PECULATO E TRUFFA, CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER QUADRINI

Gianluca Quadrini
Gianluca Quadrini

Peculato e truffa: chiesto il rinvio a giudizio per Gianluca Quadrini, presidente del Consiglio provinciale di Frosinone

La Procura della Repubblica di Cassino ha chiesto il rinvio a giudizio per Gianluca Quadrini, presidente del Consiglio provinciale di Frosinone, e per altre sei persone nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, una truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. L’udienza preliminare è fissata per il 12 maggio 2026. Quadrini, sottoposto al divieto di dimora in provincia di Frosinone, si è prima sospeso e poi dimesso dalla carica. Chiesto il rinvio a giudizio anche per Fabio De Angelis, presidente dell’Apef, Giuseppe Rosatella, Teresa Maura, Fabrizio Zoli, Lara Capitanio e Roberto Mastrofini. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di truffa aggravata ai danni dello Stato e di enti pubblici, peculato e concorso nei reati. 

Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla Procura di Cassino, riguardano il periodo in cui Quadrini era presidente della comunità montana di Arce. Nel 2019 l’ente aveva affidato alcuni appalti per 90 mila euro destinati a progetti di promozione e sviluppo del territorio. Secondo gli inquirenti, gli interventi non sarebbero stati completati o eseguiti solo parzialmente: sei persone assunte dalla cooperativa affidataria avrebbero svolto principalmente attività di segreteria e promozione elettorale per Quadrini.

Secondo la Procura, lo stesso modus operandi si sarebbe ripetuto nel 2023 durante alcune campagne elettorali, quando il personale assunto da società in house della provincia di Frosinone sarebbe stato utilizzato come segreteria personale del politico.

Dalle indagini è emerso inoltre che Quadrini, in concorso con un avvocato, avrebbe richiesto e ottenuto indebitamente dalla comunità montana il rimborso di spese legali non spettanti o mai sostenute. A integrare l’accusa di peculato ci sarebbe anche l’uso di due auto dell’ente per le proprie campagne elettorali.

Secondo le indagini, Quadrini avrebbe utilizzato per la sua campagna elettorale 2023 personale assunto dall’ente provincia tramite un’agenzia interinale, che invece avrebbe dovuto svolgere solo ruoli di segreteria. Lo stesso schema sarebbe stato replicano nel 2019, quando era presidente della comunità montana di Arce. Sei persone erano state assunte per un progetto finalizzato allo sviluppo del territorio, ma nella pratica utilizzate sempre per la sua campagna elettorale durante l’orario di lavoro pagato dall’ente. Si tratta di persone che non avrebbero mai lavorato nei fatti per l’ente, tanto che vi sono dei registri con fogli presenza firmati con date fittizie e in modo irregolare.

Quadrini lavorava come docente presso l’Itis di Ferentino. Ma per tutto il 2022 e il 2023 non avrebbe mai lavorato, ricorrendo di fatto ai permessi istituzionali nel periodo in cui ricopriva le cariche di Consigliere provinciale delegato “al controllo delle Società Partecipate” e capogruppo della Lega, nonché Consigliere comunale di Arpino. Secondo l’accusa, Quadrini non avrebbe comunicato che il 18 dicembre 2022 era decaduto dalla carica in provincia dopo le elezioni, cosa che avrebbe fatto solo il successivo 23 giugno dopo il conferimento di una nuova delega alla Polizia provinciale ed alle riforme organizzative, presupposto per ottenere i permessi da scuola. In questo modo avrebbe indotto in errore l’istituto, oltre al ministero dell’Economia, generando un danno erariale e un illecito utilizzo dei permessi pubblici.

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