INCHIESTA CHIOSCHI: “IL COMUNE HA PILOTATO LE GARE CONTRO L’INTERESSE DELLA COLLETTIVITÀ”. LE PRESSIONI DI MOSCA ALLA GUARDIA COSTIERA

Giovanni Secci
Giovanni Secci

Arrestati stamani, 17 febbraio, l’ex vice sindaco di Sabaudia  Giovanni Secci e i due dirigenti del comune Elisa Cautilli e Giuseppe Caramanica. Nell’ordinanza anche le responsabilità del sindaco Alberto Mosca, sostenuto fin qui dalla Forza Italia del senatore Claudio Fazzone

La decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, è arrivata a prescindere dall’istanza di ricusazione presentata dall’avvocato difensore di Secci, Renato Archidiacono, nei confronti di una presunta incompatibilità del medesimo Gip Cario. L’istanza si discuterà giovedì 19 febbraio in Corte d’Appello. Secci e gli altri due indagati si trovano ai domiciliari e non sono mancate le rimostranze dell’avvocato difensore di Secci secondo cui il Gip Cario non avrebbe potuto procedere.

È lo stesso giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario a osservare che l’istanza di ricusazione è riferita ai decreti autorizzativi per le intercettazioni che, però, sono di “assoluta indispensabilità”. Inoltre, secondo il Gip, i decreti “rilevavano gravi indizi di reato e non di colpevolezza“. Peraltro, rammenta il Gip, che in ragione della riforma del Governo Meloni sulla limitazione delle intercettazioni a soli 45 giorni, le proroghe possono essere ottenute tramite una “motivazione rafforzata”. Per il Gip Cario, ricorrono per i tre indagati i pericoli di reiterazione del reato. Per di più Secci ha svolto incarichi professionali per più di una impresa dei chioschi: la sua è una “attività illecita sistematica“. Lo stesso Secci è indagato in altro procedimento per aver presentato Scia nell’interesse di un operatore balneare, nonostante i dinieghi di Ente Parco e Regione Lazio.

L’inchiesta, come noto, riguarda alcune attività amministrative, collegate ai chioschi sul lungomare della città delle dune. Risulta indagata anche il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca. Il Gip Cario ha deciso il 2 febbraio (l’ordinanza è stata eseguita oggi, a due settimane di distanza), dopo aver ascoltato i tre indagati lo scorso 20 gennaio nell’ambito degli interrogatori preventivi come prevede la riforma Nordio. Secci si era avvalso della facoltà di non rispondere, mentre i co-indagati, difesi dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Francesco Fedele e Massimo Signore avevano esposto la loro versione dei fatti rispondendo alle domande del Gip.

Ad essere contestato è il reato di turbativa d’asta e l’arresto ai domiciliari è stato disposto per l’esponente di Forza Italia Giovanni Secci (62 anni) e i due tecnici dell’Ente: Giuseppe Caramanica (56 anni) e Elisa Cautilli (45 anni), rispettivamente Dirigente area casta tecnica e capo settore del demanio marittimo del Comune di Sabaudia.

Peraltro, Caramanica è stato imputato nel processo derivante dall’indagine “Sistema Formia 2”, dal quale è uscito indenne grazie alla prescrizione, a cui ha rinunciato solo l’ex sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo.

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L’indagine, affidata alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri Forestali, riguarda la vicenda dei cinque chioschi che sono finiti ad un unico imprenditore, Fabrizio Gallo, di Latina, la cui aggiudicazione è stata poi revocata dal Comune stesso.

Una decisione, quella del Comune, che ha già visto soccombente l’ente davanti al Tar di Latina. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Tali condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata.

Nella sua premessa, il Gip Cario è chiaro: per i chioschi vi è stata una predisposizione di un bando confezionato su misura con mezzi fraudolenti, anche con modifiche in corso d’opera. Tutto finalizzato a favorire soggetti legati ai precedenti gestori dei chioschi decaduti dichiarati decaduti per occupazione illegittima del demanio.

“L’amministrazione comunale – si legge nell’ordinanza – pur di pilotare la gara a soggetti diversi dal legittimo assegnatario, determinava invece il concreto inizio della stagione balneare con evidente ritardo“. Si tratta dell'”esatto contrario interesse della collettività, lasciando privi di ogni servizio di assistenza alla balneazione chilometri di costa in piena stagione balneare a fronte di presenze cospicue di migliaia di bagnanti”.

