Il rebus della stagione delle bombe a Latina non è ancora stato risolto: sono gli stessi inquirenti a parlare di prima parte dell’indagine
Sono stati la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli e il capo della squadra mobile di Latina, Giuseppe Lodeserto, a parlare – nella conferenza stampa tenutasi in Via Ezio, alla presenza anche del comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Latina, Salvatore Pascariello e del comandante della Compagnia, Antonino Maggio – di una indagine che è ancora parziale.
D’altra parte il pool di magistrati di Latina che si occupano della cosiddetta stagione delle bombe è composto da ben cinque sostituti procuratori – Martina Taglione, Valentina Giammaria, Valerio De Luca, Giuseppe Bontempo e Giuseppe Aiello -, il che non può che significare che la materia indagata è vasta e non si limita all’escalation criminale dello scalmanato Mattia Spinelli, il 20enne che, secondo lui, aveva scatenato una guerra in cinque mesi, intimidendo con le bombe vecchi personaggi della malavita pontina come Maurizio Saccucci e Mario Nardone.
Tre gli attentati che gli inquirenti ritengono di aver delineato nell’indagine odierna. Si tratta di quello avvenuto dell’8 settembre quando una bomba distrusse il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita il vecchio personaggio della mala latinense: Maurizio Santucci. A seguire, l’attentato dinamitardo avvenuto il 18 settembre quando un’altra bomba distrusse l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele, oltreché all’incendio di un’auto e un furgoncino. Un complesso dove peraltro vive una delle vittime di Mattia Spinelli, arrestato per tentata estorsione, e parenti di Saccucci e Nardone.
Infine, le molotov lanciate all’interno dell’androne ricadente al civico 6 di Via Guido Rossa, tanto da provocare un incendio che danneggiò il quadro elettrico dei contatori. Un’azione criminale direttamente connessa allo sgombero dell’appartamento dei fratelli Ernesto e Fausto Bevilacqua (condannati a dicembre con gli Spinelli per spaccio di droga), legati al sodalizio di pusher delle “Arlecchino”.
All’appello, quindi, mancano diversi episodi che in questi mesi, e per un certo periodo parallelamente ad Aprilia dove è stata decapitato il clan più agguerrito della provincia, capeggiato da Patrizio Forniti, hanno lasciato attoniti i cittadini di Latina, vittime di una cartolina della città pessima e degradata, restituita da questa guerra per lo spaccio e dall’ansia di emergere da parte di giovani violenti e rozzi: basti pensare alle dichiarazioni auto-accusatorie e involontarie che Mattia Spinelli e il braccio destro, Nico Mauriello detto “Spadino”, fanno parlando ingenuamente in carcere a Latina.
Una scia di attentati, non tutti risolti, che ha avuto probabilmente inizio a febbraio 2025 con la casa di due pregiudicati, i fratelli Ortenzi, condannati per reati di droga, andata a fuoco in un complesso che si trova sul litorale di Latina.
La stagione delle bombe vera e propria, però, è iniziata il 5 maggio scorso: un ordigno militare fu trovato inesploso in Corso Matteotti davanti all’officina di un uomo legato agli ambienti dello spaccio (se fosse scoppiata, vista anche la posizione centralissima, avrebbe potuto provocare una strage); 11 giorni dopo, il 16 maggio, un conoscente del gestore dell’officina, subisce un attentato con una bomba carta all’ingresso della casa in Via Torre Vittoria, nella zona di Santa Fecitola.
La fine primavera e l’estate passano indenni, ma, a settembre, la città vive i vari botta e risposta della fazione delle case Arlecchino con i personaggi della vecchia mala: il 7 settembre l’ordigno che devasta l’ingresso al civico 10 di Via Guida Rossa (palazzi Arlecchino). In quel civico abita Davide Greco, arrestato oggi, e in quella data di settembre furono trovate tre pistole di provenienza illecita, munizioni e cocaina, tanto che lo stesso Greco fu denunciato per una non ingente quantità di droga.
