Sermoneta, incendio doloso in casa con due persone all’interno. I Carabinieri del Nucleo Operativo arrestano un 38enne
Si svolgerà oggi, venerdì 20 marzo, l’interrogatorio di garanzia del 38enne Christian Solito, difeso dall’avvocato Italo Montini e arrestato con l’accusa di aver dato fuoco ad una casa a Semoneta Scalo tramite una molotov. L’interrogatorio si terrà dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Mara Mattioli, che ha firmato l’ordinanza di arresto.
Lo scorso 16 marzo, i Carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile, supportati nella fase esecutiva che nella fase investigativa dalla Stazione Carabinieri di Sermoneta, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 38enne originario di Latina e residente a Sezze, Christian Solito, ex pugile, poiché gravemente indiziato dell’incendio avvenuto il 25 ottobre che ha provocato il danneggiamento di un’abitazione a Sermoneta Scalo.
Il provvedimento restrittivo, richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Martina Taglione, che ha coordinato l’attività investigativa, è scaturito dall’esito di indagini che hanno permesso di ricostruire le fasi dell’incendio appiccato all’abitazione, in orario notturno, mentre all’interno vi erano due persone.
Nel corso delle investigazioni sono stati anche analizzati e confrontati diversi firmati estrapolati dagli impianti di videosorveglianza posti a coperta della zona di interesse, attraverso i quali è stato possibile acquisire importanti elementi di prova in merito alle responsabilità di Solito. I Carabinieri inoltre hanno avuto modo di intercettare anche i protagonisti di questa vicenda che nasconde una storia balorda.
L’arrestato è indagato anche per la detenzione e il porto di una molotov, utilizzata per appiccare l’incendio, e per detenzione illegale di una pistola che custodiva nella propria disponibilità e che portava fuori dalla propria abitazione, utilizzata per esplodere due colpi.
Solito non è nuovo alle cronache giudiziarie. In passato, accusato del tentato omicidio del pregiudicato Marco Ranieri, era stato assolto in Corte d’Appello; nel 2012, anche un arresto per stalking e danneggiamento. Da poco trasferitosi a Bassiano, il 38enne risulta inserito negli ambienti criminali di Latina, sebbene l’indagine al momento non abbia chiarito il movente dell’attentato incendiario ai danni della casa di Via Battaglia di Lepanto a Sermoneta Scalo, né chi si trovasse con lui in auto: sì perché risulta che quella notte, in auto con lui, vi fosse una seconda persona.
Sono stati i Carabinieri a trovare l’auto, una Fiat Punto, con cui Solito si è recato nella casa di Semoneta Scalo per lanciare la molotov. Fopo l’attentato, Solito e il padre cercano di disfarsi della Fiat Punto ripresa dalle telecamere di videosorveglianza. I due si dirigono a Sezze, in via Roccagorga, vicino al bar “Any Caffè” e, dopo averla svuotata di effetti personali, la mollano lì nelle vicinanze, tanto che entrambi ripartono sulla Smart condotta dal padre di Solito. Il 16 dicembre, i Carabinieri trovano l’auto nel parcheggio del centro commerciale di via Roccagorga, constatando che la stessa presenta le stesse ammaccature di quella utilizzata per l’attentato incendiario. Dopodiché, il 20 dicembre, l’auto è stata trovata dai Carabinieri nell’abitazione di una terza persona a Sezze il quale ha riferito che Solito lo aveva incaricato di rimuovere l’autoradio e di installarla su una terza auto. La Fiat Punto avrebbe dovuto essere venduta. Ad ogni modo, da un intercettazione captata dagli investigatori, la compagna dice a Solito che è conveniente far sparire l’auto subito: “L’unico modo pe’ salvasse il culo”.
Per quanto riguarda la perquisizione effettuata in casa di Solito, i Carabinieri hanno trovano indumenti compatibili con quelli indossati dal 38enne nel corso dell’attentato incendiario. Peraltro c’è una felpa rossa sequestrata che presenta segni di bruciature che avrebbe indossato quella notte.
Sulle cause dell’incendio non c’erano mai stati molti dubbi. Qualcuno voleva bruciare la casa – che si trova tra Pontenuovo e Borgata Carrara, al confine tra Latina e Sermoneta Scalo – dove vive una donna con i suoi due figli.
Le fiamme avevano invaso i locali della casa dove c’era il 24enne, figlio della donna, insieme alla fidanzata, che erano riusciti a scappare appena in tempo per evitare di essere sopraffatti. Il fumo provocato dall’incendio aveva causato una leggera intossicazione. Sul posto, oltreché ai soccorritori del 118, erano sopraggiunti anche i Carabinieri del Comando Stazione di Sermoneta per raccogliere le prime informazioni e verificare la natura dell’incendio.
