro in soldi spicci, senza contare che uno dei tre tunisini (non l’imputato) avrebbe mostrato a mo’ di minaccia un taglierino.
Dopo la colazione, due dei tre tunisini dissero al giovane che avrebbero voluto andare a comparare dei capi d’abbigliamento all’interno di un negozio del centro commerciale Latina Fiori. In realtà, in questo negozio non comprarono nulla con la carta Postepay, ma rubarono una maglietta.
Usciti dal centro commerciale, la vittima ha riferito di aver ricevuto uno schiaffo da uno dei due tunisini perché responsabile di aver avvertito la sicurezza del negozio. Una circostanza che, però, non sarebbe avvenuto, in quanto il ragazzo indiano non avrebbe avvertito la sicurezza. È a quel punto che uno dei due tunisi (non l’imputato odierno) ha strappato il cellulare al giovane: “Mi dicevano che dovevano andare al bancomat a prelevare”. Solo grazie all’intervento degli amici del giovane, è stato recuperato il cellulare e la carta di credito.
Lo stesso testimone ha detto che l’imputato lo avrebbe cercato di difendere, in quanto avrebbe detto al complice tunisino di lasciarlo perdere, soprattutto dopo che questi aveva tirato uno schiaffo alla vittima: “Era il ragazzo alto che mi stava dando fastidio. Lui (nda: l’imputato) gli diceva di lasciar perdere”.
Interrogato dall’avvocato difensore Perciballe, la vittima ha ribadito che è stato l’altro ragazzo, e non l’imputato, a chiedere i soldi: “Lui non ha fatto niente, è stato l’altro ragazzo che ha fatto tutto: ha preso il portafogli, i soldi spicci e la carta Postepay. E sempre l’altro ragazzo mi ha tirato uno schiaffo perché mi diceva che avevo chiamato le guardie giurate”.
Ad essere ascoltato anche l’altro testimone, il giovane indiano che si trovava quella mattina nei pressi del Caffé La Torre. Questo secondo giovane ha, invece, dichiarato che è l’imputato ad aver chiesto i soldi all’amico e di aver sottratto il portafogli: “Solo un terzo ragazzo che era con loro due a non aver fatto niente. Mi ricordo che è stato lui (nda: l’imputato) perché era vestito con la felpa blu di oggi. Di faccia non lo ricordo”. Un ricordo falsato in quanto dalle immagini in possesso del Tribunale e della pubblica accusa, era il ragazzo, non imputato nel processo odierno, a vestire di blu.
Il secondo testimone ha confermato di aver visto il coltello utilizzato da uno dei due tunisini per minacciare i due indiani. Ci dissero: “Se provate a scappare, facciamo male al vostro amico, quello derubato dello zaino”. La colazione fu consumata dal ragazzo vestito di blu, munito di coltello, e l’imputato.
Il processo è stato rinviato al prossimo 10 febbraio quando verranno ascoltati gli ultimi testimoni del pm e si svolgerà l’esame dell’imputato. La difesa ha chiesto per l’imputato la revoca della misura cautelare in carcere e in subordine gli arresti domiciliari presso l’abitazione del fratello a Campobasso. Una richiesta a cui il pubblico ministero si è opposta, avendo l’imputato diversi precedenti i polizia per reati affini.