24 ore dopo, l’8 settembre, una bomba distrugge il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense. Il 13 settembre, di fronte ai palazzi Arlecchino, sempre in via Guido Rossa, un ordigno squarta la Smart Fort Two di una donna, di professione A.T.A. in una scuola, fuori dai contesti criminali. Dopodiché, il 18 settembre, un’altra bomba distrugge l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele.
Quest’ultimo attentato sembra porre un freno a tutto, tanto che non succede più niente di rilevante per due mesi, fino a che, a fine novembre, esattamente il 22 di quel mese, scoppia una bomba nel cortile del civico 203 in viale Kennedy. In quel condominio, dopo la deflagrazione, si presenta un personaggio piuttosto noto della malavita pontina, in quanto lì abita un parente stretto. Una settimana dopo, a pochi passi da quel condominio, in via Chiarello, va a fuoco l’auto di un gestore di locale della movida pontina, legato anche a personaggi criminali. Peraltro, in via Chiarello, ci vive la compagna di quel personaggio che si era precipitato dopo la deflagrazione in viale Kennedy.
Ad ogni modo, si arriva al 27 dicembre scorso e alla bomba che, in Via Corridoni, ha distrutto l’auto dell’operaio rumeno al Nicolosi e poco meno di 24 ore dopo l’ordigno che ha devastato il terrazzo del 47enne cuoco in Via Faggiana.
Dunque, a conto rapido, gli inquirenti ritengono di aver risolto un terzo degli attentati intimidatori avvenuti in città (escludendo episodi come la casa bruciata degli Ortenzi e altri con minore eco mediatica). Tre episodi su nove, senza contare che altre bombe potrebbero essere state esplose senza che abbiano provocato danni ingenti, ma che hanno raggiunto l’obiettivo di far pervenire il messaggio a chi doveva riceverlo.
Ad esempio, lo scorso 21 settembre, a tre giorni dall’attentato in Viale Nervi, i Carabinieri della Compagnia di Latina, guidati dal capitano Antonio Maggio, erano intervenuti in località Pantanaccio, in Via Mercurio, dove, poco prima, ignoti avevano lasciato un pacco sospetto innanzi ad un’abitazione, per poi allontanarsi, come segnalato dallo stesso proprietario dell’immobile. A ritrovare il falso pacco bomba è stato il pregiudicato Fabio Di Stefano detto “Il Siciliano”, genero di Giuseppe Di Silvio detto “Romolo”, che sta scontando la pena per l’omicidio Buonamano consumato all’inizio della guerra criminale del 2010.
Un episodio di certo avvolto nel mistero. Come lo è altrettanto quello raccontato in carcere, mentre era intercettato, da Mattia Spinelli il quale spiega all’amico pregiudicato Matteo Baldascini di aver sparato all’impazzata una notte, a Latina: “Gli ho sparato…proprio a crivellarli col Q8…dalla palaboxe fino alla stadio, fino a sotto da Spadino”.
La certezza è che sia a Latina che ad Aprilia c’è stato e c’è ancora un vuoto di potere nel mondo criminale e molte circostanze ancora non emerse o non confermate dimostrano di come girino tante armi e persino materiale esplosivo custodito anche in centri più piccoli della provincia, forse all’ombra del Promontorio. Tutte circostanze che, però, non verranno chiarite lunedì 12 gennaio quando i quattro arrestati dell’operazione di ieri, 8 gennaio, dovranno affrontare l’interrogatorio di garanzia col giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano. Mattia Spinelli e Nico Mauriello detto Spadino, video collegati dal carcere di Civitavecchia, Yuri Spinelli da quello di Frosinone, e Davide Greco da quello di Latina. È scontato che si avvaleranno della facoltà di non rispondere. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Massimo Frisetti, Gaetano Marino, Alessia Vita e Riccardo De Mauri.
