Polemica Biogas, Tombolillo chiarisce: “Contrari all’impianto sulla Migliara 46 ½, ma se non troviamo una soluzione per liquami e letami degli allevamenti dovremo chiudere le stalle!”
Intervista al sindaco di Pontinia sulla questione delle centrali per la produzione di biometano: “Il vero allarme deriva dalle 620mila tonnellate annue di scarti disperse nell’ambiente”
Nelle ultime settimane si è innescata a Pontinia una polemica sul progetto di un impianto biogas da realizzare in via Migliara 46 ½. Dopo aver chiarito già in altre sedi la posizione dell’Amministrazione sulla vicenda, il sindaco Eligio Tombolillo ha voluto approfondire l’argomento, ribadendo innanzitutto l’intenzione di non sostenere in alcun modo il progetto in questione:
“Il sito individuato è inopportuno, per la vicinanza alla città e per gli effetti che comporterebbe sulla viabilità. Continueremo dunque a batterci per il diniego, ma allo stesso tempo non escluderemo affatto la possibilità di adottare quella soluzione in un altro contesto, come del resto già avvenuto nei pressi della Migliara 52! Dobbiamo renderci conto della necessità di fronteggiare o quantomeno contenere il vero pericolo per l’ambiente e per la salute dei cittadini provocato dai liquami e dai letami derivanti dalle nostre stalle: saremo costretti a chiuderle se non troveremo una soluzione!”.
Tombolillo ha richiamato dunque l’attenzione sul vero allarme da affrontare e lo ha fatto attraverso dei numeri certificati:
“Invece di cedere a facili allarmismi inviterei tutti a riflettere attentamente sull’argomento basandosi su dati reali ed ufficiali come quelli recentemente forniti da uno studio di Coldiretti Latina. Ringrazio a tal proposito il presidente Daniele Pili per il suo contributo, rivelatosi preziosissimo per le nostre valutazioni sul problema legato agli allevamenti bufalini e bovini del nostro territorio: a Pontinia si contano 33mila capi complessivi,quasi la metà rispetto ai 68mila ricavati dalla somma delle strutture di Sabaudia, Sezze, Priverno, Latina e Terracina. Questo comporta la produzione di 620mila tonnellate l’anno di simili scarti soltanto nella nostra area. Un dato inaccettabile anche in relazione ad un provvedimento della Regione Lazio risalente al 2006, in base al quale Pontinia è stata dichiarata “Zona vulnerabile da nitrati”. Tale definizione impone di non oltrepassare la soglia annuale dei 170 kg di azoto per ettaro, esattamente la metà di quella ammessa per gli altri Comuni. Esistono inoltre delle severe direttive europee sui limiti da osservare per i liquami prodotti dagli allevamenti. Delle ricerche hanno confermato l’emissione di gas serra, metano, anidride carbonica, particolato e ammoniaca da questi scarti non trattati o dalla loro decomposizione, con conseguente inquinamento dell’aria e dell’acqua e con danni accertati sulla salute. Davanti ad un quadro simile sarà d’obbligo adeguarsi in tempi brevi, altrimenti saremo costretti a rinunciare a una delle eccellenze del nostro territorio con immaginabili ripercussioni su economia ed occupazione”.
Adeguarsi, secondo il sindaco, equivale a ricorrere alle centrali a biogas, anche se bisognerà comprendere il numero di quelle da attivare:
“Anche Legambiente si è pronunciata sull’affidabilità di questi impianti, predisposti non certo per bruciare sul posto i letami ma per trattarli ed immetterne le emissioni in un gasdotto. Credo che si debba andare oltre certi luoghi comuni ammettendo anzi che queste centrali migliorano l’ambiente invece di danneggiarlo. Servono infatti a produrre energia pulita e, soprattutto nel nostro caso, contribuiscono a ridurre l’errato conferimento dei letami nei terreni. Riguardo al numero di tali strutture, infine, direi di realizzare quelle strettamente necessarie per trattare i nostri reflui e il nostro letame. Ne preferirei poche ma di provata qualità, perché sarebbe più semplice monitorarne il funzionamento”.
