Latina: non si ferma all’alt dei Carabinieri e fugge in moto. Condannato un quarantottenne per resistenza a pubblico ufficiale e fuga pericolosa
È stato condannato a 3 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, il 48enne, originario di Sezze, arrestato lo scorso giugno dai Carabinieri di Latina. A pronunciare la sentenza, nell’ambito del rito direttissimo, il giudice monocratico del Tribunale di Latina, Eugenia Sinigallia. L’uomo, giudicato col rito abbreviato, è difeso dall’avvocato Massimo Ferretti.
L’arresto dell’uomo risale alla serata del 19 giugno, quando i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Latina fermarono, in flagranza di reato, il 48enne, originario di Sezze, ma residente nel capoluogo pontino, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e fuga pericolosa. Lo stesso era stato inoltre denunciato in stato di libertà per guida senza patente, in quanto il titolo abilitativo gli era stato precedentemente revocato.
Nel corso del servizio, i militari operanti, mentre percorrevano via Sant’Agostino, avevano notato un motociclo condotto dall’indagato che impegnava un’intersezione stradale nonostante il semaforo proiettasse luce rossa. Considerata la pericolosità della condotta, i Carabinieri avevano immediatamente intimato l’alt al conducente per procedere ai necessari controlli.
L’uomo, tuttavia, ignorando l’ordine impartito dai militari, si era dato alla fuga nel tentativo di sottrarsi all’identificazione. Ne era scaturito un inseguimento durante il quale il quarantottenne aveva posto in essere una serie di manovre particolarmente pericolose, procedendo a velocità sostenuta e transitando anche sui marciapiedi cittadini, con evidente rischio per la propria sicurezza e per quella degli altri utenti della strada.
La fuga era terminata soltanto quando il motociclista aveva imboccato via Ombrone, trovandosi di fronte a una strada senza uscita che gli aveva impedito di proseguire ulteriormente. A quel punto i Carabinieri erano riusciti a bloccarlo e a sottoporlo agli accertamenti di rito.
Le verifiche successive avevano consentito di accertare che l’uomo era alla guida del motociclo pur essendo privo della patente di guida, già revocata in precedenza. Tale circostanza aveva comportato il deferimento all’Autorità Giudiziaria anche per la specifica violazione contestata.
Al termine delle formalità previste dalla legge, l’arrestato era stato posto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, come disposto dall’Autorità Giudiziaria competente. Al termine del primo “step” del rito direttissimo, l’uomo era stato rimesso in libertà: per lui obblighi di firma in caserma il lunedì e il venerdì.
