Dopo la chiusura del sito phica.eu, emergono altre denunce alla Polizia Postale: si indaga per revenge porn e diffamazione
Il sito phica.eu, con una nota dello staff che lo gestiva, ha chiuso i battenti. Peraltro era aperto da circa 20 anni. Senza più controllo finivano al suo interno foto pubbliche prese dai profili di ragazze comune (con intere sezioni dedicata ad esempio alle ragazze di Aprilia) e personaggi pubblici come politiche, tra cui la premier Giorgia Meloni, parlamentari e, come noto, la consigliera comunale di Latina, Valeria Campagna.
Diverse le segnalazioni arrivate alla Polizia Postale di Latina. In un caso, ci sarebbe anche la foto ritoccata in senso “hot” che ha visto vittima una donna pontina. Le ipotesi di reato sul piatto sono quelle afferenti al 612 ter del codice penale, vale a dire la “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti“, e la diffamazione che colpirebbe coloro che hanno rilasciato commenti oltremodo volgari e sessisti nei confronti delle donne le cui immagini sono state sottratte senza consenso, sebbene fossero pubbliche.
Altro discorso sarà stabilire la Procura o, nell’eventualità, il Tribunale competenti nel caso in cui gli accertamenti penali avessero degli sbocchi investigativi concreti, in quanto i commentatori e coloro che hanno inserito le foto pubbliche sottratte hanno sicuramente origini diverse e scrivono/interagiscono da località differenti. Il sito, inoltre, come la maggior parte dei siti, poggia su un serve che con alta probabilità si trova all’estero.
“Abbiamo ottenuto una prima vittoria: il sito che pubblicava foto di donne senza consenso, con migliaia di commenti sessisti, ha annunciato la sua chiusura”, ha scritto su Facebook, Valeria Campagna -. È un risultato importante, arrivato in poche ore, grazie alla denuncia e all’attenzione mediatica che si è creata. Ma non basta. Ho denunciato non solo per me stessa, ma pensando a tutte le ragazze e le donne che non hanno gli stessi strumenti, la stessa rete di protezione, la stessa possibilità di esporsi e sopportare pressioni mediatiche e sociali”.
“Non mi spaventano i commenti, ho le “spalle larghe”. Ma so che non per tutte è così: per molte quei commenti sono ferite difficili da rimarginare. Per questo era necessario denunciare, per me e soprattutto per chi non può. La chiusura del sito è un passo avanti. Cresce l’attenzione, cresce la consapevolezza. Ma se vogliamo davvero cambiare, serve di più: serve un cambiamento culturale profondo. Non bastano le denunce, non bastano le leggi – comunque insufficienti – se continuiamo a normalizzare battute, commenti, atteggiamenti che giustificano e alimentano la violenza.
Il cambiamento comincia nelle nostre cerchie: quando diciamo a un fratello, a un amico, a un collega che quella battuta “da maschi” non fa ridere, che non è normale, che è parte del problema. È per questo che la nostra battaglia non è finita, ma è appena iniziata. Ringrazio tutte e tutti per l’ondata di solidarietà e vicinanza. Piano piano, proverò a rispondere a tutte e tutti”.
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