Protestarono contro la demolizione di un fabbricato a San Felice Circeo: chieste le condanne per i 29 imputati
Una vicenda annosa che porta la data del 20 gennaio 2009. Quasi sedici anni fa, in Via Vigne di Circe nel comune di San Felice Circeo. A sedere sul banco degli imputati 29 imputati, perché uno di loro, nel frattempo, è deceduto.
Secondo l’accusa, un’associazione per delinquere di cittadini per lo più di San Felice Circeo che provò a contrastare le forze dell’ordine intervenute in ragione di un ordine emesso dal pubblico ministero. Il provvedimento intimava lo sgombero e il nuovo sequestro del fabbricato abusivo sottoposto ai sigilli e affidato in custodia alla proprietaria indagata, Emanuela Coppola. La donna, in base alla ricostruzione degli inquirenti, aveva già violato i sigilli e completato abusivamente il fabbricato, con la complicità del suo compagno, Paolo Ruggiero. Entrambi sono imputati nel processo che si sta svolgendo davanti al I collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Gian Luca Soana.
La coppia fu denunciata e processata, in un procedimento separato, anche per occupazione abusiva. Ad ogni modo, la coppia e poco meno di una trentina di persone si opposero alla Polizia Locale di San Felice che avrebbe dovuto eseguire la demolizione e alle Forze dell’Ordine che erano lì per garantire la sicurezza.
Il gruppo, come si usa in gergo giudiziario, si radunò in adunanza sediziosa, minacciando poliziotti, carabinieri e dipendenti del Comune. Nessuno poteva passare. Ne seguirono scene violente, a tal punto che il gruppo che protestava, Coppola e Ruggiero in testa, arrivarono a minacciare di darsi fuoco e di dare fuoco anche all figlie minori della donna: all’epoca due bambini rispettivamente di 7 e 11 anni.
C’è di più. Una delle minacce più rilevanti fu quella di piazzare una bombola di gas e alcune taniche di benzina sul tetto, dopodiché, avendo chiamato al seguito altre persone (tutti imputati), Ruggiero e altri tre uomini salirono sopra l’escavatore pronto a demolire il fabbricato di Via Vigne di Circeo minacciando di morte l’operaio e la sua famiglia.
Non paghi, altri facinorosi salirono sul tetto del fabbricato da abbattere, muniti di pietre e altro materiale edile, per poi tentare di aggredire un maresciallo dei Carabinieri che ricevette sputi e ulteriori minacce di morte. Sul luogo, vista la situazione, intervenne anche la Digos della Questura di Latina.
La Procura di Latina contestava a Ruggiero e Coppola, a vario titolo, anche i reati di interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità e resistenza a pubblico ufficiale. La coppia, infatti, arrivò a tagliare cinque pini domestici ponendoli sulla strada così da impedire alla Polizia Locale di intervenire con la demolizione del fabbricato abusivo. Infine, alla donna era contestato anche di aver minacciato le Forze dell’Ordine con un fucile semiautomatico, appartenuto al compagno Paolo Ruggiero. Un fatto che porta la data del 30 settembre 2009, pochi mesi dopo la protesta clamorosa di inizio anno. Tutti reati – dall’interruzione di pubblico servizio alla resistenza a pubblico ufficiale – estinti per via della prescrizione, come ha spiegato oggi, 20 novembre, in aula il pubblico ministero Antonio Sgarrella.
Il sostituto procuratore, però, alla fine della sua requisitoria, ha chiesto per l’associazione per delinquere la condanna di Paolo Ruggiero e Emanuela Coppola, in quanto “leader” della protesta, a tre anni di reclusione. Due, invece, gli anni a ciascuno degli altri imputati, ossia alle 27 persone che parteciparono a quella giornata di delirio. Uno di loro, come detto, non è più imputabile perché deceduto.
Alla fine della requisitoria gli avvocati difensori Guido Calisi, Ernesto Renzi, Lucio Amedeo Melegari, Antonio Leone hanno chiesto l’assoluzione. Il Tribunale ha rinviato per la decisione finale al prossimo 15 gennaio 2025 quando il pubblico ministero replicherà e il collegio, successivamente, emetterà la sentenza per un fatto clamoroso alle latitudini della apparente tranquillità invernale sanfeliciana.