Karibu
Con la t-shirt bianca di Karibù sulla sinistra Liliane Murekatete, figlia di Marie Thérèse Mukamitsindo, al centro la fondatrice della Cooperativa e sulla destra Tommaso Ciarmatore, ex dipendente di K. e tuttora Assessore politiche sociali di Roccagorga.

KARIBU GRANDE SIGNORA DI UMUGANDA (2° PARTE)

in Cronaca/Focus/Politica

Il 27 agosto 2010 Marie Thérèse Mukamitsindo, intervenuta come relatrice al “Meeting di Rimini” di Comunione e Liberazione, aveva sostenuto l’importanza di accompagnare verso l’integrazione donne in fuga da Paesi in guerra attraverso percorsi “ritagliati su misura” sulla loro identità e sulle loro specifiche esigenze. Piccoli progetti rivolti a un numero ridotto di destinatari. Ciò che avviene da quel momento in poi è l’esatto opposto e nella prima parte si è visto come “la crisi libica” e il caso della Cooperativa “Fantasie” abbiano contribuito a questo processo.

SEZZE E ROCCAGORGA

Quasi due mesi dopo l’apparizione di Rimini la determina 308 del settore servizi sociali del Comune di Sezze affida la gestione del Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) alla Karibù nel quadro dell’Accordo Temporaneo di Scopo. Si tratta di attivare percorsi volti all’integrazione per 25 richiedenti asilo, ma la Cooperativa è forte già di un’esperienza che dura a Roccagorga dal 2004. Sin da quell’anno, nell’ambito dello Sprar rocchigiano (SIPROIMI, Sistema di Protezione per Titolari di Protezione Internazionale e per Minori non Accompagnati, secondo il DDL Sicurezza da pochi mesi licenziato dal Governo), la Mukamistindo ha seguito progetti per donne e minori. Un modello di best practices che per circa un decennio ha permesso a bambini e adolescenti di ricevere un’istruzione e trovare successivamente un lavoro stabile in loco: alcuni di essi sono diventati addirittura mediatori culturali.

LA CRISI DELLO SPRAR DI ROCCAGORGA

Nel biennio 2014-2015 la spinta propulsiva del Sistema di Protezione del piccolo Comune dei Lepini si è però esaurita. L’aumento del numero degli accolti (34 maschi maggiorenni nel 2014, sommati ai 18 minori, e 40 attualmente), oltre all’aggravarsi della crisi economica italiana, hanno fatto sì che i giovani provenienti da Paesi in Guerra non abbiano più trovato lavori stabili avvertendo una certa incertezza nel futuro. Questo è quanto si legge nell’articolo Fare spazio all’accoglienza. Una riflessione territoriale sul progetto di integrazione territoriale di Roccagorga dell’architetto e urbanista nonché docente dell’Università Roma Tre Sandra Annunziata, pubblicato sulla rivista “Mondi migranti” (pagg. 39-56 del fascicolo I, 2017). Purtroppo non è stato possibile intervistare la brava ricercatrice di origini bresciane perché scomparsa recentemente all’età di 39 anni.

Sandra Annunziata, la giovane docente e ricercatrice dell’Università “Roma Tre”, scomparsa improvvisamente nel gennaio 2019

LA PERDITA DELLO SPRAR A SEZZE

L’affidamento dello Sprar di Sezze (2011-2013) viene rinnovato per un ulteriore triennio con la determina 22 del 27 febbraio del 2014. Di proroga in proroga si arriva fino al nuovo bando della Stazione Unica Appaltante di Cisterna del 2018 per 50 richiedenti asilo di cui si è scritto in Arteinsieme: l’imperatrice dell’accoglienzaAll’apertura delle buste il punteggio più alto viene assegnato a Karibù, ma errori e incongruenze nella proposta economica portano la Commissione esaminatrice a proclamare assegnataria la Cooperativa di Itri (febbraio 2019). Il ricorso presentato al TAR oltre i termini consentiti non ha fatto altro che rendere definitiva la vittoria di Arteinsieme.

