La stagione delle bombe a Latina causata dalla contesa della piazza di spaccio delle case Arlecchino: l’attentato in viale Nervi e le molotov in Via Guido Rossa
Mattia Spinelli sarebbe stato il mandante e il procacciatore dell’esplosivo che dilaniò, lo scorso 18 settembre, l’androne del civico 298 di Via Pier Luigi Nervi a Latina. Un ordigno artigianale contenente esplosivo che fu fatto deflagrare da Maurello e da un altro soggetto non identificato alla scala “O” del condominio, causando danni ingenti al vano delle scale, al soffitto del porticato, alle vetrate e al muro. I due sono accusati anche di aver dato fuoco, sempre in quella notte intorno alle ore 1,30, alle due auto di due condomini parcheggiate nelle vicinanze della scala “O”.
A immortalare i due soggetti, secondo le indagini degli investigatori della Squadra Mobile di Latina, è una telecamere di un’abitazione privata. Uno dei due soggetti appiccava il fuoco con una tanica di benzina prima ad un’auto e poi al furgone di Mirko, l’idraulico di Latina, che in seguito sarebbe stato incontrato anche dal sindaco di Latina in segno di solidarietà. L’altro soggetto, invece, procedeva alla accensine della bomba attendendo, in sicurezza, l’esplosione che si sarebbe verificata un minuto dopo.

“Ce semo andati a mette la bomba sotto al coso, come se chiama? – spiega “Spadino” alla madre mentre si trovava già recluso in carcere – Al figlio de coso, sotto alle Nervi, al figlio de…Manuel Nardone. Eh perché è venuto sotto con la pistola giocattolo e io c’avevo la 9 e gli faccio a coso…a Mario (nda: Mario Nardone), gli faccio, ti sparo in bocca, che dovemo fa’? Ha preso subito, è scappato. Semo andati alle Nervi, un chilo e mezzo de bomba: boom! Scoppia tutto il palazzo”.
La decisione di piazzare la bomba in Viale Nervi sarebbe scaturita da un affronto subito dallo stesso Nico Mauriello, in quanto Mario e Manuel Nardone, armati di scacciacani, si sarebbero recati ai palazzi Arlecchino. Al che Mauriello avrebbe minacciato Mario Nardone con una pistola 9X21. Vedere un personaggio legato alla vecchia malavita latinense, peraltro perdente nella guerra criminale con i clan Ciarelli e Di Silvio nel 2010, fece sì che Mattia Spinelli e Nico Mauriello architettassero di far scoppiare un ordigno in Viale Nervi, presso le mini vele dove vive la famiglia Nardone, colpita dopo la bomba in via Darsena, il cui bersaglio è stato Maurizio Santucci cognato di Nardone e inseriti negli ambienti criminali latinensi. I due sono stati co-imputati anche per traffico internazionale di stupefacenti e c’è una sentenza di prescrizione sempre per fatti di droga. Il prossimo 13 marzo, presso il Tribunale di Latina, riprenderà un altro processo che li vede entrambi imputati.
In quella notte del 18 settembre prese fuoco anche l’auto di una donna, sposata con il cugino deceduto di Maurizio Santucci, oltreché al furgone dell’idraulico avulso da contesti criminali.
Per il gruppo Arlecchino, i Santucci erano diventati un bersaglio da abbattere e così i Nardone. Secondo la gang emergente, inoltre, uno dei parenti di Santucci aveva indicato in loro come i responsabili della bomba di Via Darsena datata 8 settembre.

La bomba di Viale Nervi, datata 18 settembre, sarebbe stata posizionata proprio da Nico Mauriello detto Spadino. A dirlo è Mattia Spinelli, intercettato nella cella del carcere, a Latina, mentre parla con Matteo Baldascini. “Spadino l’ha messa là, non è bomba quella di scarto, si sente proprio la polvere come quella da sparo”.
Tuttavia, il bersaglio della bomba di Viale Nervi sarebbe Loris Santangelo, nipote di Maurizio Santucci, che abita alla scala O di Viale Nervi e il figlio d Mario Nardone, Manuel, pregiudicato per detenzione di 8 etti di hashish e 100 di marijuana, nonché per detenzione illegale di esplosivo.
Le bombe, spiega Mattia Spinelli, tra cui quella piazzata in Viale Nervi, “sono micidiali” e provengono da Foggia. “Non le puoi lanciare, quelle le devi appoggiare e te ne devi andare perché non si da mai che ti scoppia in mano, devi essere proprio capace perché una volta che l’accendi è così, ti puoi bruciare”.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il secondo soggetto non identificato sarebbe un tale chiamato “Cuglia”, un ragazzetto nordafricano sui vent’anni che bazzicherebbe la zona delle Arlecchino portando a spasso un pitbull. A spiegarlo, intercettato in carcere mentre parla alla madre, è Nico Mauriello. “Dicono che sotto alle Nervi e alle altre piazze sono rimasti i pezzi delle bombe artigianali, quelle non sono bottiglie incendiarie…i pezzetti li trovi…tanto se escono le impronte sono di Cuglia…il ragazzetto, tutto lui ha fatto alla piazzetta”. La madre di Mauriello ribadisce: “Dal video s vede anche quando corre, dove ha appicciato”.
La micidialità dell’ordigno di Viale Nervi viene descritta dal consulente della Procura di Latina, il tenente colonnello Spinazzola dello Stato Maggiore dello Stato italiano: “I risultati distruttivi dovuti alla detonazione di un ordigno artigianale sono in questo caso da intendersi micidiali in quanto indonei a causare il crollo di parti di murate di tamponamento vieppiù amplificati da un drammatico effetto secondario dovuto alla proiezione di schegge di vetro di varie dimensioni derivante dalla frantumazione delle vetrate”. Secondo il consulente, la bomba di Viale Nervi aveva capacità di uccidere: “i reperti visionati evidenziano la costruzione artigianale dell’ordigno che appare costituito nella sua essenza da una lattina di bibita, verosimilmente riempita e intasata con esplosivo ad alto potenziale. L’ordigno dotato di miccia appare semplice nel suo confezionamento in quanto i resti constano nei frammenti di alluminio la tenuta e il trasporto dell’ordigno che, di massima, è stato confezionato altrove e non assemblato in loco”.