Le indagini hanno evidenziato come i “medesimi gruppi famigliari mantengono da anni il redditizio controllo della gestione dei chioschi, sostenuti da chi pilota la gara in loro favore, con il contributo di Giovanni Secci a loro legato da rapporti pregressi di collaborazione come Geometra, sovente come progettista“. È Secci che promuove “la distorsione delle aggiudicazioni“, tanto da impartire direttive finalizzate a imporre criteri del bando di favore per i soggetti da prediligere. A carico dell’ex vice sindaco Secci, nonché dei dirigenti del Comune di Sabaudia, Giuseppe Caramanica e Elisa Cautilli, ricorrono per il Gip “gravi indizi di colpevolezza”. La gara per l’assegnazione delle 8 piazzole sul lungomare è stata “pilotata con frode sin dalla predisposizione del bando“.

In seguito a un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo di Latina, il ristoratore estromesso dalla gestione delle aree demaniali si è visto accogliere il ricorso. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) ha accolto tutti e cinque i ricorsi e annullato il provvedimento di decadenza adottato in data 1 luglio 2025 e la presupposta diffida del 27 giugno 2025, nonché gli atti ad essi conseguenti. Al contempo, è scattata l’indagine penale che ha già prodotto le dimissioni di Secci dalla carica di vice sindaco.

Secci, Caramanica e Cautilli devono rispondere, come detto, di turbativa d’asta, in quanto, con l’emanazione delle determinazioni n. 726 del 2 aprile 2025, n. 755 del 3 aprile 2025 e con la deterrnina n. 980 del 2 maggio 2025, tutte a firma di Caramanica, contenenti previsioni e prescrizioni, avrebbero favorito l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Ci sarebbero, inoltre, conflitti d’interessi professionali, in quanto Secci ha avuto il ruolo di tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.

Per gli inquirenti, inserendo nel disciplinare tecnico, le condizioni secondo cui, essendo pendente un ricorso al Consiglio di Stato da parte dei precedenti concessionari con riguardo alla decadenza del titoli relativi a sei piazzole, il Comune di Sabaudia si riserva di sospendere a revocare la procedura oppure dichiarare nulla o decaduta l’assegnazione in considerazione del predetto contenzioso senza che i concorrenti possano pretendere indennità, compensi o risarcimenti.

Nel caso, i nuovi assegnatari avrebbero dovuto liberare la piazzola loro assegnata entro e non oltre il termine perentorio di cinque giorni dalla notificazione della revoca e/o decadenza del titolo autorizzativo rilasciato, scongiurando la partecipazione di concorrenti che avrebbero dovuto investire, per la realizzazione delle opere oggetto della procedura, nuovi capitali rispetto a chi già possedeva le strutture.

Una clausola vessatoria, sottolinea il Gip, anche sulla scorta delle sommarie informazioni rese da Fabrizio Gallo, vincitore di cinque piazzole, agli inquirenti. È Gallo a ricordare di come il vicesindaco avrebbe esercitato pressioni nel corso di un colloquio informale, mettendolo in guardia, così da farlo desistere dall’aggiudicazione. Secci ricordava a Gallo la clausola del Consiglio di Stato, una sorta di scoraggiamento a proseguire. “Il vicesindaco ci evidenzia – dice Gallo agli inquirenti – questo particolare (nda: clausola del Consiglio di Stato) e ci dà come consiglio, no, dice, state attenti perché alla fine potreste rimetterci…non fate rischi“.

Secondo l’accusa, i favoritismi e il conflitto d’interessi avrebbe consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.

Tali prescrizioni sarebbero consistite nel prevedere l’installazione di moduli corrispondenti, nelle dimensioni e nelle caratteristiche costruttive a quelli già nella disponibilità dei precedenti concessionari decaduti, sebbene, in sede di conferenza dei servizi, fosse stato indicato, di concerto con gli enti pubblici partecipanti, come modello da recepire nel bando di gara il cosiddetto “chiosco tipo” avente caratteristiche oggettive predeterminate. Tuttavia il “chiosco tipo” – ricorda il Gip nell’ordinanza – non sarebbe convenuta ai gestori da favorire “i quali avevano diverse strutture già realizzate”. Diverse furono le pressioni da parte di Secci anche nei confronti dell’Ente Parco .- in particolare del direttore Stefano Donati e del geometra Dario Tarozzi – che avrebbe dovuto dire la sua sui chioschi da montare sul lungomare. L’Ente Parco, però, non dimostrò nessuna forma di collaborazione con i propositi di Secci.

