Omicidio a Sermoneta, depositate le motivazioni per il 38enne di origine nigeriana assolto dell’omicidio di un connazionale
Assolto per insufficienza di prove. Lo scorso 18 novembre 2025, era stato questo il verdetto della Corte d’Assise del Tribunale di Latina, presieduta dal giudice Gian Luca Soana, a latere il collega Mario La Rosa e la giuria popolare, per il 38enne nigeriano David Ojo. L’uomo, detenuto dal 14 novembre 2023 al 28 novembre 2025, è stato difeso dall’avvocato Alfredo Frateschi e per lui il pubblico ministero Martina Taglione aveva chiesto una condanna a 24 anni di reclusione per l’omicidio volontario del connazionale 31enne John Eric, arrivato al culmine di una festa ad alto tasso alcolico in Via Dormigliosa, nel Comune di Sermoneta, e andata avanti fino alle ore notturne del 14 novembre 2023.
Ora, a distanza di tre mesi, sono state depositate le motivazioni redatte dal giudice a latere Mario La Rosa. La sentenza parte da un presupposto netto: dall’istruttoria non è emersa oltre ogni ragionevole dubbio la pena responsabilità dell’imputato. “Il corredo indiziario si presenta insufficiente e non resiste a spiegazioni alternative dell’accaduto, soprattutto perché il teste chiave su cui si fonda la prospettazione accusatoria è portatore di un interesse contrapposto, essendo emersi indizi non trascurabili a suo carico nel corso del giudizio”.
Nel giorno della sentenza, il pubblico ministero Martina Taglione aveva svolto in poco meno di due ore la sua requisitoria ricostruendo la morte della vittima, il 31enne nigeriano John Eric, i cui due fratelli si sono costituiti parte civile, assistiti dall’avvocato Domenico Bianchi.

Il pubblico ministero aveva spiegato, anche sulla scorta della consulenza tecnica della dottoressa Maria Cristina Setacci, che la vittima, colpita alla giugulare con un corpo contundente (probabilmente una bottiglia rotta), si sarebbe potuto salvare se soccorso: “Sarebbe sopravvissuto se soccorso? La risposta è sì”, aveva detto il pm Taglione. Eric è deceduto di una “morte agonica”, essendo stato lasciato per una nottata intera nel suo stesso sangue. Secondo il pubblico ministero non vi erano dubbi: sulla canottiera di David Ojo c’era il sangue di John Eric. “Se non è stato Ojo a uccidere Eric e si è sporcato accidentalmente di sangue, va spiegato qual è la spiegazione alternativa”.
La requisitoria aveva passato in rassegna le indagini dei Carabinieri che si sono concentrate anche sui movimenti dell’imputato attraverso le schede telefoniche e i segnali che lo hanno geolocalizzato. Senza contare che la pubblica accusa aveva puntualizzato su diversi testimoni zoppicanti, omertosi e in alcuni casi caratterizzati da aver detto “falsità incredibili”.
Per la difesa di Ojo, rappresentata dall’avvocato Frateschi, c’era un unico motivo obiettivo portato all’attenzione dal pubblico ministero: “una microscopica macchia di sangue su un indumento dell’imputato”. Il difensore aveva chiesto che Ojo fosse assolto perché il fatto non sussiste e, in subordine, considerato che non è stata richiesta l’aggravante, aveva chiesto che fosse ammesso il rito abbreviato che prevedeva terzo della pena. Un processo, secondo il legale, derivante dalla “sciatteria” e da un pregiudizio: “Hanno trovato il nero, ma non il colpevole”, aveva scandito il difensore.
Ojo, però, secondo la tesi difensiva risultata vincitrice, andava assolto perché non era stato provato che a uccidere Eric fosse stato lui. Inoltre, secondo il difensore, chi ha colpito la vittima con una bottiglia nel corso della festa è un altro nigeriano, mai incredibilmente indagato.