L’ordigno “sarebbe stato certamente idoneo a uccidere e ferire gravemente nel raggio di 15 metri. A questo va aggiunta la dinamica criminale operata dagli attentatori in quanto quasi un minuto prima dell’esplosione è stato sviluppato l’incendio delle vetture sin da subito, come testimoniato dalle videocamere di sorveglianza. La dinamica posta in essere ha reso insidiosa ancora di più l’azione criminale potendo provocare l’investimento dall’esplosione di cittadini accorsi e intenti a domare le fiamme”.
Il consulente ha inoltre verificato al congruenza tra gli ordigni utilizzati in Viale Nervi e in Via Darsena: in entrambi i casi c’è l’uso di materiali di recupero come lattine di bibite in alluminio insieme a carta di colore marrone e verde. Affine è il modus operandi delle due azioni esplosive, una avvenuta l’8 settembre, l’altra il 18 dello stesso mese.
Gli Spinelli volevano affermare la loro “supremazia criminale”. Lo si evince anche dall’episodio contestato a Yuri Spinelli (arrestato il 7 novembre ad Aprilia insieme a Giovanni Furno, poiché sorpresi con un chilo di droga). Siamo nella notte tra il 3 e il 4 novembre, il gemello Yuri è rimasto solo perché il fratello è in carcere per via della tentata estorsione al noleggiatore di auto. Inoltre, l’Ater, con la collaborazione dei Carabinieri, ha revocato la casa popolare ai fratelli Bevilacqua, sodali degli Spinelli e condannati a dicembre con loro in un medesimo procedimento per spaccio di droga.
Yuri Spinelli, nella notte del 4 novembre, avrebbe agito alle Arlecchino, in un’azione ritorsiva dovuta alla revoca della casa popolare, insieme ad altre quattro persone, solo che l’oscurità non ha permesso di avere una resa chiara delle immagini video-registrate. L’unico ad essere identificato con certezza è Yuri Spinelli: sarebbe stato lui ad innescare le bottiglie tipo molotov. Le telecamere seguono il ventenne sin da quando esce da casa sua situata in tutta altra parte di Latina, fino a quando arriva al civico 6 di Via Guida Rossa, dove si trova l’abitazione revocata ai morosi Bevilacqua. Successivamente, alle ore 1.08 del 4 novembre, vicino al civico 12 di via Guido Rossa, le telecamere installate per fini investigativi riprendono tre accensioni di altrettanti fumogeni segnalatori, come se si dovesse tracciare un percorso nel vialetto che dalla strada conduce all’incendio che sarà innescato.
Alle ore 1.24, dopo un tentativo di accensione non andato a buon fine, la telecamere riprende l’accensione del fuoco sotto il porticato della scala F. Ci sono due soggetti che compiono ben tre accensione vicino alla catasta di legno e un ulteriore che funge da palo. Successivamente, tutti e tre si dirigono verso Via Galvaligi e scappano via. L’incendio danneggia l’impianto elettrico, i vani scale, le cassette postali, l’intonaco delle pareti e la struttura portante. Tutto avrebbe potuto mettere in serio pericolo l’incolumità delle persone residenti.
Secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che firma gli arresti: “Non avrebbe senso sottoporre gli indagati gi indagati agli arresti domiciliari nella loro confort zone dove sono in grado di gestire ogni cosa e decidere il bello e il cattivo tempo in spregio delle leggi e delle più comuni regole del vivere civile”. E ancora, sugli attentato: “c’è un fil rouge che lega gli episodi: la destinazione e la conquista delle aree di spaccio”.