Insomma, appare evidente che “l’installazione di una struttura libera (non il chiosco tipo) – spiega il Gip – potesse agevolare quegli operatori economici già in possesso di strutture da potere essere installate e favorire i vecchi gestori dei chioschi dichiarati decaduti“.

Ad ogni modo, il Gip Cario evidenzia che anche il sindaco Alberto Mosca, indagato, presenta profili di responsabilità. Il 28 febbraio 2025, Mosca firma insieme a Caramanica una nota con la quale si comunica che non sarebbe stata preclusa ai partecipanti al bando la possibilità di installare strutture diverse da quelle in precedenza condivise, cioè il chiosco tipo, così da agevolare operatori economici già in possesso di moduli compatibili.

Un’altra agevolazione si sarebbe concretizzata con la modifica, tramite determinazione n. 980 del 2 maggio 25 (con cui si prorogavano i termini di partecipazione alla gara), emanata a seguito di un incontro avvenuto lo scorso 30 aprile ’25, mentre era ancora in corso la procedura pubblica di affidamento delle aree di costa dove allocare i chioschi, dal Sindaco Alberto Mosca su richiesta del Presidente della Società Cooperativa “Chioschi Mare”, Marco Dell’Omo, le precedenti determinazioni, le numero 726 e 755, prevedendo con l’apporto culturale di Secci il prolungamento dell’orario giornaliero di chiusura delle attività di ristoro, da scinderlo da quello relativo all’assistenza balneare e al noleggio degli ombrelloni nonché la concessione temporanea di un’area demaniale sull’arenile dove custodire le attrezzature balneari. Tale contesto determinava la partecipazione alla gara di tre ditte individuali costituite tutte nello stesso giorno: il 6 maggio ’25.

All’interno c’erano persone legate da rapporti di parentela con i precedenti concessionari poi decaduti. Secondo il Gip, la riapertura dei termini di partecipazione (determina n. 980 del 2 maggio 2025), con la scusa di richiesta di chiarimenti, è il “mezzo fraudolento” che determina la turbativa d’asta. Ma, annota il Gip, “non c’è nessuna richiesta di precisazione” avanzata dagli operatori”. Un artificio per consentire la partecipazione alla gara chioschi per tre operatori i quali costituiscono le loro imprese il 6 maggio 2025, a quattro giorni dalla determina. Nel bando, inoltre, veniva modificata la prescrizione dell’obbligo di rimozione di ombrelloni e lettini alla fine della giornata: non più obbligo, bensì facoltà tanto da determinare quella che per il Gip è una vera e propria occupazione demaniale, con tanto di prolungamento degli orari giornalieri di attività. È uno degli operatori a dirlo chiaro e tondo agli inquirenti: “Hanno cambiato determinate diciture, che tu potevi essere un po’ più tranquillo nel fatto che se hai 100 lettini tutti i giorni non dovevi riportarli sopra“.

Gli indagati avrebbero fatto decadere, in data 1 luglio, l’imprenditore “straniero” Fabrizio Gallo, operatore commerciale di Latina (e, quindi, estraneo al contesto locale), nel frattempo aggiudicatario di cinque delle otto piazzole, con provvedimento formalmente sottoscritto da Caramanica, sulla base di argomentazioni pretestuose e false come, ad esempio, l’asserito mancato pagamento integrale del canoni di occupazione del suolo pubblico, intimatogli con nota del Comune datata 26 giugno, entro le ore 12.00 del 30 giugno 25. Non solo, dal Gallo, “si pretendeva – secondo il Gip – l’installazione del “chiosco tipo”, al fine di estromettere l’aggiudicatario e favorire i precedenti gestori“. In questo modo, sarebbe stato consentito che le aree finissero ai soliti noti, legati in rapporti di parentela con i vecchi aggiudicatari.

Sono gli stessi aggiudicatari post Gallo a confermare agli inquirenti di aver costituito società e lavorato con strutture diverse dal chiosco tipo.

Un vero e proprio sistema di favoristimi e parentele, nell’ipotesi della Procura di Latina, sarebbe stato, quindi, quello messo in piedi dal vicesindaco e dai due tecnici comunali, tanto da coinvolgere anche il sindaco, in una città, quella delle Dune, già traumatizzata dall’ultima amministrazione Gervasi spazzata via da una inchiesta giudiziaria. Una gara, quella per i chioschi, che era stata fortemente dibattuta dall’opposizione e anche in consiglio comunale.

