MAXI FRODE FISCALE, RIESAME LIBERA ORLANDO TADDEO: ANNULLATI I DOMICILIARI

Maxi frode fiscale nel settore delle telecomunicazioni. Il Tribunale del Riesame di Roma si è pronunciato sul ricorso avanzato dai legali di Orlando Taddeo, accusato di evasione IVA per oltre 2,5 milioni di euro

Era stato ristretto ai domiciliari prima delle festività natalizie. I militari del Comando Provinciale di Roma della Guardia di Finanza, a conclusione di articolate indagini coordinate dalla Procura, avevano eseguito un’ordinanza di custodia cautelare personale emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Valeria Tomassini, nei confronti di Orlando Taddeo, 51 anni, noto imprenditore attivo da circa trent’anni principalmente nei settori della tecnologia e delle telecomunicazioni. Taddeo, come noto, è il fratello del sindaco di Formia, Gianluca Taddeo, estraneo all’indagine. Ad un altro indagato, Paolino Manfredi, 66 anni, il Gip aveva applicato la misura interdittiva del divieti di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche e imprese per un anno.

Oggi, dopo la discussione svoltasi ieri, il Tribunale del Riesame di Roma, composto dai giudici Maria Viscito, Debora Sulpizi e Federica Albano, ha accolto il ricorso degli avvocati difensori Benedetto Marzocchi Buratti e Gianluca Tognozzi, disponendo un’ordinanza che annulla la misura restrittiva degli arresti domiciliari per Orlando Taddeo, liberandolo. Le motivazioni saranno pubblicate nei prossimi giorni. “La misura nei confronti del nostro assistito – spiegano gli avvocati – è stata totalmente annullata dal Tribunale del Riesame. Siamo molto soddisfatti e certi che la posizione di Orlando Taddeo verrà presto e definitivamente chiarita essendo del tutto estraneo a responsabilità di carattere penale”.

Secondo l’accusa della Procura di Roma, nell’indagine che ha portato all’arresto, Taddeo sarebbe il dominus di un’articolata frode fiscale consistita nello svolgimento di una fittizia attività di “reselling telefonico”, finalizzata a consentire a persone giuridiche residenti in Italia, tra cui la società Reload Spa, di generare crediti Iva inesistenti, così da utilizzare in compensazione le somme dovute. Le attività sono state possibili attraverso l’ideazione e lo sfruttamento commerciale di tre piattaforme denominate “Comsettle”, “Corex” e “Medi8”, gestite tramite la società non residente Optimize Technologies Limited.

Taddeo, inoltre, risulta amministratore di fatto. azionista di riferimento della Reload Spa, attraverso la Exor Ventures Limited. I fatti contestati agli indagati si sarebbero verificati tra Roma, Frascati e Milano, per lo più nel 2022. Orlando Taddeo è stato ascoltato lo scorso ottobre 2025, così come Manfredi, nell’ambito dell’interrogatorio preventivo. A distanza di oltre due mesi, erano scattate le misure cautelari oggi venute meno.

Ad essere indagati anche il 65enne Glauco Verdoia, il 45enne irlandese Terence Peter Kirby e l’indiano 49enne Manjit Singh.

Le indagini eseguite dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma, coordinate dal dipartimento “Frodi e reati tributari” della Procura di Roma, avrebbero permesso di accendere un faro in un settore delle telecomunicazioni altamente specializzato e circoscritto: il business relativo all’intermediazione del transito internazionale di fonia, risultato essere del tutto incontrollato e non controllabile, così da essere terreno fertile per la realizzazione di frodi milionarie, la cui particolare insidiosità è data proprio dall’elevato livello di tecnicismo dell’attività di intermediazione e dall’esiguità dei requisiti richiesti alle società per operare nel settore.

Il meccanismo fraudolento sarebbe stato posto in essere attraverso l’ideazione, la predisposizione e lo sfruttamento sistematico di tre piattaforme digitali, gestite attraverso società di diritto irlandese riconducibili allo stesso Taddeo appositamente concepite per generare ingenti e fittizi volumi di traffico, che nel caso di specie era diretto in Zambia, così da conferire un’apparente giustificazione agli elevati importi indicati nelle fatture false oggetto delle operazioni di intermediazione (nell’arco di soli sei mesi, nell’anno 2021, sono stati fatturati complessivamente oltre sette milioni di euro, di cui 1,3 milioni di Iva).

In particolare, gli approfondimenti investigativi, svolti anche con l’ausilio di funzionari specializzati dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), avrebbero rilevato che il volume di traffico intermediato verso lo Zambia dalle società coinvolte nella frode risultava essere notevolmente sproporzionato rispetto ai dati sull’intero traffico mobile in entrata da parte di tutti gli operatori che hanno commercializzato traffico telefonico verso detto paese estero (come certificati dallo Z.i.c.t.a., l’autorità zambiana equivalente dell’AGCOM).

La frode fiscale sarebbe stata attuata attraverso l’interposizione di alcune società ‘cartiere’ italiane ed altre collocate in paesi dell’Unione Europea; le prime emettevano fatture con IVA che, tuttavia, non veniva mai versata. La società italiana, a sua volta, fatturando a soggetti comunitari interposti per lo scopo, generava un credito d’imposta successivamente utilizzato in compensazione.

L’intero meccanismo si sarebbe basato su un sistema di pagamento che, grazie alla compensazione finanziaria di crediti e debiti operata direttamente dalla piattaforma, permetteva alla società italiana di maturare un credito d’imposta, a fronte di pagamenti reali significativamente inferiori all’ammontare del credito stesso.

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