MALTEMPO A LATINA, CIOLFI (M5S): “CITTÀ ALLAGATA, PREVENZIONE E INFORMAZIONE INSUFFICIENTI”

“Il COC è stato attivato, ma non basta firmare un’ordinanza: bisogna informare i cittadini, prevenire i rischi e intervenire sulle criticità segnalate da anni. In un’emergenza si misura la capacità di governare”.

Centosettanta millimetri di pioggia in poche ore, contro i 50 previsti. Strade impraticabili, sottopassi e aree urbane allagate, garage e scantinati sommersi, disagi nei quartieri e nelle frazioni, fino all’allagamento del seminterrato dell’ospedale Santa Maria Goretti, della ASL a piazza Celli e di altri edifici pubblici e centri commerciali. Una notte che ha messo in ginocchio ampie parti della città e che impone una riflessione seria sulla capacità di Latina di prevenire e affrontare eventi meteorologici sempre più intensi.

“Esprimo innanzitutto vicinanza a tutte le persone che questa mattina si sono ritrovate con le abitazioni, i garage e le attività invasi dall’acqua, e ringrazio la Protezione civile, i Vigili del fuoco, la Polizia locale e tutti gli operatori impegnati negli interventi. Ma proprio la gravità di quanto accaduto impone di andare oltre il bollettino dei danni e le dichiarazioni a emergenza in corso.

L’assessore alla Protezione civile Di Cocco rivendica l’attivazione del Centro operativo comunale (COC) dal pomeriggio di ieri, disposta con l’ordinanza sindacale n. 332 del 20 ottobre. Bene: attivare il COC in presenza di un’allerta meteo è un atto doveroso. Ma la domanda politica è un’altra: che cosa è stato fatto, concretamente, per preparare la città e mettere i cittadini nelle condizioni di proteggersi?

L’assessore sostiene che siano caduti circa 170 millimetri di pioggia, a fronte dei 50 previsti. È evidente che l’intensità effettiva delle precipitazioni possa superare le stime. Ma proprio per questo esistono le allerte: non sono previsioni millimetriche infallibili, sono strumenti per anticipare i rischi e attivare misure proporzionate alla situazione attesa. Attivare il COC non significa aver esaurito tutti i doveri di prevenzione e comunicazione. Significa anche valutare le misure necessarie, informare tempestivamente la popolazione e rendere le indicazioni di sicurezza facilmente accessibili a tutti.

Questa mattina ho ricevuto numerose telefonate da parte di genitori preoccupati. Con le strade in condizioni critiche, la circolazione fortemente compromessa e la linea ferroviaria interrotta, raggiungere le scuole è diventato difficile per molte famiglie e per il personale scolastico, compreso quello ATA. Di fronte all’allerta arancione, altri Comuni del territorio, tra cui Aprilia, Anzio e Nettuno, hanno disposto la chiusura delle scuole. A Latina questa scelta non è stata adottata.

Non sostengo che la chiusura debba scattare automaticamente a ogni allerta arancione: sostengo che debba esserci una valutazione preventiva, documentata e responsabile, che tenga conto delle caratteristiche del territorio, delle criticità idrauliche conosciute e delle condizioni previste per gli spostamenti.

La domanda, quindi, è legittima: quali elementi hanno portato la Sindaca a ritenere non necessaria la chiusura delle scuole, nonostante l’allerta e i rischi connessi alla mobilità?

E c’è un altro aspetto. L’ordinanza disponeva l’attivazione del COC e la trasmissione agli enti e alle strutture operative. Ma un conto è allertare il sistema di protezione civile, un altro è raggiungere capillarmente la popolazione. La Sindaca utilizza abitualmente i propri canali social per comunicare con la città: perché non impiegarli, insieme al sito istituzionale e a tutti i canali disponibili, per diffondere in modo tempestivo e ripetuto le informazioni sui rischi, sulle strade da evitare e sui comportamenti da adottare?

La comunicazione di emergenza non è propaganda: è uno strumento di protezione delle persone. C’è poi il capitolo, tutt’altro che secondario, della manutenzione ordinaria. Perché non tutto può essere ricondotto all’eccezionalità della pioggia.

Da due anni segnalo la necessità di ripristinare tre caditoie in un quartiere della città. Una criticità rimasta senza soluzione, nonostante le segnalazioni. Questa mattina, proprio nelle abitazioni in prossimità di quelle caditoie non ripristinate, mi è stato riferito di garage invasi dall’acqua, con livelli che avrebbero raggiunto anche il metro e mezzo.