Sarebbe stato Secci a insistere, nel corso di una riunione in cui era presente il Sindaco Mosca e anche la Presidente dell’Ente Parco del Circeo, Emanuela Zappone, per chiedere al medesimo ente un parere per le strutture chiosco da installare nelle piazzole di sosta. Parere che tenesse conto della sola nota descrittiva la quale prevedeva il rispetto dei limiti previsti dal Pua (Piano Utilizzazione Arenili): chioschi, quindi, di 100 metri quadrati di cui 40 chiusi e 60 di zona d’ombra. Tutto senza un elaborato progettuale dei chiosci, con la scusa di velocizzare le pratiche.

Una proposta, quella di Secci, avversata dal direttore dell’Ente Parco, Stefano Donati e da un tecnico del medesimo ente, Dario Tarozzi. Fatto sta che Secci, avendo trovato muro da parte dell’Ente Parco, avrebbe portato dalla sua sia il Sindaco che il tecnico Caramanica: ai partecipanti la gara, non sarebbe stata così preclusa la possibilità di installare chioschi diversi da quelli che rispettavano l’elaborato progettuale. Secondo gli inquirenti, Secci sapeva che molti chioschi già esistenti non la rispettavano, motivo per cui si sarebbe speso con tanta insistenza.

La Procura e il Gip Cario ne sono convinti: Secci è il riferente politico e tecnico degli operatori economici dichiarati decaduti, in quanto destinatari della possibilità di installare in piazzole di sosta strutture non vincolate a un elaborato progettuale.

Il comportamento e gli atti dei tecnici Caramanica e Cautilli, con tanto di disciplinare tecnico favorevole, avrebbe agevolato i vecchi gestori che si sono aggiudicati il bando con imprenditori interposti. Peraltro chi si aggiudica i chioschi è legato da rapporti di parentela con i gestori decaduti: ci sono i due coniugi nella prima piazzola, un nipote nella seconda piazzola, un figlio nella terza. La quarta piazzola sarebbe stata aggiudicata un personaggio inserito nel direttivo di Forza Italia a Sabaudia. E ancora: nella quinta piazzola si trova il fidanzato della figlia dei vecchi gestori; nella sesta, c’è una dipendente di una ditta decaduta che fa parte della nuova srl aggiudicataria; infine, nella settima, la nuova aggiudicataria è cognata della donna che gestiva l’attività decaduta.

Diverse le modifiche al disciplinare tecnico che permettono ai favoriti di ottenere le piazzole e mantenere. Ad esempio laddove vi era una violazione che prevedeva la decadenza, veniva cambiato il periodo con “il mancato rispetto delle suddette prescrizioni comporterà l’applicazione di sanzioni e/o ammonizioni da parte degli organi deputati al controllo così come la reiterata violazione delle stesse, ai sensi delle normative nazionali, regionali e comunali vigenti in materia di edilizia, ambiente, demanio marittimo, pubblica sicurezza, igiene e commercio ai sensi del regolamento comunale vigente”. Ci sono varie restrizioni nel bando, “finalizzate a condizionare le modalità di scelta del contraente”. Senza contare che la costituzione di talune imprese “è predisposta solo dopo la modifica del bando e segue di soli quattro giorni la modifica del bando e guardacaso la partecipazione alla gara è avvenuta solo al verificarsi di talune condizioni quali il potere installare chioschi già pre-esistenti”, diverse dal cosiddetto “chiosco tipo”. A precisare questa deroga al “chiosco tipo”, è anche la nota firmata a quattro mani dal sindaco Alberto Mosca e dal dirigente Giuseppe Caramanica.

Dopo che il Comune diede la possibilità di montare strutture diverse dal “chiosco tipo”, integrando il disciplinare tecnico, ci fu una corsa a costituire imprese da parte dei balneari.

Quando, ad aggiudicarsi cinque piazzolte su otto, è stato l’imprenditore di Latina, Fabrizio Gallo, avulso dal contesto di Sabaudia, è nato un contrattempo a quella che gli inquirenti definiscono una pianificazione “scientemente attuata”. Gallo, come detto, viene fatto decadere con condizioni capestro e subito il Comune di Sabaudia passa all’assegnazione dei chioschi ai secondi classificati che hanno gestito le attività da luglio e per tutta la stagione balneare sul lungomare.

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Peraltro, Gallo sarebbe stato rassicurato dagli stessi sindaco e vice sindaco di Sabaudia a rateizzare il pagamento del canone di occupazione in più rate. Era il 12 giugno, Gallo incontro l’amministrazione e viene rassicurato; dopo due settimane, si trova costretto a pagare, su diffida dell’Ente, nel giro di pochi giorni il canone, pena la decadenza. Decadenza che, infatti, si concretizza. In realtà, Gallo aveva pagato, avendo versato in canoni entro l’orario previsto. Fu l’amministrazione a sostenere una tardiva comunicazione nel pagamento: “In modo artificioso e fraudolento per escluderlo dalla gara”, annota il Gip.