I CAS SEZZESI

A Sezze fino al 2017 Karibù gestiva diversi Centri di Accoglienza Straordinaria: Centro Aidin di Via Murolungo, dei cui avvenimenti si veda la I parte, un centro a Via Melogrosso, un altro a Via Sorana e infine a Via S.S. Sebastiano e Rocco. A questi si aggiungano delle abitazioni destinate all’accoglienza in Via Libertà e a Porta Romana. Attualmente gli adulti maggiorenni confluiscono nell’unico CAS rimasto sotto il controllo della Cooperativa della Mukamitsindo, quello di Via Murolungo. Un capitolo a parte meritano i minori, circa una decina, accolti presso “Casa Amal” nella zona Colli. Analogamente a Roccagorga esiste il centro per soli minorenni “Inema”. Questi ultimi, che già in precedenza erano incentrati maggiormente sui principi che regolavano gli Sprar, rientrano a tutti gli effetti nel SIPROIMI.

KARIBÙ NEL RESTO DEI LEPINI

In località Farneto a Maenza, in mezzo agli ulivi, vi è “Casale dei Lupi” dove i ragazzi africani si dedicano ad attività di coltivazione e raccolta. Il 2 settembre 2016 a Roccasecca dei Volsci il Sindaco Barbara Petroni pubblicò sul gruppo Facebook dell’amministrazione comunale un post in cui denunciava l’arrivo di 25 richiedenti asilo la notte precedente senza alcun preavviso da parte della Prefettura. La prima cittadina, dopo aver mangiato la foglia, ha avuto tutto il tempo di riappacificarsi con Piazza della Libertà e collaborare lo scorso autunno alla realizzazione dell’evento di “Umuganda” con i ragazzi alloggiati in Via Santa Croce.

Il post in un gruppo Facebook locale del Sindaco Barbara Petroni in cui dichiara la totale assenza di preavviso da parte della Prefettura

L’ESPERIENZA DI PRIVERNO

A Priverno dove la Karibù ha gestito lo Sprar dal 2013 al 2016, più due anni di proroga terminati lo scorso anno, è presente nella Zona di Ceriara un altro centro di accoglienza (Via Torretta Rocchigiana). Nell’ottobre 2016 gli ospiti di questa struttura hanno inscenato una protesta davanti all’ex Palazzo Vescovile per la mancata percezione del “pocket money”, la Mukamitsindo ha sedato gli animi acconsentendo alle richieste dei richiedenti asilo.

GLI SPRAR DI MONTE SAN BIAGIO E TERRACINA

Nel 2014 la Karibù vince anche l’appalto per la gestione dello Sprar di Monte San Biagio. Nell’ambito del percorso d’integrazione un rifugiato liberiano, probabilmente affetto da gravi disturbi depressivi, ferisce con un coltello da cucina alla mano e al volto un operatore nigeriano. La dinamica dell’accaduto, come d’altronde la gravità del ferimento, non è mai stata chiarita fino in fondo. Nel maggio 2018 è arrivato anche lo Sprar di Terracina e quel periodo ha coinciso con il punto di massima espansione delle attività della Cooperativa.

I CENTRI D’ACCOGLIENZA A LATINA

A Latina “Silima” con una trentina di ospiti si trova a Via Guido d’Arezzo; poco distante dalla Mediana, a Borgo Isonzo, un altro centro con circa venti beneficiari, mentre una struttura per sole donne è presente a Via dei Pionieri della Bonifica. Fino a un mese fa nel capoluogo pontino vi era un altro CAS a Borgo Sabotino, “Amani”. Presunti problemi insorti con i proprietari dell’immobile hanno obbligato la Karibù a trasferire parte dei rifugiati ad Aprilia e un’altra parte in Via dei Padri Trinitari, lungo la strada che dalla provinciale Cori- Roccamassima conduce fino al Santuario della Madonna del Soccorso.

LA PROTESTA DI CORI

Al raggiungimento del punto di destinazione metà dei ragazzi, una quindicina, uscendo dal pullman si sono resi conto che la “location” era troppo isolata e mal collegata. L’altra metà rimasta dentro si è allora rifiutata di scendere dando vita a una sorta di ribellione. Polizia di Stato e i Carabinieri sono intervenuti per persuadere i più recalcitranti a sistemarsi nel nuovo alloggio. Sul posto sono accorsi, oltre al Sindaco di Cori Mauro Primio De Lillis, anche i sanitari del 118. Le vicende di Amani sono acqua fresca rispetto a quelle avvenute all’Hotel de la Ville e a Casale delle Palme.

