Ciolfi (M5S): “Casa pubblica sì, consumo di suolo no. Bene l’ERP sull’ex SVAR, ma servono chiarezza e controllo pubblico”
Bocciati gli emendamenti M5S volti a tutelare l’ERP pura verso altri strumenti di edilizia agevolata e silenzio totale sulla volumetria commerciale che configura un nuovo centro commerciale
“Nel Consiglio comunale di ieri ho espresso, a nome del Movimento 5 Stelle, posizioni chiare e coerenti su due delibere centrali per il futuro urbanistico e sociale della città, distinguendo nettamente ciò che va nella direzione dell’interesse pubblico da ciò che, invece, rappresenta un passo indietro.
Ho votato contrariamente alla delibera n. 17 sull’aggiornamento del fabbisogno abitativo e sugli indirizzi PEEP perché rappresenta, da un lato, un’occasione gravemente mancata e, dall’altro, un enorme potenziale danno ambientale.
L’atto approvato dalla maggioranza non è il risultato di un vero aggiornamento del fabbisogno abitativo, ma una rielaborazione meramente numerica e proiettiva di dati che risalgono allo studio del prof. Nicola Acocella del 2003, quindi a oltre vent’anni fa.
Dati quantitativi e qualitativi del 2003 vengono adattati all’oggi e addirittura proiettati al 2035, come se nel frattempo Latina non fosse cambiata profondamente sotto il profilo demografico, sociale ed economico. Questo approccio non restituisce una fotografia reale del territorio e non può costituire una base solida per scelte di pianificazione così impattanti.
Ancora più grave è quanto emerge dall’istruttoria: per soddisfare il fabbisogno ERP nel periodo 2025–2035 si prevede il reperimento di 170 ettari di aree, pari a 1.700.000 mq, da ricercare su suolo agricolo. La delibera richiama infatti esplicitamente una delibera del 2012 nella quale si prevede l’utilizzo di suolo agricolo, rendendo di fatto quel riferimento parte integrante dell’atto votato ieri.
Non viene indicato con chiarezza dove reperire le aree, ma il richiamo al suolo agricolo è presente, nero su bianco, e non può essere ignorato.
Il consumo di suolo, in generale, e a maggior ragione di suolo agricolo, è oggi una scelta inaccettabile dal punto di vista urbanistico, ambientale, sociale e anche morale. Mentre l’Italia, in questi giorni, è colpita da disastri ambientali drammatici in Sicilia, Sardegna e Calabria, con cittadini sfollati che gridano “perché non avete piantato alberi, lo sapevate che sarebbe crollato tutto”, non possiamo restare indifferenti né continuare a pianificare come se nulla stesse accadendo su 1.700.000 mq di terreno agricolo.
Per questo ho trovato gravi le parole pronunciate in Aula dal Presidente della Commissione Urbanistica, Belvisi, quando ha affermato: “Basta con questo consumo di suolo zero”.
Da esponente politica del Movimento 5 Stelle, inorridisco di fronte a una simile affermazione, tanto più perché pronunciata da chi presiede la Commissione Urbanistica ed è anche un tecnico competente in materia. Quelle parole dovrebbero lasciare scandalizzata l’intera Aula consiliare, non solo il M5S.
Chi fa politica con competenza deve avere il coraggio di dire che la pianificazione urbanistica deve cambiare paradigma: dire no a un modello superato di città, dire no al consumo di suolo e, in particolare, di suolo agricolo, e pretendere una rigenerazione vera. Se qualcuno pensa che questo sia ideologia, sappia che è semplicemente buona amministrazione nel 2026.
Le alternative al nuovo consumo di suolo esistono, ma non sono state prese in considerazione: verifica dello stato di attuazione dei PPE vigenti, mancata attuazione dei PEEP già approvati, patrimonio immobiliare pubblico e privato inutilizzato, siti dismessi, riuso dell’edificato esistente, rigenerazione di aree già compromesse.
Diversa e chiarissima è invece la nostra posizione sulla delibera relativa all’area ex SVAR: il Movimento 5 Stelle è al fianco dell’Amministrazione nella battaglia per il mantenimento della proprietà pubblica dell’area e per la realizzazione del Piano di Zona ERP, nell’esclusivo interesse pubblico. Lo è da sempre e oggi con ancora maggiore forza.
