Stelvio

OPERAZIONE STELVIO, AVVOCATO SEQUESTRATO E PICCHIATO PER ORE: ESTORSIONE DA 110MILA EURO

in Giudiziaria

Operazione “Stelvio”: avvocato sequestrato, picchiato e rapinato. I Carabinieri del Comando Provinciale di Latina arrestano 4 persone

Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale di Latina, supportati da quelli delle Compagnie Carabinieri di Castel Gandolfo e Tivoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Roma, Clementina Forleo, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Roma (pm Francesco Minisci) nei confronti di 4 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, in concorso, aggravato dal metodo mafioso, rapina aggravata e lesione personale aggravata. Gli arrestati sono Ernesto Pantusa, 44 anni, di Latina ma residente a Sabaudia, che si sarebbe fatto aiutare nel sequestro da Salvatore Carleo, di Roma, 63 anni, Fabrizio Fava, 62 anni, di Tivoli e da Debora Fiorucci 51 anni, di Sermoneta.

Pantusa Ernesto
Ernesto Pantusa, pluripregiudicato. Nel 2014, fu coinvolto insieme a un complice in una truffa ai danni di un rivenditore di computer di Campobasso.
La truffa sarebbe consistita sul fatto di dare una garanzia di pagamento al commerciante tramite assegno circolare risultato, però, a seguito di un controllo, rubato il 20 gennaio 2014 presso la filiale bancaria BNL di Napoli insieme ad altri cento assegni in bianco

L’episodio veniva denunciato il pomeriggio del 25 giugno 2019, presso il Comando Stazione Carabinieri di Latina da un avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), ma che esercita anche a Latina, il quale, presentando segni di percosse sul volto e sul corpo, riferiva che, nel corso della mattinata Ernesto Pantusa – già suo cliente per averlo difeso in quanto accusato di associazione per delinquere, ricettazione e truffa – con la scusa di richiedere la disponibilità ad assistere un suo amico gli aveva dato appuntamento prima a casa di quest’ultimo (opzione rifiutata dall’avvocato), poi nei pressi degli uffici della Procura della Repubblica di Latina.

Il professionista veniva successivamente condotto all’interno di un fabbricato abbandonato a Borgo Bainsizza, dove veniva colpito al volto, minacciato con un manganello, schiaffeggiato, rapinato di 2300 euro (tra cui un assegno che un cliente aveva corrisposto all’avvocato), e di effetti personali, e dell’autovettura. Successivamente sopraggiungevano anche gli altri suo complici i quali, tenendo segregato il legale per cinque ore ed adducendo come motivazione l’inadeguata difesa nel corso di processi penali e civili, lo costringevano a sottoscrivere, quale prezzo della sua liberazione, cambiali e scritture private per 110.000 euro, paventando anche l’intervento di un esponente della criminalità organizzata di Caserta. A millantare di avere una conoscenza di peso nell’ambito della camorra, sarebbe stata la donna di Sermoneta, Debora Fiorucci.
Il tenore delle minacce subite dall’avvocato viene ben esplicitato da questa frase pronunciata nei confronti del legale: “Tu adesso rimani seduto qui fino a quando non abbiamo finito, prova ad alzarti e ti ammazziamo di mazzate…ora noi abbiamo finito… te ne vai a Caserta, che fai ora mi denunci? Provaci e veniamo a Caserta”. Tutti gli aguzzini millantavano di avere conoscenze nel mondo della mala organizzata.

L’avvocato, una volta malmenato e privato di tutti i suoi beni, dal telefonino all’auto, era stato abbandonato vicino la stazione di Latina Scalo. Malconcio, il legale ha chiesto a un passante un aiuto, dopodiché ha chiamato un amico e si è recato insieme dai Carabinieri di Latina per denunciare l’accaduto.

Gravi le accuse per i 4 arrestati che avrebbero minacciato l’avvocato e la sua famiglia (“Paga, perché abbiamo amicizie pesanti.Sappiamo bene dove abita la tua famiglia“). Il giorno dopo il sequestro dell’avvocato, Pantusa avrebbe inviato un messaggio al medesimo per sollecitarlo a pagare ciò che, il giorno prima, gli avevano chiesto con la violenza. E, come la mattinata precedente, Pantusa ha ricordato all’avvocato di ridargli indietro 30mila euro, compresi di interessi e un plus per i suoi complici. Soldi che, secondo Pantusa, negli anni, aveva pagato per le cause portate avanti dall’avvocato.

L’indagine, denominata convenzionalmente “Stelvio” dal nome dell’auto con cui Pantusa è arrivato all’appuntamento con l’avvocato (una Alfa Romeo “Stelvio blu” per l’appunto), è stata avviata nell’immediatezza dei fatti dai militari della Stazione Carabinieri che, in breve tempo, hanno individuato il luogo della segregazione e trovato l’autovettura, una Bmw X6, sottratta dai malfattori e trovata quasi subito, abbandonata a Borgo Santa Maria, una volta iniziate le indagini. Successivamente, l’indagine è stata proseguita dal Nucleo Investigativo e dalla Compagnia Carabinieri di Latina con il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Roma e della Procura di Latina.

Le investigazioni hanno consentito di riscontrare la dinamica degli eventi denunciati dal professionista, raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei destinatari della misura cautelare, e di recuperare e sequestrare le cambiali estorte al legale prima che venissero riscosse.

Gli arrestati sono stati associati alle Case circondariali di Latina e Roma Rebibbia.

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