IL MISTERO DELL’ “HOTEL DE LA VILLE”

L’Hotel de la Ville era un albergo a quattro stelle costruito nel 1970 in Via Scaravelli, davanti all’Ospedale Santa Maria Goretti. Nel 2013 il Tribunale di Roma ne dichiara il fallimento a seguito delle istanze di tre creditori. A questo punto la struttura dovrebbe finire sotto il pieno controllo del curatore fallimentare in attesa dell’esito di un’asta ad evidenza pubblica e invece qualcosa di anomalo avviene. Una società privata senza titolo continua ad affittare le stanze ai turisti e come se non bastasse conclude un contratto di locazione con la Karibù con il beneplacito della Prefettura.  Alla fine del 2016 dalle recensioni su “Tripadvisor” risulta che i villeggianti condividano la struttura coi richiedenti asilo senza esserne preventivamente informati.

Una delle recensioni su Tripadvisor da cui si apprende la presenza di rifugiati all’ Hotel de la Ville (Novembre 2016)

L’EVACUAZIONE 2 ANNI DOPO LO SFRATTO

Karibù risulta inadempiente al pagamento dei canoni pregressi e delle indennità richieste dalla curatela, ammontanti a centinaia di migliaia di euro. Dopo numerose diffide nella primavera del 2017 il curatore deposita l’istanza di sfratto per morosità, operazione che comporterebbe la ricerca di un’altra sistemazione per i migranti. Sui giornali viene annunciata l’imminenza di una prima procedura di asta pubblica, ma questa finisce deserta come tutte le altre ancora ad oggi. Fatto sta che solo nel marzo 2019 i 40 rifugiati, negli anni precedenti probabilmente di più, vengono trasportati in altri centri. Il tutto avviene non senza tensioni tra gli stranieri e le forze di pubblica sicurezza.

HOTEL “IL CASALE” LUNGO L’APPIA

Nel vecchio albergo Casale delle Palme lungo l’Appia al km 60 le cose vanno ancora peggio. Sulla pagina Facebook nell’estate 2016 il proprietario augura buone ferie a tutti: sembrerebbe una chiusura temporanea in vista di una futura riapertura autunnale o invernale. Invece agli inizi dell’autunno l’infrastruttura viene destinata ai migranti. Sono sessanta secondo Stefania Krilic, la responsabile del servizio inclusione sociale del Comune di Latina (Richiedenti asilo a Latina. La guerra dei numeri e la sindrome da emergenza pubblicato il 17-09-16 su il Giornale di Latina). L’albergo del resto è abilitato a riceverne fino ad un’ottantina.

Hotel “Il Casale” lungo l’Appia nel comune di Latina

LA RIVOLTA A CASALE DELLE PALME

La realtà è che a Casale la situazione è stata sempre fuori controllo e quando nel novembre dell’anno successivo scoppia la rivolta con gli ospiti che gettano i piatti di riso lungo l’Appia, la Digos accerta la presenza di 140 dimostranti. Bisogna evacuare, c’è una manifesta situazione di sovrappopolamento. Marie Thérèse allora su suggerimento della Prefettura individua una nuova location in Via Strada delle Mortellette, traversa di Via Nascosa (Latina), concludendo un contratto di locazione e pagando due mensilità di caparra. Canone mensile di 15mila euro. La proprietaria della villa è un medico come del resto suo marito, sicuramente non ci saranno problemi!

VIA NASCOSA

Dalle parti di Via Nascosa un altro centro con 40 migranti gestito da un’altra Cooperativa c’è già, oltretutto Strada delle Mortellette non è asfaltata, non ha illuminazione pubblica ed è mal collegata al resto della città.  La villa è abusiva, non ha nemmeno l’allaccio fognario, e questo lo si viene a sapere grazie all’esposto di alcuni residenti. A seguire i lavori di ristrutturazione in attesa della venuta dei nuovi ospiti c’è il marito arrestato nel 2008 e condannato in appello per associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico, falso materiale e ideologico (la condanna in Cassazione verrà pubblicata agli inizi del 2018). Il medico è ancora sottoposto al regime detentivo dei domiciliari e li viola davanti agli occhi della polizia locale nel corso sia della prima ispezione che della seconda che porta al sequestro dell’abitazione per abusivismo edilizio. Lo scandalo monta sui giornali.

