“Il giorno 29 settembre siamo stati ricevuti dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, per affrontare direttamente i troppi punti oscuri e le omissioni che circondano la tragica vicenda dell’attentato in Congo, in cui ha perso la vita il nostro caro Vittorio Iacovacci”. Lo spiega in una nota Dario Iacovacci, il consigliere comunale di Sonnino e fratello del carabiniere defunto nell’attentato in Congo insieme all’ambasciatore Luca Attanasio.
“Con forte stupore e profonda angoscia, abbiamo ripercorso davanti al Ministro le gravi criticità di questi anni. Dopo la richiesta di archiviazione del PM Colaiocco, dagli atti divulgati, si evince come l’indagine italiana si sia basata su quella già svolta in Congo. E’ poco, le istituzioni italiane hanno mostrato un apparente disinteresse a verificare cosa abbia portato ai tragici fatti del 22 02 21 e chi li abbia commessi.
La scelta dello Stato di non costituirsi parte civile davanti al Gup di Roma ha rappresentato un grave e inaccettabile segnale di disinteresse istituzionale, la mancata opposizione all’immunità concessa ai due funzionari del PAM (WFP) è stato un altro inspiegabile gesto, specialmente alla luce delle accertate e gravissime infrazioni: dai verbali della missione falsificati od omessi, fino alla mancata richiesta della scorta di sicurezza obbligatoria.
Il comportamento passivo dello Stato, le riscontrate omissioni e le recenti vicende legate alle pressioni del Sottosegretario Mantovano, come riportato dalla rivista L’Espresso, non fanno che confermare il concreto ed inquietante sospetto che lo Stato, non solo, non stia facendo nulla per giungere alla verità, ma stia addirittura cercando di ostacolare chi si batte per portare nuovi indizi ed elementi di prova da depositare.
Abbiamo ricordato le immense difficoltà che il ROS ha dovuto affrontare fin dai primi rilievi in Congo, di fatto mai effettuati, nonché i molteplici filoni d’inchiesta e le testimonianze chiave che non sono mai stati presi in considerazione.
Il Ministro Crosetto ha promesso di impegnarsi in prima persona per chiarire le nostre forti perplessità e fare luce su queste gravi anomalie, fin’ora a lui sconosciute.
Noi non ci fermeremo. Le famiglie e l’Italia intera meritano risposte, verità e giustizia per servitori dello Stato che sono stati lasciati soli”.