La Corte d’Assise aveva impiegato poco meno di due ore per emettere una sentenza. Ojo, immediatamente libero dopo l’assoluzione, era stato presente alla lettura della sentenza.
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Secondo la sentenza di assoluzione, le prove fornite nel corso del processo sono prive di rilevanza: dalla deposizione di una testimone alla relazione del consulente della difesa, Aniello Maiese.
L’imputato, va ricordato, nel corso dell’interrogatorio di convalida dell’arresto un anno e mezzo fa, si era dichiarato completamente estraneo all’omicidio, così come aveva fatto quando era stato interrogato dai militari dell’Arma. Il 86enne aveva respinto ogni addebito, fornendo la sua versione dei fatti e spiegando di non essere stato presente al momento dell’aggressione di John Eric, anzi di aver subito uno schiaffo da lui e poi da un pugno (al quale aveva reagito con un pugno, senza avere ucciso Eric). L’imputato aveva detto che lui era intervenuto per sedare gli animi perché c’era stata in discussione tra Eric e un altro connazionale, Orilé: una lite finita in zuffa. Lo scorso 7 ottobre 2025, nel corso del processo, pur essendo previsto l’esame dell’imputato, quest’ultimo si era avvalso della facoltà di non rispondere, consigliato anche dall’avvocato difensore che aveva ritenuto la lingua (l’imputato e molti testimoni nigeriani parlavano solo inglese) avesse potuto rappresentare un ostacolo alla comprensione dell’episodio.
Il fratello della vittima, esaminato in aula lo scorso ottobre, aveva esplicitato il suo atteggiamento ostile nei confronti di David Ojo, considerato come l’assassino del fratello. Comportamenti fuori dalle righe e pianti di disperazione avevano contraddistinto il suo esame che, comunque, non aveva aggiunto molto rispetto alla chiarezza sulla morte di John Eric.
Secondo la sentenza di primo grado d’assoluzione, “il quadro probatorio si presenta piuttosto contraddittorio con lacune non suscettibili di essere colmate, ragion per cui, s’impone una sentenza assolutoria con formula dubitativa per non aver commesso il fatto”.
Una contraddizione forte è quella del ferimento alla mando di Ojo che sarebbe avvento durante l’aggressione perpetrata da due nigeriani, Irabor e Eby, ai danni di John Eirc. Ojo si sarebbe ferito fortuitamente con una bottiglia e a testimoniarlo è la piccola traccia di sangue sul proprio indumento, senza la presenza di schizzi di sangue (che invece avrebbero certificato una più probabile aggressione).
Per la Corte d’Assise di Latina, il principale testimone dell’accusa, il nigeriano Irabor Osagie Sunday, è incorso in contraddizioni, tanto da non essere attendibile. Anzi, sarebbe stato lui ad avere motivi di risentimento nei confronti della vittima, a differenza di Ojo che non ne avrebbe avuti. Sunday si è trovato presente nell’orario dell’aggressione a Eric; senza contate che non si è recato dai Carabinieri a denunciare il fatto, né ha fatto menzione, una volta prelevato dai militari, della lite tra lui e la vittima.
Si tratta quindi di un “quadro oltremodo lacunoso che lascia spazio a più di un ragionevole dubbio sulla colpevolezza di David Ojo, con la consapevolezza della difficoltà di un’indagine che, come sottolineato dal pubblico ministero, si è scontrata con barriere linguistiche, ma soprattuto con l’omertà e la scarsa collaborazione della comunità nigeriana presente alla festa. Basti solo pensare che nessuno dei soggetti ha chiamato i soccorsi la notte del fatto”.
Secondo il Tribunale “non vi è dubbio che gli indizi a carico di David Ojo, pur potendosi qualificare come gravi, non presentano i caratteri della precisione e della concordanza. Essi si prestano a una diversa interpretazione altrettanto verosimile e risultano contrastanti tra loro e più ancora con altri dati o elementi certi emersi nel corso dell’istruttoria”.
