IN MORTE DI VINICIO SPERATI, UN UOMO PERBENE

È andato via dopo aver superato un dolore che si univa a un altro dolore che viveva con lui imperituro. Eppure il dolore che aveva superato si è ripresentato in tutta la sua prepotenza, condannando tutti quelli che gli avevano voluto bene a non rivederlo mai più.

Vinicio Sperati, latinense, è morto ieri, domenica 31 luglio, e ha lasciato un vuoto in noi. Non era uno che andava sulle pagine dei giornali, non era un politico sempre esposto con l’ultima delle dichiarazioni, non era neanche un nome noto. Era semplicemente Vinicio, un uomo autentico, senza compromessi, né con gli altri, né, soprattutto, con se stesso.

Impegnato nella difesa dei diritti e dei più deboli da sempre, lavorava in Leonardo-ex Finmeccanica e da anni aveva aderito al Movimento Cinque Stelle. Per dirla con una espressione abusata, era un grillino della prima ora, un attivista di quelli che portavano avanti le iniziative facendo gruppo e aiutando gli altri. E non voleva la ribalta, ma cose più preziose: la giustizia sociale, la trasparenza, l’onestà, che ha praticato fino all’ultimo dei suoi giorni.

Ma Vinicio era molto di più: spietato nella sua schiettezza; leale ma mai fedele a slogan idioti e dichiarazioni lasche e “paracule” di cui la politica è intrisa; arrabbiato perché aveva conservato pur non essendo più un 20enne un dono essenziale: la capacità di indignarsi, di dire basta, di non accettare le verità precostituite. Dire no o sì per lui era un atto morale, di giustizia e non perché qualcuno glielo aveva detto. Mai opportunista, sempre con la schiena dritta.

La sua rabbia (mai violenta), che probabilmente lo ha aggravato, si esprimeva spesso attraverso i social di cui, ad un certo punto, lui stesso aveva diffidato. E forse perché appariva per quello che non era. Sì perché Vinicio era un uomo dall’animo sensibile e dolce, di una dolcezza disarmante. Sapeva commuoversi e sapeva anche incazzarsi. Per questo motivo chi lo ha conosciuto lo amava.
E dietro la sua apparente patina spigolosa, c’era un cuore sano, grande, di quelli che atterrano anche un branco inferocito di sciacalli.

La vita non gli aveva dato quanto meritava e aveva nella sua faretra di emozioni una tribolazione che mai lo ha abbandonato, dovuta a fatti personali che tanto lo hanno fatto soffrire. Eppure non mollava e sul suo essere padre e uomo non ha arretrato mai di un centimetro. Fino all’ultimo.

Al sottoscritto hai dato sempre il tuo supporto politico, anche quando, nel 2016, ci hanno negato un sogno: a differenza di taluni che mi hanno voltato la faccia, tu ci sei sempre stato. Io quel supporto lo porterò sempre con me. E con me, ora che non sono più un militante di un partito politico, porterò un’altra preziosa eredità: il nome del sito che gestisco, Latina Tu, è nato da te, da una tua intuizione (ne avevi tante), quando ho riunito un gruppo di amici per ascoltare le loro opinioni in merito a un nuovo luogo di informazione da sviluppare.

Ciao Vinicio, sei stato grande.

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