Il 20 giugno 2025, il Comune chiede il versamento a Gallo entro il 25 giugno, pena decadenza, di: cauzione definitiva, polizza responsabilità civile e polizza “all risks”. Non si fa menzione del canone. Tuttavia, Gallo riesce a pagare tutto, chiedendo una rateizzazione del canone. A quel punto il Comune gli intima di effettuare il pagamento del canone entro le ore 12 del 30 giugno 2025 (non potendo dettare un termine perentorio) e così Gallo fa, avvertendo il Comune con pec alle ore 15,33 (senza che vi fosse una specifica richiesta di inviare comunicazione entro l’orario di scadenza, ossia le ore 12). Nonostante ciò, il giorno dopo, ossia il primo luglio, il Comune gli comunica la decadenza. Motivo per cui Gallo presenterà, con sentenza del Tar alla mano, un esposto alla Tenenza di Finanza di Sabaudia.

A mettere il bastone tra le ruote ai favoritismi su spiaggia, ci si mette anche la Capitaneria di Porto di Sabaudia che contesta al chiosco assegnato al personaggio del direttivo di Forza Italia e ad un’altra attività sul lungomare l’assenza del parere dell’ente Parco de Circeo e, di conseguenza, l’impossibilità di esercitare il noleggio delle attrezzature balneari. Secci rassicura il collega di partito: “Domani chiamiamo noi la Capitaneria di Porto, non ti preoccupare”. Commentando con un geometra del Comune di Sabaudia, Secci definisce “ridicoli” gli interventi della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza di Sabaudia che stava partecipando alle operazioni. Non pago, Secci invita il sindaco Mosca a convocare il comandante della Capitaneria di Porto. È lo stesso Mosca a dirgli: “Sì, lo sentiamo”. Il Gip Cario, nella sua ordinanza, parla proprio di pressioni esercitate sulla polizia giudiziaria. È per tale ragione che Secci chiede al sindaco di chiamare il comandante della Capitaneria di Porto di Sabaudia che ha confermato agli inquirenti di essere stato effettivamente chiamato più volte dal Sindaco Alberto Mosca. “Mi chiedeva con tono imperativo – ha spiegato agli inquirenti – e infastidito una certa tolleranza da parte nostra nelle operazioni di controllo verso gli operatori economici aggiudicatari della gestione dei chioschi tenuto conto anche di alcune inadempienze amministrative in essere“.

E ancora: “In data 29 luglio, ho ricevuto dal sindaco di Sabaudia, Alberto Mosca, che mi richiedeva di avere una certa tolleranza verso i gestori dei chioschi”. Ordini che il comandante della Capitaneria di Porto non ha mai recepito, tanto da registrare le chiamate telefoniche e trasmetterle alla Procura di Latina.

Anche sulle autorizzazioni demaniali concesse dal Comune, è il capo settore Elena Fautilli a dire a Secci: “Guarda che è una cosa che ci siamo inventati noi, però a livello procedurale è una procedura ex novo“. Storture che si evidenziano anche nel mese di luglio quando i chioschi, dopo l’estromissione di Gallo, hanno operato senza il parere paesistico dell’Ente Parco, né hanno subito le pressioni di Gallo verso il quale lo stesso sindaco Mosca fa pressioni affinché si muova per collocare le strutture dei chioschi ben prima la stagione balneare: “Una struttura in progress”, dice Mosca nella conversazione tra lui, Gallo e un suo amico avvocato.

Secondo la Procura, esistono gravi indizi di colpevolezza per il vicesindaco Giovanni Secci il quale utilizzando sul suo ruolo avrebbe orientato i responsabili degli uffici di riferimento per predisporre un bando ad hoc che soddisfacesse soggetti privati a lui vicini; senza contare che ha compulsato il Sindaco Mosca per raggiungere i suoi scopi.

Secci, spiega il sostituto procurato Giuseppe Miliano, nella sua richiesta di arresto ai domiciliari, “risulta denunciato per reati che evidenziano la sua capacità penetrativa all’interno degli uffici pubblici per soddisfare posizioni privatistiche relative a soggetti a lui legati da interessi di varia natura, dettando di fatto, le regole del gioco, conseguendo ingiusti vantaggi attraverso il rilascio di atti e provvedimenti amministrativi frutto della sua ingerenza.

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