INCHIESTA CHIOSCHI, RINVIATA DI UN MESE LA DECISIONE SULLA RICUSAZIONE DEL GIP

Richiesta di ricusazione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Latina, Giuseppe Cario. Rinviata la decisione al 19 marzo

La corte di Appello di Roma si pronuncerà il prossimo 19 marzo sulla richiesta di ricusazione presentata dall’avvocato Renato Archidiacono, difensore dell’ex vice sindaco di Sabaudia Giovanni Secci finito ai domiciliari insieme ai due dirigenti del comune, Giuseppe Caramanica e Elisa Cautilli.

La richiesta di ricusazione era stata presentata da Archidiacono un paio di settimane fa. Secondo la difesa, infatti, il Gip Cario avrebbe autorizzato intercettazioni per il vicesindaco dimesso di Sabaudia e gli altri indagati entrando nel merito del bando di gara dei chioschi. È per tale ragione che l’avvocato Renato Archidiacono ha fatto presente, nel corso dell’interrogatorio preventivo, di aver ricusato presso la Corte d’Appello di Roma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, chiamato a decidere sull’arresto del medesimo Secci che si era avvalso della facoltà di non rispondere.

L’avvocato difensore, presentando diversa documentazione, chiede la ricusazione del Gip Cario in quanto avrebbe autorizzato intercettazioni entrando nel merito delle accuse: già nel decreto di autorizzazione alle intercettazioni datato luglio 2025 (circa sei pagine), il Gip, secondo la difesa, si sarebbe pronunciato sui gravi indizi di colpevolezza degli indagati. Secondo la difesa, quindi, il magistrato sarebbe incompatibile

Al di là di questa richiesta di ricusazione, il Gip Cario, con provvedimento firmato lo scorso 2 febbraio ed eseguito lo scorso 17 febbraio, aveva disposto l’arresto di Secci e dei due co-indagati. Una scelta criticata dallo stesso avvocato Archidiacono secondo il quale il giudice non poteva emettere il provvedimento proprio perché “interessato da istanza di ricusazione che secondo  l’art. 37 c.p.p. espressamente pone divieto al giudice in costanza di procedimento di ricusazione di emettere la decisione sino alla conclusione del procedimento incidentale di ricusazione”.

Oggi, 19 febbraio, il Procuratore Generale della Corte d’Appello ha chiesto il rinvio dell’istanza di ricusazione per “valutare l’incompatibilità dopo l’ordinanza di custodia cautelare emessa martedì”. Ad ogni modo, la difesa ha annunciato che si rivolgerà al Riesame per Secci, chiedendo la revoca degli arresti domiciliari.

L’inchiesta riguarda alcune attività amministrative, collegate ai chioschi sul lungomare della città delle dune. Risulta indagato anche il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca.

Ad essere contestato è il reato di turbativa d’asta e l’arresto ai domiciliari è stato disposto per l’esponente di Forza Italia Giovanni Secci (62 anni) e i due tecnici dell’Ente: Giuseppe Caramanica (56 anni) e Elisa Cautilli (45 anni), rispettivamente Dirigente area casta tecnica e capo settore del demanio marittimo del Comune di Sabaudia. 

L’indagine, affidata alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri Forestali, riguarda la vicenda dei cinque chioschi che sono finiti ad un unico imprenditore, Fabrizio Gallo, la cui aggiudicazione è stata poi revocata dal Comune stesso.

Una decisione, quella del Comune, che ha già visto soccombente l’ente davanti al Tar di Latina. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Tali condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata.

In seguito a un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo di Latina, il ristoratore estromesso dalla gestione delle aree demaniali si è visto accogliere il ricorso. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento di decadenza adottato in data 1 luglio 2025 e la presupposta diffida del 27 giugno 2025, nonché gli atti ad essi conseguenti. Al contempo, era scattata l’indagine penale che rischia di produrre conseguenze politiche molto importanti in Comune che viene già da un passato terremoto giudiziario.

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Secci, Caramanica e Cautilli devono rispondere, come detto, di turbativa d’asta, in quanto, con l’emanazione delle determinazioni n. 726 del 2 aprile 2025, n. 755 del 3 aprile 2025 e con la deterrnina n. 980 del 2 maggio 2025, tutte a firma di Caramanica, contenenti previsioni e prescrizioni, avrebbero favorito l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Ci sarebbero, inoltre, conflitti d’interessi professionali, in quanto Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.

Secondo l’accusa, questi favoritismi e il conflitto d’interessi avrebbe consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.

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