DA VIA NASCOSA A REHEMA

Il nome di Carlo Del Pero e le vicende che avevano portato alla sua condanna erano facilmente conoscibili attraverso una ricerca su qualsiasi motore di ricerca. Perché la Prefettura non ha fatto alcun genere di verifica né sul sito in cui era localizzata la villa, né sulle sue caratteristiche né tantomeno sulla persona del dott. Del Pero che per giunta aveva lavorato per la Questura di Latina? Ad ogni modo fallito il tentativo di Via Nascosa bisogna trovare ancora un nuovo alloggio agli ex residenti di Casale. Una possibilità per una parte di questi viene trovata lungo la Pontina all’altezza di Campo Verde nel Comune di Aprilia. 

KARIBÙ REGINA ANCHE AD APRILIA

Il pavimento è sollevato e disconnesso, non se ne conosce la causa, l’impianto elettrico sembrerebbe non a norma e il sistema idraulico è causa di continue perdite e infiltrazioni. Per la Prefettura e l’ASL la struttura è agibile e i rifugiati rimangono lì a dimorare. Ad Aprilia proprio Rehema con quasi 60 richiedenti asilo è il Cas più grande, a seguire Jamaha a Via Lipari (Campo di Carne) con più di 50 ragazzi e infine il più piccolo Raha (circa 20 beneficiari) in un ex Bed and Breakfast nella zona di Borgo Le Ferriere, di fronte alla cantina di Casale del Giglio. In passato fecero discutere gli alloggi popolari affidati ai migranti a Via Parigi (quartiere Toscanini), una delle zone più degradate e socialmente difficili della città.

LA VETTA MASSIMA PER KARIBÙ

Dal 2016 fino alla metà del 2018 è un’ascesa continua per la Karibù che passa dai 53 dipendenti del II trimestre di tre anni fa ai più di 150 dipendenti dell’estate dello scorso anno. CasaPound parla di un fatturato arrivato a 11 milioni di euro annui nel 2017 e la stima appare realistica. Marie Thérèse viene premiata dall’ex Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini come “imprenditrice immigrata dell’anno” nel giugno 2018 (evento organizzato dalla multinazionale MoneyGram). Pochi giorni dopo è ospite della trasmissione “Tagadà” de “La7” condotta da Tiziana Panella. A dicembre interviene a Foggia nell’ambito del TEDx: evento organizzato dalla multinazionale del no-profit “Sapling Foundation“.

Liliane Murekatete con Roberto Saviano e due operatori della Karibù.

IL DECRETO SICUREZZA E LA CRISI

Poi però qualcosa si interrompe, inizia la parabola discendente e il DDL Sicurezza (n. 840 del 27 novembre 2018) sembra accelerare questo corso. Il Decreto prevede il taglio di una serie di servizi che vanno dalla mediazione linguistica al sostegno agli stranieri da parte di psicologi. Agli inizi di quest’anno decine di operatori si trovano senza lavoro e le risorse umane in Karibù scendono verso il centinaio. Stipendi pagati in ritardo e un certo malessere che serpeggia da qualche mese anche negli ambienti della “vecchia guardia”.

LA FINE DELLA VECCHIA GUARDIA

Alla fine dell’estate scorsa Claudia Di Fiore, apprezzata mediatrice linguistica e figlia della referente del Consiglio territoriale per l’immigrazione della Prefettura Mariantonietta Salmeri, lascia le dipendenze degli uffici di Via Epicuro (oggi Via Carturan) e inizia a prestare servizio per l’Astrolabio. Agli inizi di quest’anno anche Tommaso Ciarmatore, già Responsabile delle relazioni istituzionali della Cooperativa, dipendente da dieci anni e tuttora Assessore ai servizi sociali del Comune di Roccagorga, cessa il suo rapporto lavorativo con Marie Thérèse. Proprio Ciarmatore in passato era stato individuato sia da parte del consigliere Orlando Angelo Tripodi della Lega che da CasaPound Latina come il miglior rappresentante della commistione tra la Karibù e la Giunta di Carla Amici (PD).

