MUORE A 69 ANNI L’EX ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI LATINA SILVIO DI FRANCIA

Silvio Di Francia
Silvio Di Francia

È morto questa mattina a Roma Silvio Di Francia. Era stato assessore alla Cultura nella prima giunta di Damiano Coletta

Romano, 69 anni, Di Francia era un giornalista professionista. Nel 1993 era stato eletto consigliere comunale a Roma con i Verdi; successivamente aveva ricoperto l’incarico di Presidente della municipalizzata capitolina, “Zetema”. Inoltre era stato assessore alla Politiche Culturali del Comune di Roma.

Nel 2001 assunse la carica di Coordinatore della maggioranza sotto la sindacatura Veltroni, che successivamente lo nomina Presidente di  Zètema, società ‘in house’ della Capitale per i progetti culturali e la gestione del sistema museale. Dal 2006 al 2008, per il secondo mandato Veltroni, è stato nominato Assessore alla Politiche Culturali del Comune di Roma. Dal 2008 al 2010 fu nominato Consulente per la Presidenza della Regione Lazio per i temi culturali.

Collaborò con diverse istituzioni pubbliche quali: Ministero per i Beni Culturali, Regione Lazio, Roma Capitale e con le associazioni culturali Civita Cultura e A buon Diritto. In ambito extra professionale, Silvio Di Francia fu Presidente del Comitato Regionale Lazio della Fijlkam (Federazione Italiana di Judo, Lotta e Karate).

A ricordarlo, in un post su Facebook, l’ex Sindaco di Latina, Damiano Coletta, che lo aveva avuto come assessore alla Cultura fino al 2021.

“Sconcerto, commozione, dolore, tanto dolore. La notizia della morte di Silvio Di Francia mi ha profondamente rattristato. Se ne va una persona con cui ho condiviso una parte importante del mio cammino come Sindaco della città di Latina. Sono stati anni in cui ho potuto apprezzare l’uomo Silvio, ma anche le sue qualità politiche, le sue capacità amministrative. Un uomo che è vissuto a pane e sport, a pane e politica, a pane e cultura: una combinazione che ne ha fatto una persona unica, con la quale era impossibile non confrontarsi, anche duramente, anche litigando, ma sempre con l’obiettivo di trovare una sintesi.

Da Assessore alla Cultura si è fatto promotore di proposte innovative, ha portato a in città alcuni tra i protagonisti più noti della politica, della cultura e dello spettacolo. Ha saputo vedere oltre il quotidiano, aprendo ai giovani e alle novità. È stato un sognatore, è sua la visione di un Museo Cambellotti nuovo, un museo 2.0. Nei momenti più difficile è stato un attento interlocutore e mediatore politico, un riferimento amministrativo, Ha lavorato per la città e per i suoi cittadini anche a costo di prendere decisioni impopolari.

Mi piace ricordare come abbia condiviso con me la decisione di chiudere il teatro D’Annunzio, ormai ingestibile sul piano della sicurezza: “Prima la tutela dello spettatore, lo spettacolo viene dopo”, mi disse, per poi il giorno dopo mettersi al lavoro affinché il teatro tornasse ad essere un patrimonio della città. Silvio era un competitivo, ha vinto tante gare, tante battaglie, purtroppo la malattia lo ha colpito in maniera inesorabile e straziante. Il mio cordoglio, il mio dolore è il dolore e il cordoglio anche di chi insieme a me ne ha condiviso il cammino amministrativo”.

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