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MAD E CSA DICONO STOP AI CONFERIMENTI DEI RIFIUTI: PARALISI NEL SUD PONTINO

in Cronaca

Paralisi nel servizio di conferimento dei rifiuti nel sud pontino: la Csa di Castelforte e la Mad srl sospendono il servizio per via di un’operazione dei Carabinieri forestali nei confronti della società riconducibile a Valter Lozza

Csa di Castelforte (foto da hinterlandweb.it). Nel gennaio 2017, un’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia, denominata Maschera, dispose i sigilli a 13 impianti di rifiuti, a due discariche e a otto laboratori di analisi in diverse zone del Lazio, oltre al sequestro di 26 milioni di euro ritenuti profitto di attività illecite: 31 indagati per traffico illecito di rifiuti. Fu coinvolta anche la società di Castelforte. L’indagine per traffico dei rifiuti si è conclusa a dicembre 2018

La Csa di Castelforte ha comunicato ai Comuni del sud pontino, alle relative società che gestiscono la raccolta dei rifiuti, alla Prefettura e Provincia di Latina e alla Direzione regionale Area Ciclo dei Rifiuti, la sospensione del conferimento dei rifiuti EER 191212. Tradotto: la CSA, la società che gestisce il servizio di conferimento rifiuti da raccolta differenziata in diversi Comuni del sud pontino, ha deciso di mettere in stand-by il servizio e non accetterà da domani, 7 febbraio, la “frazione secca dei rifiuti urbani indifferenziati“. 

I Comuni coinvolti sono in tutto 11, praticamente tutto il sud pontino: Terracina, Minturno, Gaeta, Formia, Fondi, Itri, Spigno Saturnia, Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Lenola e Ventotene.

Ovviamente la comunicazione della ditta di Castelforte è stata indirizzata anche alle rispettive società che gestiscono la raccolta dei rifiuti nei Comuni succitati: De Vizia Transfer Spa, Ambroselli Maria Assunta srl, Ecocar srl, Formia Rifiuti Zero e Del Prete srl.

Ma che cosa ha spinto la Csa di Castelforte a sospendere un servizio così importante? A spiegarlo è la stessa società del Basso Lazio. La causa è ascrivibile al fatto che, a sua volta, la MAD srl riconducibile all’imprenditore romano Valter Lozza ha sospeso, comunicando il 5 febbraio agli enti e alle altre società di conferimento rifiuti come la Csa (ad esempio AMA a Roma o Refecta di Cisterna), che non avrebbe più accolto i conferimenti dei rifiuti aventi codice a specchio EER 191212.
Il motivo? A scriverlo è la stessa Mad srl con la lettera firmata dal Presidente del Cda Anna Claudia Grimaldi e inviata a Csa e alle altre ditte: sono in corso, presso gli uffici di Roccasecca (Frosinone), ossia dove si trova la discarica, alcune operazioni di acquisizione di tutta la documentazione (le omologhe) riguardante la documentazione relativa al conferimento dei rifiuti aventi codice a specchio EER 191212 rilasciata dopo il 2015.

Discarica di Roccasecca
Discarica di Roccasecca

Già a novembre 2019, la Mad srl, con una nota, aveva comunicato che avrebbe sospeso il servizio di smaltimento dei rifiuti fino a che le autorità competenti non avessero fornito una relazione tecnico-giudiziaria per fare chiarezza sulla classificazione dei rifiuti solidi urbani. Un blocco che però fu schivato poiché la Regione Lazio, previa consultazione di Arpa, Ispra e Ministeri competenti, si impegnò a fornire, entro la fine di gennaio, le linee guida. Quella iniziativa fu presa a pochi giorni dalla pubblicazione di una sentenza della Cassazione riguardante il procedimento penale dell’operazione Maschera sui codici a specchio, con cui la Direzione Distrettuale Antimafia e la Procura di Roma, a gennaio 2017, sulla scorta delle indagini svolte dai carabinieri forestali di Frosinone, contestarono alla Mad e ad altre aziende, come anche la Csa di Castelforte, il traffico illecito di rifiuti. Tre anni fa, come noto, l’operazione Maschera portò al sequestro di 10 impianti di trattamento (7 in provincia di Frosinone, gli altri a Latina e Roma) tra cui la stessa discarica della Mad srl: in tutto furono 31 le persone iscritte nel registro degli indagati. 

Come scriveva Il Messaggero, il 29 novembre scorso, la predetta sentenza della Cassazione aveva annullato l’ordinanza di dissequestro del Riesame e imposto allo stesso tribunale di pronunciarsi di nuovo sulla questione, in ragione delle conclusioni della Corte di Giustizia Europea che, invece, davano ragione all’accusa (“qualora vi sia, come sostengono le aziende, l’impossibilità pratica di determinare la pericolosità o meno del rifiuto, quest’ultimo, in base al principio di precauzione, deve essere classificato come pericoloso“). 

Oggi, dopo che i Carabinieri Forestali hanno richiesto altra documentazione alla Mad, la sospensione dei conferimenti è avvenuta realmente, il che ha significato una catena di sospensioni che rischiano di creare seri problemi ai Comuni coinvolti.

AGGIORNAMENTO – Un’agenzia di Adnkronos annuncia la diffida della Raggi dopo la chiusura delle discariche di Roccasecca e Civitavecchia (sempre di proprietà della Mad srl). La sindaca di Roma Virginia Raggi si dice pronta a denunciare la società Mad (proprietaria degli impianti) “per interruzione di pubblico servizio”. È quanto si legge in una lettera inviata oggi da Raggi al ministro dell`Ambiente Sergio Costa, al prefetto di Roma, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, al presidente della commissione Ecomafie Stefano Vignaroli e, per conoscenza, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Secondo Raggi la chiusura delle discariche, comunicata da Mad alla municipalizzata dei rifiuti Ama (ndr: e alle altre aziende del territorio laziale come la Csa di Castelforte), è stata “assunta in via preventiva e in termini del tutto unilaterali e ingiustificati”. Inoltre, “per un prevedibile effetto a catena – scrive Raggi – gli impianti Tmb di Malagrotta hanno annunciato di dover interrompere” la ricezione dei conferimenti” (ndr: proprio come accaduto con la Csa che ha dato comunicazione ai comuni del sud pontino), per mancanza degli sbocchi in discarica. E, di conseguenza, Ama potrebbe subire dei rallentamenti nella raccolta. Pertanto la sindaca diffida le società titolari delle discariche e dei Tmb (Mad ed E.Giovi) a tornare sui propri passi. In caso contrario annuncia “querela nei loro confronti”. Infine chiede alla Regione Lazio di “indicare urgentemente delle alternative” fuori Eegione, senza aggravio “della quota che i romani già versano in termini di tassazione”.

E i sindaci del sud pontino cosa faranno?

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