Su quell’area sono stati investiti milioni di euro di risorse pubbliche nel corso di decenni; arretrare oggi o perdere il bene significherebbe esporre il Comune a contenziosi e richieste di risarcimento milionarie, oltre ad aver vanificato un esproprio tra i più onerosi a memoria nella storia della città.
Il nostro sostegno non è però acritico. Abbiamo contestato il metodo dell’urgenza, con atti complessi portati in Aula con pochissimi giorni per l’analisi; l’assenza, nelle Norme Tecniche di Attuazione e nell’elenco delle peculiarità del Piano, di riferimenti chiari alla piazza sopraelevata, unico vero spazio di socialità del quartiere; e la sottovalutazione del tema della viabilità, in particolare nell’area di via Piave, dove esiste già un progetto di riqualificazione messo a disposizione da un cittadino nella precedente amministrazione e sostenuto dall’allora consigliere M5S Gianluca Bono.
I veri nodi non chiariti della delibera, per il M5S, restano però la volumetria commerciale e i riferimenti ad altre forme di edilizia agevolata, richiamati proprio nelle peculiarità del Piano e che abbiamo cercato di affrontare con due emendamenti puntuali, purtroppo entrambi bocciati dalla maggioranza.
Dalla lettura della delibera emerge che una parte degli alloggi ERP sarebbe destinata ad altre forme di abitare agevolato e che vengono indicati come prioritari gli strumenti del Piano Casa, come rent to buy e housing sociale. Ma il Piano Casa non è ancora definito, non sappiamo come si svilupperà e viene richiamato dentro una delibera di indirizzo ERP senza certezze. La domanda è semplice: quanto ERP resta davvero?
Anche l’inserimento di un riferimento puntuale alla legge sulla rigenerazione urbana risulta improprio e ambiguo in una fase che riguarda esclusivamente l’attuazione di un Piano ERP.
I miei emendamenti servivano proprio a fissare paletti chiari, per evitare che l’ERP venisse progressivamente svuotata. Abbiamo chiesto che almeno il 70% degli alloggi fosse destinato a ERP pura e che ogni eventuale ricorso ad altri strumenti, inclusa la rigenerazione urbana, tornasse al vaglio del Consiglio comunale. Non era un atto ideologico, ma una richiesta di chiarezza e garanzia per i cittadini.
C’è infine un tema enorme, completamente assente dal dibattito e sollevato solo dal Movimento 5 Stelle: la volumetria commerciale, che insieme ai servizi rappresenta circa il 20% dell’intero progetto. Parliamo di medie strutture commerciali accorpate, che di fatto configurano un vero e proprio centro commerciale, con un valore economico rilevantissimo. Eppure non compare nelle peculiarità del Piano, non è stato spiegato quale sia l’indirizzo
dell’Amministrazione né chiarito chi controllerà l’uso e la destinazione di quella parte. Il Comune non gestirà certo un centro commerciale, questo è evidente; proprio per questo il ruolo di indirizzo e controllo pubblico deve essere chiarissimo. Il silenzio su un tema di tale portata è inaccettabile.
Purtroppo non solo in queste due delibere ma in molte altre licenziate da questa Amministrazione, la percezione è sempre la stessa: una attenzione spesso sbilanciata verso il privato più che verso l’interesse pubblico.
Pur riconoscendo il ruolo determinante del privato nei processi di sviluppo della città, per il Movimento 5 Stelle la direzione è chiara: è l’interesse pubblico che deve guidare lo sviluppo urbano ed essere la cornice dentro cui il privato opera, non il contrario.
Queste criticità non chiarite, il rigetto dei due emendamenti che avrebbero riportato la centralità dell’ERP pura all’interno del Piano e la mancanza di un indirizzo sulla volumetria commerciale mi hanno impedito di votare, costringendomi a lasciare l’Aula al momento del voto, un provvedimento di cui invece condividiamo fermamente l’obiettivo finale dichiarato dall’Amministrazione: mantenere la priorità di un intervento di pubblico interesse quale l’ERP su una porzione di territorio urbano che rappresenta una delle ferite più profonde del tessuto cittadino.
Il Movimento 5 Stelle continuerà a sostenere con forza la casa pubblica, l’ERP vero, il mantenimento dei beni pubblici e il consumo di suolo zero, esercitando un controllo rigoroso su metodo, contenuti e scelte strategiche, perché la pianificazione urbana non può essere fatta senza dati aggiornati, senza visione e senza trasparenza”.
Così, in una nota, Maria Grazia Cioffi, Capogruppo Movimento 5 Stelle al Comune di Latina.
