“Non è trascorso neppure un mese dalla riapertura del Mausoleo di Lucio Munazio Planco, avvenuta a seguito dei lavori di “valorizzazione” del sito monumentale voluti dalla Soprintendenza, e siamo già all’ennesima beffa.
Era l’11 marzo quando il Sindaco Leccese annunciava trionfalmente che “dopo un articolato programma di interventi finalizzati alla tutela e alla valorizzazione del sito, viene restituito alla città di Gaeta uno dei suoi simboli più rappresentativi” e che “l’integrazione di tecnologie multimediali e il miglioramento dell’accessibilità permetteranno a cittadini e turisti di vivere un’esperienza storica più consapevole e coinvolgente”. Eppure, a poche settimane di distanza, la realtà racconta tutt’altro.
Parliamo di un sito monumentale di oltre duemila anni, tra i meglio conservati dell’intera romanità, che avrebbe meritato interventi rispettosi della sua storia, del contesto ambientale e del pregio paesaggistico di Monte Orlando. Invece, ci troviamo di fronte a un’opera che ha introdotto colate di cemento e strutture invasive a ridosso del monumento, alterandone la percezione visiva e compromettendo l’armonia di uno dei luoghi più iconici di Gaeta.
Di questo abbiamo già parlato più volte, purtroppo senza essere ascoltati. Tuttavia, se davvero si fosse trattato di un intervento finalizzato alla valorizzazione del bene, ci saremmo aspettati almeno che il Mausoleo fosse reso concretamente fruibile: con un servizio navetta efficiente, con visite guidate, con personale dedicato e con orari certi e continuativi.
Invece, alla prima vera occasione utile – una domenica di Pasqua assolata, con la città piena di turisti italiani e stranieri – il Mausoleo è rimasto tristemente chiuso, lasciando delusi decine di visitatori che avevano affrontato la salita fino a Monte Orlando per ammirare uno dei simboli di Gaeta. Della navetta non vi era traccia, delle guide turistiche nemmeno.
È lecito allora domandarsi a cosa sia servito un intervento costato centinaia di migliaia di euro, finanziato con fondi pubblici e presentato come un modello di valorizzazione. Se il risultato finale è un monumento meno armonioso dal punto di vista paesaggistico e, per di più, non accessibile nei giorni di maggiore affluenza, il fallimento è evidente.
La valorizzazione del patrimonio culturale non può limitarsi al taglio del nastro, alle conferenze stampa e alle inaugurazioni in pompa magna. Valorizzare significa garantire apertura, accoglienza, servizi, promozione e fruibilità. Significa fare in modo che cittadini e turisti possano realmente vivere quel luogo, conoscerne la storia e sentirlo parte integrante dell’identità della città.
Ancora una volta, invece, si ha la sensazione che questa amministrazione sia più attenta all’effetto annuncio che alla sostanza. Gaeta continua ad attrarre turisti grazie alla sua
bellezza, alla sua storia e alle sue risorse naturali, ma troppo spesso ciò avviene non grazie a chi la governa, bensì nonostante chi la governa.
Il Partito Democratico di Gaeta – dichiara la Segretaria di Circolo Chiara De Conca – si pone in totale dissonanza rispetto a questo modo di amministrare la cosa pubblica. Non avremmo mai consentito un intervento tanto invasivo e poco rispettoso del bene monumentale, del paesaggio e del territorio. Ma soprattutto avremmo fatto in modo che il Mausoleo di Lucio Munazio Planco diventasse davvero una meta fruibile e valorizzata, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico.
Gaeta ha bisogno di un turismo culturale serio, sostenibile e organizzato, capace di mettere al centro il patrimonio storico e ambientale della città. Questo è il modo in cui si valorizza davvero Gaeta. Questo è il turismo di cui la città può vivere”.
Così, in una nota, Chiara De Conca, segretaria del PD di Gaeta.
