“Parco Falcone e Borsellino: un cantiere senza fine, una città senza risposte”, l’intervento del consigliere comunale d’opposizione Dario Bellini (LBC)
Bellini (LBC): “Ritardi, criticità tecniche irrisolte e responsabilità politiche dell’assessore Carnevale. I cittadini di Latina pagano il prezzo di una gestione approssimativa di 5,5 milioni di euro di fondi PNRR.
Un cantiere aperto da oltre 27 mesi: i fatti. “Il 18 dicembre 2023 venivano avviati i lavori di riqualificazione del Parco Falcone e Borsellino, il principale polmone verde della città di Latina, finanziati, con 5,5 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza grazie ad un progetto di fattibilità presentato dall’amministrazione di Damiano Coletta. Il cronoprogramma contrattuale prevedeva una durata dei lavori di 400 giorni — poco più di 13 mesi — con una conclusione stimata entro la primavera del 2025. Ad oggi, marzo 2026, dopo oltre 27 mesi, il parco è ancora chiuso e i lavori lungi dall’esser terminati. Nessuna data certa di riapertura è stata comunicata alla cittadinanza e nuovi problemi saltano fuori.
Ciò che emerge con chiarezza è che i ritardi non sono riconducibili a cause imprevedibili o eccezionali, ma a una catena di mancanze gestionali, progettuali e di controllo che ricadono interamente sotto la responsabilità dell’attuale amministrazione comunale e, in particolare, dell’assessore competente nonché vicesindaco Massimiliano Carnevale.

A scanso di equivoci va chiarito che il progetto definitivo è stato approvato con delibera di Giunta Celentano n. 16/2023 del 26 giugno 2023. L’amministrazione guidata da Damiano Coletta ha cessato il suo mandato il 29 settembre 2022. L’amministrazione Coletta di quel progetto approvò il progetto di fattibilità a Maggio 2021 ed ottenne il finanziamento per 5.5 milioni di euro. In quella fattibilità è chiaramente indicato che problematiche autorizzatorie legate a tematiche urbanistiche e paesaggistiche sarebbero state affrontate e risolte, come di norma, con le progettazioni definitive ed esecutive, quelle approvate dall’amministrazione Celentano. Ogni tentativo di ricondurre le responsabilità dei problemi odierni alla precedente amministrazione è quindi privo di fondamento. Il giochino triste che quando si finiscono i lavori di uno dei tanti cantieri iniziati e/o finanziati durante il mandato dell’amministrazione Coletta è tutto merito della giunta Celentano e quando ci sono problemi è colpa dell’amministrazione passata ha ormai perso di credibilità ed andrebbe archiviato una volta per tutte.
L’assessore Carnevale è stato invece destinatario di segnalazioni puntuali e ripetute da parte del sottoscritto in sede di Commissione consiliare, nonché attraverso interrogazioni formali e comunicazioni formali. In tutte queste occasioni, di fronte a criticità concrete e documentate, la risposta è stata sistematicamente quella di fare spallucce, di non agire, di non garantire quel controllo rigoroso che un’opera pubblica di questa portata avrebbe imposto.
Le criticità tecniche. Le segnalazioni ignorate riguardano problemi tecnici gravi, che rischiano di ridurre la durabilità e la qualità dell’opera finita:
Recinzione realizzata in difformità dal progetto approvato: il progetto approvato in variante prevedeva che tutta l’inferriata di recinzione del parco fosse “affogata” in plinti di cemento armato. È stata invece posata sopra i plinti, fissata con bulloni e filettature esposte alle intemperie che già oggi hanno sviluppato immancabilmente fenomeni corrosivi quali la ruggine. Trattasi di una scelta costruttiva che riduce significativamente la durabilità dell’opera e che solleva interrogativi sul risparmio conseguito da chi ha eseguito il lavoro in modo difforme.

Colonne portanti dei cancelli aperte in sommità: da mesi le colonne metalliche che sostengono tutti i vari cancelli della recinzione del parco raccolgono acqua piovana al loro interno perché gli scatolati metallici sono tutti aperti alle loro sommità. Tutto ciò innesca un processo di corrosione che ne indebolisce la struttura dall’interno aggiungendo la ruggine già presente sulle inferriate in più punti puntualmente segnalata ad assessore ed uffici chiaro, sintomo di un cattivo processo di zincatura, altra ruggine in tutte queste strutture.
Materiali di risulta abbandonati nel parco: lungo l’intero perimetro interno del parco giacciono ormai da due anni detriti e materiali di cantiere mescolati al terreno mai rimossi nonostante le segnalazioni fatte. Oltre al danno ambientale, emerge un potenziale danno economico: il capitolato d’appalto infatti prevede specifiche somme per il corretto smaltimento di quei rifiuti speciali ormai irrimediabilmente mischiati in profondità col terreno, presso gli impianti autorizzati. Cosa ne è stato fatto di quelle risorse?
Il nodo urbanistico: sapevano almeno da giugno 2025. L’area del parco — zona “R-0 Littoria”, è il nucleo di fondazione della città tutelato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale. Insiste su quest’area un vincolo boschivo che potrebbe rendere incompatibili le cinque strutture previste dal progetto (tre corner, un chiosco, un punto ristoro). Una questione che non emerge oggi per la prima volta.
Nella commissione urbanistica dell’11 giugno 2025, era all’ordine del giorno il regolamento comunale per gli usi temporanei di aree urbane degradate e spazi dismessi. In quella sede, con evidente imbarazzo dei presenti consiglieri di maggioranza, uffici dell’urbanistica e assessora Muzio, si presentarono l’assessore Carnevale e il suo dirigente di dipartimento, l’arch. Ayuso, per chiedere se fosse possibile risolvere il problema urbanistico e paesaggistico del parco applicando quel regolamento in approvazione attraverso un’autorizzazione temporanea ai privati, futuri concessionari degli spazi quali i chioschi, in attesa di una variante urbanistica a sanatoria. Era giugno 2025. Di quel regolamento non se ne fece più nulla ma la questione era già nota da allora. Un passaggio che a tutti i presenti suonò quanto meno inconsueto. Tra assessori non si parlano? Viene da pensare che attualmente alcune delle opere siano prive delle obbligatorie e necessarie autorizzazioni paesaggistiche. Tale situazione configurera unabuso paesaggistico rilevante sul piano penale (reato contravvenzionale ex art. 181 del D.Lgs. 42/2004) e comportante l’obbligo di rimessione in pristino (demolizione) o il pagamento di un’indennità pecuniaria. Sarebbe davvero grave se accadesse una cosa del genere.
Nel frattempo però, cosa è stato fatto per sbloccare la situazione in via ordinaria? La perizia agronomica per la perimetrazione delle aree libere dal vincolo boschivo, commissionata mesi fa, è stata trasmessa alla Regione soltanto a inizio febbraio 2026. Una dilazione ingiustificabile.
La città di Latina merita risposte chiare e merita un parco pubblico finalmente restituito alla comunità — non tra altri mesi di silenzi e rinvii, ma con la garanzia che l’opera consegnata sia integra, sicura e duratura. Quando il Parco Falcone e Borsellino riaprirà, porterà con sé criticità strutturali già evidenti e già denunciate. Di questo, la responsabilità è tutta in capo all’amministrazione Celentano”.
Così, in una nota, Dario Bellini, Capogruppo consiliare Latina Bene Comune.
