PRONTO SOCCORSO AL COLLASSO, CGIL: “GIORNATA DRAMMATICA NEL LAZIO”

“Quella di ieri è stata una giornata drammatica per i pronto soccorso del Lazio: a rischio il diritto alla salute di tutte le cittadini e i cittadini” lo dichiarano in una nota per mezzo stampa Paolo Terrasi e Claudio Benedetti, Segretari Generali della FP CGIL e della UIL-FPL di Roma e Lazio.

“La giornata di ieri testimonia lo stato di salute del servizio sanitario nella nostra regione. Un sistema strutturalmente fragile, a causa di tagli e di politiche di ristringimento del perimetro pubblico, che minano i diritti fondamentali di tutte le cittadine e i cittadini. Nei principali ospedali della Capitale si sono registrati livelli di congestione senza nessun precedente. Pronto soccorso saturi e depotenziati dalla mancanza di personale, pazienti costretti ad attendere per ore e quarantacinque (45!) autoambulanze ferme con i pazienti sulle barelle a causa della cronica mancanza di posti letto disponibili. Così che decine e decine di persone non hanno potuto ricevere assistenza sanitaria nelle loro abitazioni nel momento del bisogno, con interventi differiti di molte ore. Il diritto alla salute di tutti e tutte nei fatti ieri è stato negato. Il diritto costituzionale a una assistenza di qualità, nonostante la retorica di certa politica, è messo ogni giorno di più a repentaglio da scelte sbagliate e volte a favorire il privato”

“Nessuna emergenza e nessun imprevisto – tuonano i Segretari – ieri abbiamo assistito all’effetto di anni di tagli, riduzioni e mancanza di investimenti. I dati del Nuovo Sistema di Informazione Sanitario (non dei sindacati) lo testimoniano. Dal 2013 al 2022, solo nel Lazio, sono stati eliminati più di quattromila posti letto: una riduzione complessiva del venti per cento (20%). L’equivalente di dodici ospedali come il Sandro Pertini di Roma chiusi in nove anni. Mentre il dramma è in corso, la Regione ha dichiarato l’attivazione di nuovi posti letto, ma non è dato sapere dove, con quali risorse e soprattutto con quale personale. Semplice e becera propaganda sulla pelle di chi soffre e di chi lavora quotidianamente, con orari massacranti e con un carico disumano. Durante l’emergenza pandemica chiamavano gli infermieri, i medici e tutti gli operatori sanitari eroi. Oggi queste professioniste e professionisti sono lasciati soli a fermare l’acqua con le mani. Basta un po’ di buonsenso per capire che l’acquisto di posti letto da privati per fare fronte all’emergenza non sta risolvendo il problema, ma ci costa 24millioni di euro che potrebbero essere rinvestiti (non basterebbero, ma è già qualcosa) nel pubblico”

“I picchi influenzali, così come la riduzione delle dimissioni ospedaliere nei periodi festivi, non sono più scuse accettabili; anche perché costanti annuali e sicuramente non eventi emergenziali. In questo scenario sempre più precario, assistiamo a inaugurazioni in pompa magna di Case e Ospedali di Comunità. Strutture, che allo stato attuale di definanziamento e mancanza di personale, non sono altro che contenitori vuoti, che non pongono fine all’attuale crisi della rete ospedaliera. Progetti ambiziosi e giusti sulla carta, ma che per funzionare devono essere riempiti di personale, risorse, funzioni chiare e una progettualità di ampio respiro”

“Chiediamo – continua la nota – con estrema urgenza un cambio di passo fattivo e ci mettiamo a disposizione, come sempre, nell’interesse di chi lavora e in difesa della cittadinanza. Serve un piano straordinario di incremento dei posti letto per riaprire quelli tagliati e reinternalizzare quelli del privato; assunzioni di personale sanitario, tecnico e di supporto per garantire adeguate condizioni di lavoro e un servizio efficiente ed efficace per tutte e tutti. È improrogabile una pianificazione di reparti ad hoc per far fronte ai picchi influenzali, con la duplice funzione di salvaguardare i più fragili e anziani e non congestionare i pronto soccorso, come è essenziale un monitoraggio rigoroso delle
dimissioni ospedaliere e conseguenziali riorganizzazioni che non gravino (ancora di più) su chi lavora”

“La FP CGIL e la UIL FPL – conclude la nota – difendono la sanità pubblica come un bene comune e irrinunciabile che va difeso per l’interesse di tutte e tutti. Non possiamo permettere che la cittadinanza e il personale ospedaliero vengano abbondati da una politica che per troppo è stata miope e regressiva. Siamo a disposizione per ogni confronto reale, sia pure serrato, per trovare soluzioni. Siamo, però, pronti con ogni mezzo a difendere il diritto alla salute e la dignità di chi con il suo lavoro lo tutela!”.

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