PARCO FALCONE E BORSELLINO, IL PUNTO DI VISTA DI ITALIA NOSTRA

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Parco Falcone e Borsellino a Latina, l’intervento di Italia Nostra dopo le ultime vicende che hanno interessato la realizzazione a rilento dei cosiddetti Giardinetti

“Nel 1987, un settimanale che dedicava le pagine centrali alle piazze di alcune città, presentò inaspettatamente una foto del nostro parco, i cosiddetti Giardinetti. Un’immagine di un polmone verde in salute all’interno del costruito. E come tale era stato concepito sin dall’inizio. Non si tratta di una ‘villa’ come molti erroneamente lo definiscono, ma di un parco di alberi sempreverdi aperto alla città. Si può osare definirlo una versione in miniatura del Tiergarten, bosco urbano berlinese impostato con uno slargo centrale con monumento, la strada dritta principale e le altre radiali.

Questo bene ereditato dal passato si è sviluppato in silenzio senza particolari cure, ma è arrivato il momento in cui, in mancanza di attenzioni, crolli e malattie di alberi importanti lo hanno depauperato. Sempre poco frequentato dai cittadini è poi diventato luogo per vandalismi: lacerazioni di rami cadenti di alberi importanti, demolizioni di giochi di bambini, rifugio di senzatetto.

Era il 2019 quando l’associazione fece una ricognizione, non facile, delle alberature che sono venute a mancare tra crolli, malattie, vandalismi, dopo circa 20 anni da quell’immagine.

Questo è il report del lavoro svolto nel 2019:

78 alberi ad alto e medio fusto (Pini, Querce, Cedri, Aceri, Eucalipti, Alberi della Canfora, Robinie, Mimose,… compresi i Pini lungo il marciapiede di Via Filzi), morti in piedi, caduti, o tagliati perché pericolanti o malati;

33 Palme distrutte dal Punteruolo Rosso;
più 180 piante tra alberelli (Pruni, Allori, Ligustri,…) e arbusti, questi ultimi in gran parte eliminati in una politica di pulizia radicale di alcuni anni fa (2006);
8 alberi importanti (Cedri, Querce Rosse, Cipressi, Aceri) sono in stato deperente;
quasi tutti gli eucalipti rimasti sono malati;
– di poca importanza, ma
anche la siepe di Pyracantha che stava lungo tutta la recinzione, è scomparsa.

Calcolando una media di diametro delle 78 chiome degli alberi più grandi pari a circa 8 metri, una media di 6 metri per le 33 palme , una media di circa 4 metri per i 180 arbusti e alberelli ( Ligustri, Allori, Melograni, Oleandri, Pruni, ecc.), risulta che abbiamo perso più di 7.000 mq (soltanto calcolando una ipotetica superficie e non il volume della chioma) di alberature per l’assorbimento di CO2 e di polveri sottili, nonché per l’abbassamento dell’alta temperatura che nei mesi caldi deprime la città.

Negli anni a seguire si sono verificati altri crolli e tagli. Fiere e eventi poco idonei per qualità e inquinamento acustico hanno anche ridotto la presenza di avifauna stanziale e di passo.

Oggi, a seguito di un progetto di ristrutturazione risalente al 2021, si stanno eseguendo e ultimando i lavori. Un adeguamento con luci, aree giochi per bambini e ragazzi, area fitness, percorsi nuovi (forse troppi), hanno ridotto la superficie a prato. Molti cespugli e alberelli sono scomparsi, due Cedri dell’Himalaia sono rimasti intrappolati nella piattaforma dei giochi per bambini.

È previsto un chiosco nel punto in cui c’era quando in Via Filzi mancavano marciapiedi e luce. Adesso ci sono tre bar che a fatica riescono a somministrare caffè e altro. Forse andrebbe valutata la possibilità di non togliere altre opportunità a questi esercenti pensando a un’altra collocazione?

Il punto ristoro definito ‘bistrot’ di m 6×9 (si immagina con cucina e tavolini in quantità, visto che non manca lo spazio, e magari con musica per deliziare chi abita di fronte) si ritiene eccessivo per questo parco che è giusto essere vissuto dai cittadini, ma non abusato. Forse bisogna cambiare atteggiamento su un’area importante e delicata da sempre rifugio tranquillo. E quali orari dovrebbe avere in funzione dell’apertura e principalmente chiusura dei cancelli del Parco? E come si farà a trovare persone che si sono allargate nel parco? Sarà recintato anche il ‘bistrot’? Con la stessa recinzione realizzata per il parco sbagliata in stile e riferimento culturale?

Il Parco Falcone e Borsellino non è luogo adatto a ospitare volumi e riteniamo insulsa e ridicola la richiesta fatta a un professionista di stabilire quali aree siano a bosco e quali no al fine di trovare la giustificazione normativa per realizzare il cosiddetto ‘bistrot’ all’interno di un parco piccolo ma di valore. Il fatto che tanti alberi sono stati perduti, non significa che l’ambiente debba essere declassificato da bosco protetto a semplice area con alberi.

Il bosco, va ricostruito. Non bastano gli alberi piantati per ridare il ruolo ecologico che ha avuto nel tempo, a maggior ragione oggi che il traffico automobilistico è aumentato così come le temperature estive. Non è il caso di lesinare nel campo dell’implementazione del verde. Dal punto di vista vegetale deve ritornare fitto di alberi sempreverdi, anche più di prima, un bosco urbano, un piccolo polmone di soli 5 ettari.

Quale responso darà la Soprintendenza rispetto al vincolo storico, boschivo e paesaggistico senza cadere in non rare autorizzazioni poco idonee?”

Così, in una nota, Maria Teresa Accatino, Presidente Italia Nostra Latina.

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