Violenza sessuale nei confronti di una bambina di 7 anni: concluso il processo in Corte d’assise d’Appello nei confronti di un bracciante di nazionalità indiana
Si è celebrato davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma, presieduta dal giudice Gaetano Capozza, il processo di secondo grado a carico del 30enne bracciante indiano, S.K., accusato di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima. L’uomo, difeso dall’avvocato Ernesto Renzi, è stato condannato alla pena di 3 anni di reclusione, ottenendo le attenuante generiche e lo sconto di un anno, rispetto alla sentenza di primo grado che lo aveva condannato a 4 anni. Era stato questo, lo scorso giugno 2025, l’esito del rito abbreviato svoltosi dinanzi al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli. 4 anni di pena così come richiesto dal pubblico ministero Marco Giancristofaro.
Anche il Gup aveva riconosciuto la tenuità del fatto, ma non le attenuanti generiche richieste dall’avvocato Renzi e riconosciute quest’oggi, 23 febbraio, dalla Corte d’assise d’Appello di Roma, sede nella quale si è celebrato il processo, essendo la vittima minore di 10 anni.
Il 30enne era stato arrestato ad agosto 2024, con l’accusa grave di violenza sessuale aggravata che, secondo l’accusa, era stata consumata dentro un negozio del centro di Latina, in via Emanuele Filiberto. L’uomo avrebbe importunato una bambina di 7 anni, di nazionalità cinese.
Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato, l’uomo, residente ad Aprilia, avrebbe interloquito con la minore mentre i genitori stavano parlando con il commesso del negozio e l’avrebbe immobilizzata con una mano per poi appoggiarle un dito nella bocca. Una sorta di movimento che avrebbe simulato un atto sessuale.
La bambina aveva iniziato a piangere richiamando l’attenzione dei genitori che immediatamente erano intervenuti e avevano chiesto all’uomo cosa stesse facendo. Dopodiché, avevano chiamato il 112 e immediatamente erano accorsi i poliziotti della Squadra Volante che avevano raccolto la testimonianza, mentre la bambina piangeva.
Alla fine, sulla scorta delle immagini riprese dalle videocamere del negozio, la Squadra Mobile, che aveva preso in carico il caso, aveva proceduto all’arresto dell’uomo, in quando il racconto dei genitori era stato confermato dalle medesime immagini. Il 30enne era finto così nel carcere su richiesta del sostituto procuratore Simona Gentile. Una simulazione dell’atto sessuale messa in dubbio dalla difesa quest’oggi.
Interrogato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, l’uomo aveva negato quanto accaduto e sostenuto che al momento della contestata violenza sessuale fosse ubriaco. Il Gip aveva convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.
Al momento, il 30enne si trova agli arresti domiciliari e, per effetto della riforma della sentenza in secondo grado, potrebbe finire di scontare a breve la sua pena.
