Un “comportamento processuale, alieno da forme di ravvedimento”. Lo hanno scritto i giudici della quinta sezione penale della Corte di cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui, a novembre 2025, hanno reso definitivo l’ergastolo per Marco Bianchi per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il 21enne ucciso durante un pestaggio a Colleferro la sera del 6 settembre 2020.
Per il fratello Gabriele Bianchi è stato disposto un processo d’appello ter per ridiscutere le attenuanti generiche, dopo che in Appello era stato condannato a 28 anni. La Cassazione, peraltro, ha confermato le responsabilità penali per l’omicidio volontario. Inoltre ha reso definitive le condanne per gli altri due imputati, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia
Nelle motivazioni, in sostanza, i giudici hanno ricordato come la “Corte d’assise d’appello accosta” non solo “le modalità della condotta non all’accettazione del rischio dell’evento morte, ma a una piena adesione dei compartecipi per le modalità obbiettive dell’azione (numero, direzione e gravità dei colpi inferti alle parti vitali del corpo della vittima, attinta con l’uso di arti marziali; insistenza e brutalità della violenza in danno di persona inoffensiva e riversa a terra)”.
In più è stata evidenziata la “capacità a delinquere”, tratta anche “dal contegno assunto e mantenuto prima e durante la consumazione del reato” specificando inoltre la “indifferenza alle ragioni della contesa, ritenuta ‘espressione concreta’ di pericolosità, personalità proterva e indifferente ai valori della convivenza, anche con riferimento ai precedenti penali per spaccio di sostanze stupefacenti, alle pendenze giudiziarie e al tenore di vita raggiunto con il ricorso all’illecito”.
