L’inchiesta su Cisterna coordinata dalla Procura e svolta dal Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Latina ha portato oggi, 24 febbraio, all’esecuzione dell’ordinanza disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano. A finire ai domiciliari, come noto, il consigliere comunale di maggioranza del gruppo “Conosco Cisterna, Renio Monti, e il dirigente all’Urbanistica, Luca De Vincenti. Gli architetti Domenico Monti, padre del più giovane Renio, e Eleonora Boccacci, invece, sono stati destinatari dell’obbligo di presentazione giornaliera alla polizia giudiziaria.
Il provvedimento cautelare scaturisce da un’attività d’indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Valentina Giammaria, che ha coordinato i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, guidati dal tenente colonnello Nicola Davide Lorenzo. L’indagine ha consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine a presunte condotte corruttive.
Nessuna misura cautelare è stata disposta per gli imprenditore Davide D’Ercole e Gabriele Califano (anche per via delle condizioni di salute precarie), i quali, secondo l’ordinanza del Gip, sono stati quasi costretti a rivolgersi a quello che viene descritto dallo stesso giudice come un sistema di malcostume generalizzato e radicato a Cisterna. Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Angelo Farau, Domenico Volante, Aldo Pomponi, Massimo Caria, Caterina Suppa e Francesco Caroleo Grimaldi, valuterà nei prossimi giorni il da farsi. Fatto sta che quello che è avvenuto oggi a Cisterna è un forte scossone all’amministrazione del sindaco Valentino Mantini, il quale, dopo aver specificato che non si dimetterà, sarà probabilmente chiamato a spiegare i suoi rapporti con i Monti. Domenico Monti, infatti, viene definito dagli stessi finanzieri come “consigliere personale del Sindaco”.
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Le fattispecie di reato ipotizzate riguardano due filoni dell’indagine. Il primo episodio riguarda la realizzazione di una struttura, per il quale l’imprenditore David D’Ercole avrebbe ricevuto da due funzionari comunali (indagati ma non destinatari del provvedimento cautelare), Gisleno Moretti e Marco Pompili, l’indicazione di rivolgersi ad uno specifico studio di architettura per la progettazione, quello di Domenico e Renio Monti. L’imprenditore avrebbe così ottenuto, anche a fronte della promessa di 75.000 euro (di cui € 20.000 effettivamente corrisposti), la garanzia dell’approvazione del progetto per la realizzazione di un fabbricato a destinazione mista (commerciale/servizi privati).

Il secondo episodio attiene alla corresponsione di 40.000 euro da parte dell’imprenditore Gabriele Califano a favore del dirigente comunale Luca De Vincenti tesa a favorire l’approvazione di una pratica relativa al progetto di ampliamento al 25% del sito produttivo Califano Carrelli. A tal fine, il dirigente comunale, pur nella consapevolezza della presenza di irregolarità degli edifici esistenti, avrebbe consapevolmente apposto il parere favorevole di regolarità tecnica, omettendo le necessarie verifiche. Coinvolta nella pratica anche l’architetto Eleonora Boccacci, socia di De Vicenti nello studio privato a cui si è rivolto Califano.
Secondo l’ordinanza del Gip Cortegiano, firmata lo scorso 16 febbraio, sono sussistenti le esigenze cautelari per i due Monti, Eleonora Boccacci e Luca De Vincenti. Il consigliere comunale di “Conosco Cisterna” (nonché Presidente della Commissione Urbanistica, Renio Monti, e il dirigente Luca De Vincenti, “hanno abusato della funzione ricoperta per soddisfare fini di lucro, commettendo corruzioni in modo spregiudicato”.
Domenico Monti e Boccacci, invece, “possono vantare conoscenze all’interno del Comune di Cistenra, attraverso le quali sono concretamente in grado di influenzare l’agire pubblico-amministrativo in favore dei propri interessi e a dispetto, o meglio, a scapito, della correttezza e del buon andamento della Pubblica Amministrazione”.