Un rogo dietro il quale, in un primo momento, si supponeva potesse esserci l’ennesima storia di maltrattamenti e violenza di genere, poiché la donna proprietaria dell’immobile ha avuto problemi con il suo ex.
In realtà, il 24enne, che fortunatamente non presentava condizioni gravi, si trovava all’interno della casa con la fidanzata. È figlio della proprietaria, tornato a Latina dopo un periodo in un’altra città del nord Italia. La proprietaria, invece, ossia sua madre, è una donna che vive in una struttura protetta con due figli piccoli avuti da una successiva relazione con un uomo. Nella precedente relazione, ci sono stati diversi problemi con denunce e anche un processo per maltrattamenti finito con l’assoluzione dell’uomo decisa, nel 2024, dal primo collegio del Tribunale di Latina. Senza contare che allo stesso è stato applicato il divieto di avvicinamento, una misura che la stessa donna, proprietaria dell’immobile, ha chiesto di revocare.
Successivamente, la donna aveva denunciato due volte l’uomo per episodi di violenza di genere e per ben due volte la Procura ha chiesto l’archiviazione.
Nell’immediatezza, era stato lo stesso 44enne, ex della donna, a smentire di avere a che fare con l’incendio tramite una nota dei suoi legali.
A distanza di quasi cinque mesi, l’arresto di colui che è ritenuto responsabile dell’incendio. Il bersaglio dell’attentato, però, sembra essere stata la donna, anche perché il figlio di 24 anni era tornato da poco nella casa della madre. Un regolamento di conti sfociato in un avvertimento di fuoco, anzi è probabile che chi ha lanciato la molotov non sapesse neanche che all’interno si trovasse il 24enne con la sua ragazza.
Ciò che emerge è che Solito insieme alla sua fidanzata conosceva la donna, ora in una struttura protetta. Si frequentavano, ma poi, senza un perché, è finito il rapporto di amicizia. Peraltro uno dei condomini ha fornito la fotografia della Fiat Punto, che appartiene alla sorella di Solito ma che è in uso all’arrestato. La foto risale al luglio 2025 e ritrae il mezzo fuori dal condominio di Via Battaglia di Lepanto. In sostanza, Solito era stato visto più volte entrare nell’abitazione della donna, segno della frequentazione con la stessa. È la stessa compagna di Solito a riferire ai Carabinieri di essere amica della donna e che Solito l’ha accompagnata più volte a casa a Sermoneta.
Gli investigatori, all’esito dei tabulati telefonici, rilevano la presenza di Solito sul luogo dell’attentato nel giorno e nell’ora in cui è avvenuto l’incendio: l’utenza aggancia le celle di via Battaglia di Lepanto per poi seguire un percorso coerente con il ritorno a casa a Bassiano.
L’indagine, al momento, non ha chiarito molto sul movente che avrebbe avuto Solito a incendiare la casa della donna. È lo stesso Solito a dirlo in una intercettazione, commentando il fatto che la sua compagna era stata ascoltata dai Carabinieri: “Tu gli dici me trovi il movente? Il motivo perché mio marito ha fatto ‘sta cosa, me lo dici?”. E ancora, sempre Solito: “Lo vonno capi’ se io sono stato pagato oppure no”.
Intercettata anche la vittima dell’attentato, ossia la donna che si trova nella struttura protetta, lei stessa spiega ad un’amica di essere convinta che a lanciare la molotov sia stato Solito pagato dal suo ex con cui ha avuto problemi, anche di natura penale. Una prospettazione esclusa però dal figlio 24enne, colui che si trovava all’interno della casa al momento dell’incendio.
È chiaro che le attenzioni dei Carabinieri si sono rivolti a Solito, non non nuovo a contesti dimili. Lo stesso 38enne spiega ad un amico di essere disponibile di fare qualche “lavoretto”: “A brucia’ ‘na macchina a uno che sta sul cazzo”. Senza contare che Solito ha avuto a disposizione una pistola, motivo per cui deve rispondere anche di questa imputazione. Lo si evince dalle intercettazioni captate dagli investigatori dell’Arma. Solito spiega al padre di non aver dato la pistola a un soggetto che riteneva pericoloso, oltreché in una successiva conversazione il 38enne si trova insieme a un altro soggetto, a bordo della Smart e in sosta a Piazza Orazio a Latina.
Il soggetto non identificato dice a Solito di stare attenti perché avevano un’arma insieme a loro. Dopodiché, giunto a Latina Scalo, le intercettazioni captano il rumore di uno scarrellamento e l’esplosione di due colpi. L’arma, successivamente, sarebbe stata fatta sparire dalla compagna di Solito poco prima che lo stesso fosse perquisito dai Carabinieri a casa.
Per il Gip Mattioli, esistono pericoli di reiterazione, inquinamento probatorio e persino di fuga in quanto Solito aveva espresso la volontà di trasferirsi in Spagna o in Sicilia.
