MALVASO RINUNCIA A CHIEDERE I DANNI E IL COMUNE NON FA RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO. L’AMMISSIONE DELL’ASSESSORE MUZIO

Palazzo "Malvaso" a Borgo Piave
Palazzo "Malvaso" a Borgo Piave

L’assessore all’Urbanistica del Comune di Latina, Annalisa Muzio, interviene in merito alla vicenda di via Piave. “È doveroso – dichiara – fare alcune precisazioni in merito al cantiere di via Piave, in seguito agli articoli apparsi sulla stampa e all’interrogazione presentata dalla minoranza”.

“Come prima cosa occorre chiarire che il permesso a costruire non è stato annullato, cosa poteva essere fatta semmai in autotutela durante la passata consiliatura, prima dell’emissione dell’ordinanza di demolizione, così come ribadito dal Tar. La stessa ordinanza di demolizione è stata annullata dal Tar. In secondo luogo, il permesso a costruire, ai sensi dell’articolo 15, comma 2 e 4, del DPR 380/2001 è ancora valido, in quanto il fabbricato, al momento del sequestro, era definito ai sensi dell’articolo 31, comma 2 della legge 47/85 e dello stesso DPR 380/2001, ed il mancato complemento è dipeso dalle indagini e dal successivo sequestro. Vicenda penale, come noto ormai definita e archiviata”. In realtà, per un filone dei procedimenti che hanno portato a sequestri e provvedimenti sulla cosiddetta, variante Malvaso, l’ex consigliere comunale di Forza Italia, il cui nipote è ad oggi assessore alle attività produttive della Giunta Celentano, è stato condannato in primo grado, nel luglio 2017, alla pena di 1 anno e 8 mesi, insieme all’ex assessore della Giunta Di Giorgi e noi coordinatore provinciale di Forza Italia, Giuseppe Di Rubbo: per lui condanna in primo grado a 1 anno. Il reato è quello di abuso d’ufficio che comunque è già prescritto sia per Malvaso che per Di Rubbo.

È vero, invece, che per fatti affini, sempre con al centro il cosiddetto Palazzo Malvaso a Borgo Piave, l’ex consigliere comunale ha ottenuto un’assoluzione. Si tratta del processo “Olimpia”, che sta andando verso la prescrizione tombale di quasi tutti i reati.

“Per le opere di completamento, che riguardano ad esempio pavimenti e infissi, – continua Muzio – è stata presentata una Scia ai sensi del predetto articolo 15 del DPR 380/2001, che prevede tra l’altro anche il completamento della sistemazione esterna dell’area già prevista nel progetto originale”.

“Infine – conclude – il Comune di Latina non ha impugnato davanti al Consiglio di Stato la sentenza del Tar sulla demolizione in quanto, andare in secondo grado, avrebbe significato esporre l’ente a una condanna per risarcimento dei danni ai quali la società Piave Costruzioni ha rinunciato”. Dalle dichiarazioni dell’assessore Muzio, quindi, è possibile evincere che il titolare della Piave Costruzioni, Vincenzo Malvaso, ha rinunciato a chiedere i danni al Comune di Latina in cambio di una rinuncia al Consiglio di Stato da parte del Comune di Latina. Uno scambio che, però, si apprende solo oggi, ossia a seguito della denuncia pubblica di Latina Bene Comune che ha evidenziato di come la società privata ha già scritto sui cartelli del cantiere a Borgo Piave il riavvio dell’opera edilizia.

“In ogni caso – conclude Muzio – stupisce che Lbc faccia interrogazioni su questo punto in quanto il metodo utilizzato dagli uffici, assolutamente legittimo e trasparente e rispettoso della normativa e della sentenza del Tar, è analogo a quello utilizzato per la ben nota a Lbc vicenda di via Roccagorga sulla quale invece Lbc non ha inteso sollevare alcuna osservazione”.

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