Per il Gip appaiono allarmanti anche le condotte dei due funzioni del Comune di Cisterna, Gisleno Moretti e Marco Pompili, i quali “hanno offerto un contributo casualmente efficiente al perseguimento del comune fine illecito, senza che nessuno all’interno dell’Ente abbia opposto “resistenza”.
Le accuse sono gravi. Si parla di corruzione e mazzette. Renio Monti e il padre Domenico Monti, in concorso con l’imprenditore della società 3Heads srl (ex Latina Moda srl), David D’Ercole, e ai due co-indagati Gisleno Moretti e Marco Pompili, sono accusati per l’appunto di corruzione.
Il reato è contestato a Moretti e Pompili, entrambi funzionari presso lo Sportello Edilizia e Attività Produttive al Comune di Cisterna, a Renio Monti, in qualità di consigliere comunale e Presidente della Commissione Urbanistica, e a Domenico Monti, titolare dello studio di architettura associato “Monti” e padre del suddetto consigliere. I quattro avrebbero ricevuto indebitamente denaro per un atto contrario ai doveri d’ufficio. da D’Ercole, titolare della 3Heads srl.

Sarebbero stati i funzionari del Sue, Moretti e Pompili, a caldeggiare a D’Ercole lo studio Monti così da ottenere l’approvazione di un progetto per un centro commerciale (in gergo urbanistico una media struttura di vendita) ubicata in Corso della Repubblica, all’angolo con via delle Province, a Cisterna.
Successivamente, Renio Monti avrebbe accettato l’incarico del progetto da D’Ercole e lo avrebbe presentato al Comune di Cisterna. Un conflitto d’interessi evidente, essendo Monti anche consigliere e a capo della Commissione Urbanistica. Un doppio ruolo che ha fatto drizzare le antenne agli inquirenti. È Monti che avrebbe rassicurato D’Ercole proprio in ragione della sua carica politica, circa l’approvazione della realizzazione del centro commerciale.
Ecco che Renio Monti, dopo aver firmato il progetto come progettista di un’opera già presentata ma mai approvata, si sarebbe adoperato per far adottare la delibera di Giunta del Comune di Cisterna in data 17 ottobre 2022 avente ad oggetto la “Realizzazione di opere urbanistiche primaria a parziale scomputo del contributo per la realizzazione di un fabbricato a destinazione mista (commerciale/servizi privati) su aree ubicate all’interno del PPE denominato il centro della città”, presentato dalla 3Heads di D’Ercole. Una delibera approvata dalla già insediata Giunta del sindado Valentino Mantini. In cambio della delibera, secondo la Procura, i due Monti avrebbe accettato al promessa, come da contratto, di ricevere da D’Ercole la somma di 75mila euro, dei quali 20mila euro sarebbero stati corrisposti e dissimulati in un corrispettivo a vantaggio di padre e figlio e a soggetti a loro riconducibili. Soldi che sarebbero serviti a pagare fatture per il progetto del centro commerciale realizzato dall’architetto e mai approvato, ma fatto passare in Giunta dall’opera di persuasione di Monti junior. 2500 euro sarebbero andati a Renio Monti, 7500 euro a una collaboratrice dello studio di architettura, infine 10mila in tasca a Domenico Monti.
Accusati di corruzione anche Eleonora Boccacci, Gabriele Califano e Luca De Vincenti. Quest’ultimo è accusato in qualità di Dirigente di Urbanistica e Lavori Pubblici del Comune di Cisterna, insieme all’imprenditore della Califano Carrelli, Gabriele Califono, e a Eleonora Boccacci, architetto e collaboratrice di uno studio professionale dove De Vincenti era socio.
Califano avrebbe elargito a De Vincenti e Boccacci, in contanti e tramite parcella, la somma di 40mila euro. La parcella si sostanzia di due fatture emesse da Califano a favore di Boccacci così da realizzare gli interessi della sua società, ubicata sulla SS Pontina, nel territorio del Comune di Cisterna. La somma di denaro sarebbe stata ricevuta sia da Boccacci che da De Vincenti. In cambio, ci sarebbe stata la velocizzazione di una pratica d’interesse per Califano: l’istanza di ampliamento del sito produttivo della Califano Carreli, depositata al Comune di Cisterna nel 2021.