Siamo di fronte a un fatto gravissimo: non soltanto per i danni subiti dai residenti, ma perché pone una domanda precisa sulla capacità degli uffici e dell’Amministrazione di dare seguito alle segnalazioni e rimuovere situazioni di rischio conosciute.

Quando una criticità viene segnalata e resta irrisolta per due anni, non si può liquidare tutto come un evento imprevedibile. Sarà necessario ricostruire le segnalazioni, verificare gli interventi programmati o mai eseguiti e accertare le eventuali responsabilità, senza anticipare conclusioni che spettano alle verifiche documentali.

Lo stesso vale per il quartiere Gionchetto-Pantanaccio. Durante un incontro con i cittadini organizzato dal Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle erano emerse numerose criticità, tra cui l’ostruzione di una canalina di scolo che attraversa il quartiere. Con le precipitazioni di queste ore, la canalina, secondo le segnalazioni ricevute sarebbe esondata. Sono situazioni che impongono verifiche immediate: da quanto tempo erano note? Chi doveva intervenire? Quali attività di pulizia e manutenzione sono state effettuate? E, soprattutto, perché le segnalazioni dei cittadini non si traducono sempre in interventi tempestivi?

Una parte delle criticità affonda le radici anche nel modo in cui Latina è stata costruita: urbanizzazione spesso priva di adeguate opere di urbanizzazione primaria, dalle reti fognarie al sistema di drenaggio delle acque meteoriche, e opere di urbanizzazione secondaria insufficienti.

Opere che avrebbero dovuto essere realizzate dai soggetti attuatori e la cui effettiva esecuzione e conformità avrebbero dovuto essere garantite e verificate dal Comune, anche attraverso gli strumenti previsti dalle convenzioni urbanistiche e, ove ne ricorressero i presupposti, l’escussione delle polizze fideiussorie. Perché non basta autorizzare nuove costruzioni: bisogna garantire che siano accompagnate da infrastrutture adeguate. Altrimenti si continua a cementificare, lasciando ai cittadini il conto da pagare in termini di servizi mancanti, disagi e rischi per la sicurezza.Dobbiamo smettere di considerare questi fenomeni come eccezioni destinate a non ripetersi. Eventi meteorologici estremi, precipitazioni concentrate e allagamenti sono rischi con cui le amministrazioni devono imparare a confrontarsi strutturalmente, anche alla luce del cambiamento climatico e non continuare a negarlo.

Questo significa investire nella manutenzione della rete di drenaggio, nella pulizia di caditoie e canaline, nella verifica dei fossi e dei canali, nel monitoraggio delle aree più vulnerabili, in interventi per l’accumulo dell’acqua e in un piano concreto di adattamento climatico.

Significa anche ripensare il modo in cui si trasforma la città. Mentre Latina affronta il problema degli allagamenti e delle isole di calore, continuiamo a discutere di superfici impermeabilizzate, perdita di verde e abbattimento di alberature, dall’isola pedonale, al playground di via Don Mororisni per arrivare alle 3 canfore abbatture nel quartiere R6 perché intralciavano il cantiere. Anche gli interventi di riqualificazione devono essere valutati alla luce della capacità di assorbire l’acqua, ridurre il surriscaldamento e aumentare la resilienza urbana. Non possiamo invocare l’emergenza quando l’acqua invade le case e poi ignorare, nei mesi precedenti, le condizioni che possono aggravare il rischio.

“La Sindaca Celentano non può limitarsi a firmare un’ordinanza e lasciare che siano i comunicati stampa a raccontare, a posteriori, ciò che è accaduto. Governare significa assumersi la responsabilità delle scelte preventive, garantire informazioni tempestive e verificare che la manutenzione venga eseguita, soprattutto quando i cittadini segnalano problemi che possono mettere a rischio le loro abitazioni.

Chiederò che siano ricostruite le attività svolte prima e durante l’emergenza, che vengano verificate le segnalazioni rimaste inevase e che si faccia chiarezza sulle misure adottate per informare la popolazione e valutare la sicurezza degli spostamenti.

La pioggia può essere eccezionale. L’assenza di prevenzione, quando le criticità sono conosciute e documentate, non può diventare la normalità. Latina ha bisogno di un’Amministrazione che non si limiti a inseguire le emergenze, ma che lavori ogni giorno per ridurne i rischi. Perché la sicurezza dei cittadini non si misura dai comunicati diffusi dopo un’alluvione, ma dalle cose che si è fatto per evitare che accadesse”.

Così, in una nota, Maria Grazia Ciolfi, Consigliera comunale e Capogruppo consiliare M5S a Latina.

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