A commentare le motivazioni è l’avvocato difensore Alfredo Frateschi: “Si tratta di una sentenza che pur assolvendo Ojo per il ragionevole dubbio, lascia una certezza: quella di un colpevole mai individuato. Il processo ha fatto emergere che è una indagine viziata dalla fretta perché in 12 ore hanno individuato un uomo che si è rivelato innocente. Ojo si è fatto due anni di carcere e ha avuto la vita stravolta la vita”.
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I FATTI – Una vicenda terribile, nata nell’ambito di una festa finita male, condita da eccesso di alcol, che ha portato all’aggressione della vittima morta per dissanguamento e con qualche segno di assideramento.
Il giorno dopo l’omicidio, i Carabinieri del Comando Provinciale di Latina, tramite una indagine lampo, hanno proceduto, sotto la direzione del sostituto procuratore di Latina, Martina Taglione, al fermo di indiziato di delitto di iniziativa della polizia giudiziaria a carico di David Ojo. Secondo la ricostruzione delle fasi che hanno portato all’omicidio, il 36enne sarebbe stato preso in giro dal 31enne e persino colpito con uno schiaffo. Successivamente, complice il tasso alcolemico alto, il 36enne avrebbe lavato col sangue l’affronto e si sarebbe vendicato colpendo con il vetro rotto di una bottiglia il 31enne John Eric.
Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, diretti dal tenente colonnello Antonio De Lise, coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Latina, e dai Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia e della Stazione di Sermoneta, l’omicidio di Eric è avvenuto all’esterno dell’abitazione dove i protagonisti si erano incontrati per partecipare ad una festa privata. A emettere il decreto di fermo per il 35enne nigeriano è stato direttamente il sostituto procuratore di Latina, Martina Taglione.
Il ritrovamento del cadavere è avvenuto intorno a mezzogiorno di lunedì 13 novembre quando i Carabinieri, insieme a personale sanitario del 118, sono intervenuti per la segnalazione di una persona straniera deceduta, dell’età di circa 30 anni. Ad accorgersi del corpo dell’uomo è stato il proprietario 80enne del terreno dove sorge il casolare, diviso in mini appartamenti affittati a diversi immigrati, in cui si è consumata la festa tragica.
Il luogo dove è stato rinvenuto il cadavere è stato isolato da parte dei militari. Ciò che è certo è che l’uomo, John Eric, residente a Roccagorga e in attesa di permesso di soggiorno, si trovava in un casolare in Via Dormigliosa (la strada che arriva a Doganella di Ninfa) dove era in corso l’incontro con gli altri connazionali.
L’uomo è stato colpito vicino alla gola: presentava la ferita più grave all’altezza della giugulare ed è stato trovato già cadavere da Carabinieri e personale sanitario. Ad ogni modo, non è l’unica ferita: l’uomo aveva altri tagli più lievi sempre tra viso e collo.
I militari dell’Arma, sin da subito, lavorando senza soluzione di continuità per 24 ore, hanno iniziato gli interrogatori, in primis con gli abitanti della casa nei pressi della quale è stato ritrovato morto il nigeriano. Ascoltato anche il fratello di Eric. La convinzione degli investigatori è che si è trattato di una lite degenerata nel peggiore dei modi, nell’ambito di una festa domenicale (usuale nella comunità degli immigrati).
Un’area diventata difficile quella di Via Dormigliosa, dove c’è una folta comunità di immigrati: non solo nigeriani, ma anche rumeni e persone del nord Africa. Nel 2022, a primavera, un altro giovane nigeriano, di circa 25 anni, era stato aggredito sempre sulla stessa via, mentre, durante una festa, si era allontanato per strada.
Il giovane fu accoltellato e picchiato, ma, seppur riconoscendo dalle immagini mostrategli dagli inquirenti alcuni dei suoi aggressori, decise di non denunciare. Un regolamento dei conti che non ha mai trovato la sua spiegazione, anche in ragione dell’assenza di una denuncia da parte della vittima, miracolosamente salvata dai sanitari dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina.