Sarebbe stato De Vincenti, secondo gli inquirenti, ad adoperarsi per far approvare al delibera per l’ampliamento dalla Giunta Mantini a dicembre 2021, ossia a due mesi dalla elezione dell’attuale Sindaco. De Vincenti, da Dirigente, ha approvato nei fatti il parere favorevole di regolarità tecnica, omettendo di verificare la regolarità degli edifici esistenti e consapevole dell’esistenza sul sito della Califano Carrellli di una istanza di ampliamento per manufatti abusivi. Un particolare che avrebbe impedito al Dirigente di dare il lasciapassare al parere tecnico.
Non solo, perché De Vincenti, sulla base delle investigazioni della Guardia di Finanza di Latina, si sarebbe adoperato a far approvare dalla Giunta Mantini la delibera numero 5 risalente alla data del 17 gennaio 2023, avente ad oggetto “linee guida e criteri per la valutazione degli interventi in variante al Piano Regolatore”. La manovra ha consentito alla Califano Carrelli spa di ampliare la superficie della propria attività produttiva del 25% rispetto alla superficie esistente.
Sottolinea il Gip Cortegiano nella ordinanza cautelare che l’inchieste, come anticipato nei giorni scorsi, puntava in alto, a due grossi affari commerciali che hanno contraddistinto Cisterna: la cosiddetta “buca” e le ex Manifatture del Circeo. Tutto nasce dalla denuncia dettagliata di un ex pubblico ufficiale del Comune di Cisterna e i finanzieri si concentrano sull’affare dela Gisi Immobiliare controllata dal noto imprenditore del luogo, Domenico Capitani. La società si è aggiudicata all’asta l’area dell’ex consorzio agrario, adiacente all’ex cinema Luiselli: un’area conosciuta da tutti come la “buca di Cisterna”, già di proprietà della Studio M srl.
In ragione della mancata fideiussione bancaria da parte della Gisi, il Comune, dopo aver concesso lo schema di convenzione approvato con il programma integrato tramite delibera di consiglio comunale in data 10 dicembre 2004, aveva proceduto a revocare contratto e permesso a costruire.
Al che, la Gisi avviò trattative col Comune, rassicurandolo, e nel 2009 procedette ad abbattere l’immobile sull’area dell’ex cinema Luiselli. Ciò che appare rilevante, secondo il Gip, è che i progetti del Programma di Intervento Integrato, realizzati dallo studio Bellardini e Giammatteo, passarono in data 20 dicembre 2019 alla studio degli architetto Domenico e Renio Monti. Sin da subito, emersero condotte che il Gip definisce “anomale” tanto da essere conclamato il conflitto di interessi del figlio Renio Monti, progettista per la Gisi Immobiliare srl e al contempo consigliere comunale di Cisterna, consigliere provinciale in quota PD e, soprattutto, Presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Cisterna.
Inoltre, benché le evidenti inadempienze contrattuali della Gisi srl, il Comune di Cisterna rimaneva impassibili non adottando provvedimenti contrati agli interessi della società. La lobby dei Monti, tra pubblica amministrazione e interessi privati nel campo edilizio e urbanistico, è stata così scandagliata dagli occhi dei finanzieri del Nucleo Pef, fino ad arrivare alle misure cautelari odierne.
La posizione di Renio Monti, in effetti, appare quella più compromessa. Da consigliere comunale, chiama i funzionari Marco Pompili e Gisleno Monti per la pratica della 3Heads del latinense D’Ercole. Il problema è che Monti li chiama come architetto interessato alla pratica, quando è anche consigliere comunale (eletto a ottobre 2021 e convalidato il mese dopo). Dopodiché, Monti junior contatta, a ottobre 2021, a pochi giorni dalla vittoria di Mantini come Sindaco di Cisterna, D’Ercole, definito da Domenico Monti (che entra in scena in un secondo momento) come “chiglio de ‘o Mcdonald, rappresentandogli di aver risolto in un giorno la pratica che da tempo giaceva negli uffici del Comune. Un conflitto d’interessi sesquipedale sottolineato dall’allora segretario generale del Comune di Cisterna, Graziella Cannizzaro, all’assessore all’urbanistica Andrea Santilli (Partito Democratico).

