Protestarono contro la demolizione di un fabbricato a San Felice Circeo: si è concluso il processo in primo grado
A sedici anni dai fatti, si è concluso il processo di primo grado per coloro che protestarono veementemente a San Felice Circeo contro la demolizione di un abuso edilizio. Una vicenda annosa che porta la data del 20 gennaio 2009, in Via Vigne di Circe nel comune di San Felice Circeo. A sedere sul banco degli imputati 28 imputati, perché due di loro, nel frattempo, sono deceduto. Alla fine, dopo mezz’ora di camera di consiglio, il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dalla terna di giudici Soana-Bernabei-Brenda, ha condannato a 1 anno di reclusione 15 imputati, assolvendone 13 per non aver commesso il fatto. Ai condannati sono state concesse le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena. A valere la condanna è stato il reato di resistenza aggravata dal fatto che è stata compiuta con più di dieci persone contro le forze dell’ordine. Prescritti i reati di interruzione di pubblico servizio e armi.
Secondo l’accusa, un’associazione per delinquere di cittadini per lo più di San Felice Circeo provò a contrastare le forze dell’ordine intervenute in ragione di un ordine emesso dal pubblico ministero. Il provvedimento intimava lo sgombero e il nuovo sequestro del fabbricato abusivo sottoposto ai sigilli e affidato in custodia alla proprietaria indagata, Emanuela Coppola (condannata). La donna, in base alla ricostruzione degli inquirenti, aveva già violato i sigilli e completato abusivamente il fabbricato, con la complicità del suo compagno, Paolo Ruggiero (condannato). Entrambi sono imputati nel processo che si sta svolgendo davanti al I collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Gian Luca Soana.
La coppia fu denunciata e processata, in un procedimento separato, anche per occupazione abusiva. Ad ogni modo, la coppia e poco meno di una trentina di persone si opposero alla Polizia Locale di San Felice che avrebbe dovuto eseguire la demolizione e alle Forze dell’Ordine che erano lì per garantire la sicurezza.
Il gruppo, come si usa in gergo giudiziario, si radunò in adunanza sediziosa, minacciando poliziotti, carabinieri e dipendenti del Comune. Nessuno poteva passare. Ne seguirono scene violente, a tal punto che il gruppo che protestava, Coppola e Ruggiero in testa, arrivarono a minacciare di darsi fuoco e di dare fuoco anche all figlie minori della donna: all’epoca due bambini rispettivamente di 7 e 11 anni.
C’è di più. Una delle minacce più rilevanti fu quella di piazzare una bombola di gas e alcune taniche di benzina sul tetto, dopodiché, avendo chiamato al seguito altre persone (tutti imputati), Ruggiero e altri tre uomini salirono sopra l’escavatore pronto a demolire il fabbricato di Via Vigne di Circeo minacciando di morte l’operaio e la sua famiglia.
Non paghi, altri facinorosi salirono sul tetto del fabbricato da abbattere, muniti di pietre e altro materiale edile, per poi tentare di aggredire un maresciallo dei Carabinieri che ricevette sputi e ulteriori minacce di morte. Sul luogo, vista la situazione, intervenne anche la Digos della Questura di Latina.
La Procura di Latina contestava a Ruggiero e Coppola, a vario titolo, anche i reati di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità e resistenza a pubblico ufficiale. La coppia, infatti, arrivò a tagliare cinque pini domestici ponendoli sulla strada così da impedire alla Polizia Locale di intervenire con la demolizione del fabbricato abusivo. Infine, alla donna era contestato anche di aver minacciato le Forze dell’Ordine con un fucile semiautomatico, appartenuto al compagno Paolo Ruggiero. Un fatto che porta la data del 30 settembre 2009, pochi mesi dopo la protesta clamorosa di inizio anno. Tutti reati – dall’interruzione di pubblico servizio alla resistenza a pubblico ufficiale – estinti per via della prescrizione, come aveva spiegato lo scorso 20 novembre, in aula, il pubblico ministero Antonio Sgarrella nel corso della sua requisitoria.
Il sostituto procuratore, però, alla fine, aveva chiesto per l’associazione per delinquere la condanna di Paolo Ruggiero e Emanuela Coppola, in quanto “leader” della protesta, a tre anni di reclusione. Due, invece, gli anni a ciascuno degli altri imputati, ossia alle altre persone che parteciparono a quella giornata di delirio.
Alla fine della requisitoria gli avvocati difensori Antonio Leone, Guido Calisi, Amleto Coronella, Ernesto Renzi e Lucio Amedeo Melegari hanno chiesto l’assoluzione.