MAZZETTE A PONZA, CONDANNATO L’EX CONSIGLIERE COMUNALE

Danilo D'Amico
Danilo D'Amico

L’ex consigliere comunale di Ponza Danilo D’Amico ha affrontato il rito abbreviato dovendo rispondere di concussione

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Maria Rosaria Santoni, ha condannato l’ex consigliere comunale di Ponza, vicino a Fratelli d’Italia, Danilo D’Amico, alle pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione. Accusato di istigazione alla corruzione, D’Amico ha rimediato anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ed è stato dichiarato incapace in perpetuo a contrattare con la pubblica amministrazione.

Come noto, era contestato all’ex consigliere comunale di maggioranza, che aveva la delega dei Lavori Pubblici, il reato di concussione. Ad eseguire l’arresto, a giugno 2024, i Carabinieri della Compagnia di Formia.

I militari della Stazione di Ponza e della Sezione Operativa avevano arrestato il 35enne D’Amico per aver chiesto ed ottenuto 5000 euro da un imprenditore romano al fine di fargli avere un futuro appalto di 50.000 euro inerente al mantenimento del verde dell’isola di Ponza. L’appalto consisteva nei lavori di pulizia dei sentieri dell’isola pontina.

Il giovane esponente politico era stato bloccato dai Carabinieri davanti al bar sotto gli uffici comunali, proprio dopo aver ricevuto la mazzetta. I militari dell’Arma, consapevoli della richiesta di tangente, si erano organizzati proprio per coglierlo con le classiche “mani nella marmellata”. La richiesta di mazzetta sarebbe stata effettuata tramite un messaggio inviato da D’Amico alla ditta coinvolta. Un messaggio che evidentemente era stato captato dai Carabinieri, avvertiti dal titolare dell’impresa che aveva ricevuto la richiesta di pagamento da parte di D’Amico.

I militari dell’Arma avevano prontamente agito mentre D’Amico prendeva la mazzetta dalla mani del titolare della “Garden Nomentano” di Roma, la ditta capitolina che voleva occuparsi del verde sull’isola, per cui era competente, per delega del Sindaco, l’ex consigliere comunale condannato. Tuttavia, l’impresa romana era stata già esclusa dalla gara perché non aveva presentato, nei tempi e nelle modalità previsti, la propria domanda di partecipazione.

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