PRENDETEVI 3 MINUTI PER LEGGERE COSA STA AVVENNENDO NEL NOSTRO TERRITORIO…
“È definitiva la proposta di spartizione dei piazzali di stoccaggio merci, all’interno del porto commerciale di Gaeta, elaborata dai dirigenti Marini e Matteuzzi, dell’Autorità Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale. Con questa proposta la famiglia Di Sarno, l’azienda INTERGROUP diventerà la padrona assoluta del porto commerciale di Gaeta per i prossimi 30 anni”.
“Cosa prevede la proposta della famiglia Di Sarno? La realizzazione di 6 silos metallici alti 16 metri e di 10.50 Metri di diametro; un capannone, definito nella proposta con modestia inusuale e perciò sospetta, tettoia, che sorgerà al centro del piazzale del porto, ed avente le seguenti dimensioni: 213,20 metri di lunghezza, 50,58 metri di larghezza, 13.80 metri di altezza. La “tettoia” andrà ad occupare un’area di 10.783 metri quadrati. Sempre la “tettoia” sarà chiusa perimetralmente da paratie autostabili in calcestruzzo aventi un’altezza di 6 metri ed inoltre su tre lati della “tettoia” saranno realizzate delle pensiline che potranno avere un’altezza tra i 6 e i 10 metri…per altri 3467 metri quadrati coperti.
La famiglia Di Sarno scrive nella proposta che farà un investimento di 40 milioni di euro, soldi che provengono in particolar modo dai loro traffici di merci rinfuse, rifiuti e soprattutto Petcoke, il veleno nero, cancerogeno, le cui quantità movimentate, solo nell’ultimo anno sono aumentate del 30%! Dal 1 gennaio 2026 ad oggi sono arrivate già 3 navi di Petcoke portando nel nostro territorio 50mila tonnellate di veleno nero.
Questi 40 milioni provengono da questo tipo di business, dannoso per l’ambiente, per il golfo di Gaeta e soprattutto per la salute di tutti noi.
Leggendo la relazione della Commissione dell’Autorità Portuale colpiscono le parole di estrema condiscendenza usate nei confronti di INTERGROUP, che viene addirittura ringraziata per aver “rinunciato” all’assurda pretesa di impossessarsi di un ponte, realizzato dall’autorità portuale e destinato alla pubblica fruizione, in realtà in merito a questa richiesta è dovuta intervenire l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, che con una “tirata d’orecchie” ai dirigenti dell’Autorità Portuale, ha fatto sì che la INTERGROUP “rinunciasse” almeno al ponte, via di movimentazione, di fuga e di sicurezza dell’intero porto.
La relazione, lunga 30 pagine, una per ogni anno dato in concessione alla famiglia Di Sarno, si chiude testualmente con il seguente “ammonimento”: “Anche qualora uno degli operatori non dovesse addivenire all’accettazione della rimodulazione proposta, il compendio rimarrebbe comunque disponibile per lo sviluppo di proposte alternative da parte di altri operatori del mercato”. Un avvertimento dal tono decisamente intimidatorio.
Nella relazione alcun accenno ai traffici di merci rinfuse, cancerogene e velenose che movimenta la INTERGROUP, viene colpevolmente omesso qualsiasi riferimento alla natura decisamente scomoda delle merci trattate dalla famiglia Di Sarno.
Questa proposta scellerata è a disposizione di tutti, già pubblicata sull’albo pretorio del Comune di Gaeta, eppure la politica tutta resta sulla vicenda in un omertoso silenzio Zitti i referenti locali, i sindaci Leccese e Taddeo. Zitti i referenti regionali, Mitrano e Palazzo. Zitti i referenti nazionali, Fazzone e Calandrini”.
Così, in una nota, la consigliera comunale di Formia, Paola Villa (Un’Altra Città).