LILIANE MUREKATETE

Eh sì, perché fin quando l’unica figura dominante era quella di Marie Thérèse i rapporti coi dipendenti erano buoni. Quando però nel biennio 2017-2018 viene inserita nell’ufficio di Presidenza la figlia Liliane Murekatete qualcosa nelle relazioni interne all’organigramma comincia a scricchiolare. Non si pensi però che la Murekatete, vissuta tra l’Italia e il Belgio dopo la fuga dal Ruanda con la famiglia nel ’94, sia un corpo estraneo in questo territorio. Il giornalista de “il Foglio” Luca Gambardella la intervista nell’articolo poi pubblicato il 20 ottobre 2017 “Aprilia, Jihad di provincia”. Alla domanda se esista un rischio che alcuni immigrati della Provincia scelgano la via del terrorismo islamista, Liliane risponde: I giornali in queste settimane hanno definito la provincia di Latina la “Molenbeek d’Italia”. Ma sembra piuttosto una zona d’ombra abbandonata a se stessa, il campo di battaglia ideale per “una guerra tra poveri”. 

Liliane Murekatete in abiti tradizionali durante una sfilata di manufatti prodotti dai rifugiati ospiti della Karibù

ABOUBAKAR SOUMAHORO E LA LOTTA AL CAPORALATO

La giovane donna assume notorietà non solo per essere la promotrice di iniziative riguardanti la sartoria e la moda come “Sotto le stelle…oltre il confine”, ma anche per essere la partner dell’abile sindacalista italo-ivoriano Aboubakar Soumahoro. Quando Sacko Soumayla viene ucciso in San Calogero in Provincia di Vibo Valentia da uomini vicini alla ‘Ndrangheta lo scorso giugno, Soumahoro è già molto conosciuto come dirigente dell’USB impegnato nella lotta contro il caporalato. Il suo efficace discorso in occasione della morte del collega maliano e l’apparizione nella trasmissione di Diego Bianchi “Propaganda Live” lo rendo noto a livello nazionale. Non è errato ipotizzare che il sociologo, un tempo bracciante e muratore, sia destinato a far strada nel mondo del sindacalismo e della sinistra italiana. Se non altro una buona cultura politica a fargli da supporto è evidente a tutti.

Il leader dell’USB Aboubakar Soumahoro contrapposto a Matteo Salvini in una copertina del giugno 2018 de “L’Espresso”.

IL PIGNORAMENTO DEI CREDITI DELLA COOPERATIVA

Sulla base di un decreto ingiuntivo del Tribunale di Latina del 28 settembre scorso e reso esecutivo il 27 novembre, il custode giudiziario il 14 dicembre intima alla Karibù il pagamento di 139mila euro. La cooperativa non dà alcun esito all’intimazione. A quel punto l’ufficiale giudiziario sottopone a pignoramento tutti i crediti vantati dalla Mukamitsindo nei confronti di Ministero degli Interni, Regione Lazio, Comune di Latina e di Sezze, oltre che nei confronti di tre Istituti di credito italiani, fino al valore della somma da corrispondere al creditore insoddisfatto. Per la creatura di Marie Thérèse ci troviamo di fronte a un caso di cattiva amministrazione o le casse sono in forte sofferenza per via degli effetti del DDL Sicurezza?

I SEGRETI DEL POTERE

Per la prima volta nella sua storia Karibù sta affrontando stagione difficile, ma il futuro della “Grande signora di Umuganda” appare saldo. Marie Thérèse sembra incarnare il motto attribuito a San Bernardo di Chiaravalle e più volte citato da Papa Giovanni XXIII “Vedere tutto, sopportare molto, correggere una cosa alla volta”. In fondo una donna di potere si distingue dalle altre non solo per le competenze professionali e la determinazione, ma anche per la pazienza e la capacità di custodire qualche segreto…e l’arte del possibile l’assistente sociale ruandese in Italia lo ha imparato benissimo.
Il quesito a cui però non siamo riusciti a dare una risposta è se gli stranieri ospitati presso i centri della Karibù siano realmente soddisfatti. 

 

 

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