Nei giorni scorsi si è costituito a Terracina il Comitato per il NO al Referendum Costituzionale del prossimo 22 e 23 marzo e Legambiente Terracina conferma la propria adesione al Comitato, impegnandosi in questo ultimo mese di campagna referendaria – che si prospetta intenso- anche garantendo la partecipazione di autorevoli esponenti nazionali al dibattito cittadino. Sono molteplici le ragioni del NO, tutte molto chiare a Legambiente impegnata a combattere da più di trent’anni l’ecomafia a livello nazionale e sui territori, per renderli più vivibili e meno devastati, come testimoniano la collaborazione con le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto nel contrasto dell’illegalità ambientale e le molteplici attività del Circolo locale Legambiente di Terracina, autore di denunce importanti, oggetto di minacce e querele temerarie, e oggi parte civile nei processi scaturiti dalle sue denunce.
Il 22 e 23 marzo si svolgerà il referendum che riguarda la revisione di vari articoli della Costituzione in materia di ordinamento giurisdizionale, incluso la separazione delle carriere e la Corte disciplinare. Le modifiche previste, approvate a colpi di maggioranza comprimendo all’inverosimile il dibattito parlamentare, avranno un grandissimo impatto sulla Costituzione democratica e repubblicana, figlia della Resistenza al nazifascismo, non garantiranno affatto una maggiore tutela dei diritti affermati dalla Costituzione e non risolveranno in nessun modo i problemi più urgenti della giustizia nel nostro Paese, come i tempi dei processi, le carenze di personale, gli scarsi investimenti tecnologici.
Ci impegniamo nella campagna referendaria anche per insistere proprio sull’urgenza di intervenire con misure strutturali, con adeguate risorse, utili a rendere più efficace e tempestiva l’amministrazione della giustizia e la tutela e i diritti di ogni singolo cittadino.
Vogliamo votare NO perché amiamo una Giustizia veramente giusta, moderna, efficace e efficiente. Il vero ostacolo all’affermazione della giustizia nel nostro Paese è rappresentato da chi invece di garantire norme efficaci e risorse adeguate vuole stravolgere la Costituzione usando la leva della separazione delle carriere e dei CSM, o addirittura istituendo un’Alta Corte disciplinare, per indebolire di fatto il ruolo e l’indipendenza della magistratura. Sarebbe un altro colpo all’affermazione effettiva della legalità, in nome di un presunto “riequilibrio” tra politica e magistratura, inferto da chi ha abolito il reato di abuso d’ufficio; ha riformato, rendendolo meno grave, il reato di traffico di influenze illecite o di peculato; continua a proporre condoni edilizi, dopo quelli approvati dal governo Craxi nel 1985 e quelli dei governi Berlusconi del 1994 e 2003; approva norme che riducono drasticamente l’utilizzo di strumenti investigativi fondamentali, anche contro gli eco-criminali, come le intercettazioni; ha introdotto, anche per le persone accusate di appartenere a un’associazione a delinquere che fa traffici illegali di rifiuti, l’obbligo dell’interrogatorio preventivo prima di emettere un’ordinanza di custodia cautelare. Ad esser ancora squilibrato, purtroppo, è il rapporto tra i diritti sanciti nella nostra Costituzione, come il diritto all’ambiente, che nel 2022 il Parlamento ha deciso di inserire, sostanzialmente all’unanimità, tra i principi fondamentali della nostra Repubblica e la loro affermazione nella vita di tutti i giorni. E per correggere questo squilibrio c’è bisogno, oggi più che mai, di una magistratura sostenuta concretamente nel suo impegno da tutti, rispettata, anche quando critichiamo sentenze che riteniamo sbagliate, autorevole e soprattutto indipendente.