Quelle che emerge è che il progetto della 3Heads incagliato al Comune, ma presentato da un altri architetto, viene sbloccato da Renio Monti e dal padre Domenico. Secondo una consulenza tecnica fornita da un architetto incaricato dalla Procura di Latina, Pietro Cozzolino, il progetto bis di Monti “non presentava sostanziali innovazioni”, bensì era “un mero rimaneggiamento”. Anzi, “il progetto Monti – scrive il consulente della Procura – si limita a dare poche indicazioni sui parametri esterni che sono caratterizzati in parte da superfici rivestite da pannellature e in parte da pareti intonacate”. Tale progetto “può essere considerato un mero rimaneggiamento” dell’altro progetto che evidentemente non aveva l’architetto “giusto” per presentarlo al Comune: “non presenta sostanziali innovazioni”. Peraltro è lo stesso architetto “sbagliato” che, ascoltato dagli investigatori, ha spiegato di aver avuto dissidi con il dirigente arrestato Luca De Vincenti e con i funzionari Moretti e Pompili, indagati a piede libero. Alla fine, l’architetto “sbagliato” ci ha rimesso il cliente, D’Ercole, il quale, su indicazione dei funzionari del Comune, si è rivolto all’architetto “giusto” così da ottenere il lasciapassare al progetto.
Le modifiche non rilevanti dei Monti consentirono a D’Ercole di vedersi approvato il progetto dal Comune di Cisterna. Tutto in cambio di una lauta parcella. Peraltro quando D’Ercole cambia l’architetto (“una brava persona”) e si affida a Renio Monti, è lo stesso funzionario Moretti ad esclamare intercettato: “Era ora. Gliel’ho detto in tutti i modi…hanno recepito bene”.
A ottobre 2022, la Giunta del Sindaco Valentino Mantini, con l’assessore Andrea Santilli che chiama Renio Monti per la validazione della 3Heads, approva la delibera a favore della società di D’Ercole. Un passaggio che viene notato dall’allora segretaria generale del Comune, Gabriella Cannizzaro, la quale lo fa presente a Santilli. Non solo lei, però. Secondo l’ordinanza del Gip Cortegiano, “diversi assessori si risentivano per il palese conflitto d’interessi” di Monti, manifestando “la loro contrarietà al Sindaco Mantini che, però, evidentemente, riteneva che si potesse soprassedere perché probabilmente per come affermato da Santilli, si trattata di rispetto di “equilibri politici”. Una affermazione che “ha come immediato corollario, la subordinazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione al rispetto degli “equilibri politici”.
È lo stesso Renio Monti che, da Presidente della Commissione Urbanistica, approva le linee guida per la valutazione degli interventi in variante al Piano Regolatore, utili alla Califano Carrelli – la società coinvolta nell’altro episodio di corruzione – per aumentare gli spazi del 25%, pur essendo interessato l’immobile da evidenti abusi edilizi, coperti da un semplice telone bianco per evitare che fossero visibili. È ancora l’allora segretaria generale ad avvertire l’assessore Santilli che la delibera preparata da De Vincenti per la Califano Carrelli andava oltre le regole: si rischiava di “adottare un atto invalido”.
Alla delibera per l’ampliamento del 25% della Califano Carrelli, erano interessati i due Monti che ne parlano intercettati al telefono: “Entro fine mese è approvata comunque”, spiega Renio Monti al padre Domenico. D’altra parte i Monti erano interessati a molti progetti, tra cui i due più grossi: quella della Gisi (buca di Cisterna) e quella della Giafra (ex Manifatture). Alla fine l’atto per la Califano Carrelli viene approvato dal consiglio comunale il 17 gennaio 2023, così da essere definito da De Vincenti stesso come “la delibera di Califano” con “il regalo dei 25”, in riferimento all’ampliamento delle superfici del 25%. Tutto a fronte da una lauta parcella intascata Da Vincenti e dal duo Monti.
