OPERAIO CADDE DALLA PEDANA: DIRIGENTE DEL COMUNE DI LATINA ACCUSATO DI LESIONI COLPOSE

Accusato di lesioni colpose sul luogo di lavoro l’attuale dirigente del settore Ambiente del Comune di Latina, Gian Pietro De Biaggio

Non è la prima grana giudiziaria che coinvolge l’attuale dirigente del settore Ambiente del Comune di Latina, Gian Pietro De Biaggio. Il dirigente è stato scelto a gennaio 2024 dal sindaco di Latina Matilde Celentano, dopo essere stato l’unico ad andarsene di sua sponte, in accordo col sindaco della città dei butteri, Valentino Mantini, dall’azienda speciale Cisterna Ambiente, che si occupa della “monnezza” di Cisterna, dove ricopriva la funzione di direttore generale.

De Biaggio è diventato due anni fa Dirigente del servizio Ambiente del Comune di Latina grazie a una chiamata diretta con l’articolo 110 del testo unico degli menti locali, che permette l’affidamento di incarichi di alta specializzazione, sia in dotazione organica, sia fuori dotazione organica. Insomma, l’amministrazione comunale a marca centrodestra, guidata dal sindaco di Fratelli d’Italia, Matilde Celentano, l’ha proprio scelto.

Il manager 61enne era stato coinvolto in anni passati nella imponente inchiesta “Tiberio” da cui è scaturito il processo che ha portato alla recente e dura condanna a 6 anni di reclusione per il sindaco sospeso di Sperlonga, Armando Cusani. Da quel procedimento penale De Biaggio è uscito anni prima, patteggiando la pena a 1 anno e 3 mesi: era accusato in qualità di responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Prossedi.

Oggi, invece, si è aperto il processo per lesioni colpose sul luogo di lavoro che vede imputato De Biaggio, assistito dall’avvocato Alessandro Paletta, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Latina, Renata Naso, il quale ha aperto il dibattimento con l’ammissione di prove e testimoni per poi rinviare al prossimo 9 dicembre.

La vicenda afferisce a quanto De Biaggio occupava il ruolo di direttore generale della Cisterna Ambiente. In qualità di rappresentante legale della società che si occupa di igiene urbana e raccolta differenziata, De Biaggio deve rispondere delle lesioni colpose subite da un operaio che stava lavorando a Prato Cesarino.

Secondo la Procura di Latina, rappresentata dal pubblico ministero Giuseppe Bontempo, De Biaggio è accusato di aver agito con “negligenza”. La sua colpa sarebbe consistita nella violazione di norme antinfortunistiche come la valutazione del documento dei rischi aziendali. Nello specifico, nel documento non sarebbero sati valutati i rischi legati alla mansione di operatore ecologico durante l’attività lavorativa “porta a porta” e all’utilizzo delle attrezzature di lavoro durante il giorno dell’incidente accaduto il 9 settembre 2022.

De Biaggio non avrebbe informato il lavoratore sui rischi che correva svolgendo la sua funzione di operatore ecologico. L’operaio era posizionato sulla pedana del mezzo compattatore condotto da un collega, quando, all’altezza dell’incrocio di Via Conca con Via del Prato, a Cisterna, svoltando nella seconda via, l’uomo cadeva dalla pedana medesima impattando a terra e procurandosi la frattura del metacarpo sinistro.

Il manager 61enne deve rispondere delle lesioni colpose con l’aggravante di aver commesso il fatto violando le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. L’operaio fu dimesso con una “malattia superiore ai 40 giorni”.

Peraltro la vittima si chiama Marco Canale, classe 1969, un personaggio noto alle cronache giudiziarie. Era libero dal 2019, già condannato con sentenza passata in giudicato per l’omicidio commesso a Cori il 9 marzo 1997 quando a morire furono il 23enne Patrizio Bove e la minorenne di 17 anni Elisa Marafini. Un caso che ebbe una vasta eco mediatica coinvolgendo i media di tutta Italia, tanto da ispirare anche lo scrittore pontino Antonio Pennacchi con il romanzo “Una nuvola rossa”.

Canale si è sempre dichiarato innocente, ma fu inchiodato da sette testimoni che dichiararono di aver visto le due vittime camminare in Piazza Signina a Cori Monte verso le 19:30. Più di qualche testimone, dichiarò inoltre di aver visto un uomo dell’altezza di Marco Canale gettare un sacco dei rifiuti in un cassonetto vicino a Via della Fortuna il pomeriggio del 9 marzo intorno alle ore 18:20, cioè quando l’imputato sosteneva di essere a Cisterna. A casa di Patrizio il secchio dell’immondizia fu trovato senza busta. Neanche lo zainetto che aveva sulle spalle Elisa Marafini fu più trovato.

A causa delle prove schiaccianti (le macchie di sangue sui pantaloni e le testimonianze) Marco Canale – per il quale l’allora Pm Gregorio Capasso chiese l’eragostolo – venne condannato in primo grado di giudizio dalla Corte d’Assise di Latina a 30 anni di reclusione nel dicembre 1998 con risarcimento di 250 milioni di lire alla parte civile, rappresentata dalla famiglia di Elisa Marafini. La pena venne confermata dalla Corte d’Appello e da quella di Cassazione.

Nel 2019, dopo oltre 22 anni di reclusione, Marco Canale è uscito dal carcere definitivamente, grazie ad uno sconto di pena per l’indulto e per buona condotta: impiegato alla Cisterna Ambiente per un “tirocinio formativo e di reinserimento sociale”, nel 2024 una nuova condanna per stalking. Al momento, l’uomo non è più impiegato alla società dei rifiuti a Cisterna.

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