Il 3 febbraio 1969 segna in modo emblematico un punto di svolta per la Comunità: manifestazione dell’apice della crisi ma anche momento in cui si iniziano a delineare le nuove linee di sviluppo. Linee spesso contraddittorie e ambivalenti, che porteranno a acuire le divisioni ed i conflitti all’interno della Città.
Ebbe vasta eco sul piano nazionale, se ne occuparono tutti gli organi di informazione e importanti quotidiani dedicarono ad essa l’attenzione della prima pagina. Una “storia” che è stata spartiacque decisivo per la vita economica, politica e sociale.
La rivolta di Fondi si colloca nella più ampia sequenza di moti sociali che nel biennio 1968-69 interessarono l’insieme delle campagne italiane: dalla contestazione degli aderenti alla Coldiretti nei confronti del loro Presidente Bonomi, in occasione della Fiera Agricola di Verona, alla manifestazione dei 60 mila a Roma, indetta dall’Alleanza dei Contadini; dalle cinque giornate di lotta dei viticoltori del Monferrato e delle Langhe agli scioperi bracciantili della Sicilia, del Lazio e della Sardegna contro le zone salariali; dalla rivolta di Fondi a quella di Battipaglia in conseguenza della crisi dell’industria di trasformazione dei prodotti agricoli; dalle manifestazioni per la riforma dei patti agrari nelle Marche e in Toscana agli scioperi zonali in Basilicata per l’irrigazione e la riforma del collocamento.
Al di là delle valutazioni di merito sui singoli aspetti è innegabile che si iniziano a delineare allora i nuovi scenari economici, politici e sociali all’interno dei quali, pur con lo spostarsi di volta in volta dei punti di equilibrio e dei poteri, ci si muove per lo meno fino alla metà degli anni novanta.
