Olimpia, si è svolta l’udienza sugli unici due imputati superstiti del processo sul “sistema Latina” defunto a settembre
Ad un certo punto, la presidente del secondo collegio del Tribunale di Latina, Elena Nadile, nel corso dell’udienza che si è celebrata oggi, 25 marzo, lo chiede al testimone, ex imputato del processo “Olimpia”, nonché ex funzionario del Comune di Latina, Nicola Deodato, interrogato dal pubblico ministero Giuseppe Miliano. “Lei è stata minacciato?”. La domanda è pertinentissima e riguarda le pressioni che l’allora onorevole di Fratelli d’Italia ed ex uomo di fiducia dell’attuale premier Giorgia Meloni, Pasquale Maietta, avrebbe esercitato su Deodato per far sì che comperasse, a spese del Comune di Latina, un gruppo elettrogeno che serviva alle partite del Latina Calcio allo Stadio Francioni.
Siamo nell’agosto 2014 e Maietta è Presidente del Latina Calcio, oltreché ad essere deputato della Repubblica e ex assessore al bilancio dell’amministrazione di centrodestra, all’epoca, a guida del Comune di Latina. Il Sindaco è Giovanni Di Giorgi che, come decine di imputati eccellenti o meno, è uscito fuori dal processo a settembre scorso grazie al salvacondotto della prescrizione e, soprattutto, dell’abolizione dell’abuso d’ufficio, reato soppresso dall’attuale Governo di centrodestra guidata da Giorgia Meloni.
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A rimanere ancora imputati sono Maietta, difeso dagli avvocati Leonardo Palombi e Filippo Dinacci, per il reato di estorsione ai danni di Deodato a cui avrebbe imposto l’acquisto del gruppo elettrogeno e il costruttore Massimo Riccardo, assistito dagli avvocati Daniele Giordani e Lucio Amedeo Melegari, che ha rinunciato – unico – alla prescrizione ed è accusato di associazione per delinquere insieme ad altre persone che, però, non verrano mai processate.
Deodato, tra molti non ricordo e amnesie, risponde alla presidente del collegio, in maniere poco chiara. Non ricorda se è stato minacciato esplicitamente, sebbene il pm Miliano gli ricordi di aver detto ben altre cose, nel 2016, quando fu arrestato insieme a Di Giorgi e agli altri allora indagati e fu interrogato dal Gip Mara Mattioli e dal medesimo sostituto procuratore.
Il pubblico ministero, prima che inizino gli esami dei due testimoni odierni – oltreché a Deodato, è stato ascoltato il maresciallo Ludovico Iagnocco, all’epoca delle indagini in servizio nel Nucleo Investigativo dei Carabinieri che hanno svolto le corpose indagini – chiede al Tribunale di separare i due processi: da una parte quello di Maietta, il cui reato si prescriverà probabilmente nel 2026, e quello di Riccardo. Il tribunale composto dai giudici Nadile-Villani-Romano deciderà il prossimo 22 aprile, la data in cui è stato rinviato il processo.
Il militare dell’Arma, interrogato dal pm Miliano, ricorda di come, ad agosto 2014, intercettarono la conversazione per il noleggio del gruppo elettrogeno necessario per le partite del Latina Calcio. Diverse le conversazioni captate, tra cui quelle tra Deodato e l’allora dirigente del Comune di Latina, Ventura Monti. Il punto su cui ruotano le intercettazioni sono sul gruppo elettrogeno di cui era competente il Latina Calcio e non il Comune. Secondo i Carabinieri, Deodato rappresenta alle persone – Ventura Monti e l’ex dipendente del Comune, Elena Lusena – di aver subito pressioni e minacce da Maietta affinché il Comune noleggi il gruppo elettrogeno, poi effettivamente affittato.
Deodato si accorda con il titolare della ditta per la consegna del gruppo elettrogeno, nonostante che l’operazione non fosse prevista nella convenzione tra Comune e Latina Calcio. In soldoni, avrebbe dovuto essere il Latina Calcio, controllato da Maietta, a farsi carico delle spese. La convenzione prevedeva la ripartizione delle spese, ma non quella per il gruppo elettrogeno
Deodato, secondo i Carabinieri, cerca di coprire la spesa pubblica, facendo risultare il gruppo elettrogeno come altro materiale elettrico. Perché lo ha fatto? Secondo l’accusa perché pesantemente minacciato da Maietta. Ecco perché il secondo testimone di giornata, Nicola Deodato, è cruciale. “Nel 2014 – spiega – ero impiegato al Comune di Latina. Io mi rapportavo con Alfio Gentili, poi venne Ventura Monti e ci fu il passaggio di gestione dello stadio al servizio patrimonio del Comune e non più al servizio attività produttive. Parlai col dirigente Monti e dello stadio non dovevamo più interessarci”.
È ad agosto 2014 che Maietta gli telefona per chiedere che il Comune noleggi il gruppo elettrogeno, altrimenti c’era il rischio che il Latina Calcio giocasse a porte chiuse. “Ricevetti una telefonata di dell’onorevole Maietta – spiega Deodato, in un racconto molto sofferto – ci fu una discussione movimentata, io ero in ferie e cercavo di spiegargli che non dipendeva da noi il gruppo elettorgeno“.
“Maietta era preoccupato”, riesce a dire Deodato. Eppure quando fu interrogato dal giudice per le indagini preliminari nel 2016, dopo il suo arresto, il testimone odierno disse ben altro. A ricordarglielo è il pubblico ministero Giuseppe Miliano: “Disse che aveva cominciato a minacciarla. Maietta disse: “Non mi frega un cazzo di Cirilli, non ti mettete contro di me. Furono tante parole che io andai nel pallone“.
Deodato era impaurito ma, a distanza di anni, nega tutto, dicendo che non aveva timore di Maietta, oggi presente in aula e disposto nelle prossime udienze a farsi esaminare.
Il pm Miliano ricorda a Deodato che nelle intercettazioni disse testuali parole, in riferimento alla telefonata di Maietta: “C’ho avuto paura che magari me potesse…”. Cosa avrà voluto dire, gli chiede il pubblico ministero. La risposta di Deodato è destabilizzante: “Sono frasi che si dicono”. Deodato cerca di spiegare meglio: “Sono rientrato dalle ferie e ho contattato la ditta per il gruppo elettrogeno. La voce di Maietta non era altra, era bassa, la telefonata fu solo un po’ concitata”. Ma il pm Miliano incalza: “Deodato disse “la paura mia è che mi mettesse le mano addosso perché è scattoso”. Ora, a distanza di undici anni, Deodato nega tutto: “Non ricordo”. Sia lui che Maietta sono di Borgo Sabotino. Forse il testimone nega tutto per questa comune origine. Fatto sta che il pubblico ministero si fa scappare: “Ora gli audio non possono sentirsi in aula, però…”.