IL LIBRO SU “RENÉE VIVIEN” PRESENTATO A TERRACINA

Teresa Campi presenterà la sua ultima opera, Renée Vivien. La Saffo della Belle Époque (Odoya), il 25 giugno alle ore 19 presso l’oasi onlus Demetra, in via San Silvano a Terracina

A dialogare con Teresa Campi, nata proprio a Terracina, ci sarà la professoressa Filomena Compagno e a leggere le poesie sarà Catia Mosa.

Nello spazio Demetra si coltiva il benessere psicofisico a diretto contatto con l’ambiente. Si tratta di un locus amoenus che accoglie comunità di persone diversamente abili e che offre un ricco programma di eventi, tra cui spettacoli e presentazioni di libri. 

Firma di svariati saggi letterari, tra cui D’amore e morte, Byron, Shelley e Keats a Roma per Albeggi editore, e La vera storia di Edgar Allan Poe per Odoya, Teresa Campi torna in libreria con la vita e le opere di Pauline Mary Tarn, una poetessa di origine inglese che, giovanissima, approdò a Parigi, adottandone la lingua e decidendo di farsi chiamare con lo pseudonimo Renée Vivien. 

Per circa un secolo, venne oscurata dalla storia letteraria francese poiché dedicò le sue opere esclusivamente alle donne, con l’intento coraggioso di rintracciare ed esaltare le potenzialità irriducibili del femminile. Si tratta di una personalità che seppe andare fuori dagli schemi, che si oppose all’egemonia della società patriarcale analizzando ferite e i traumi delle donne di fin de siècle che, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, rimanevano imbrigliate nei ruoli stereotipati di moglie e madre, specchi dei bisogni e dei desideri maschili. 

Gli ideali di una Saffo moderna emergono dalle poesie di Vivien, sapientemente scritte in versi alessandrini. Il suo talento e la sua intelligenza non riuscirono, però, a salvarla da una spietata condanna della società per i pregiudizi formati attorno ai suoi temi e alle sue idee. 

Tale insostenibile situazione la condusse al suicidio per “fame”, nel 1909, a soli trentadue anni. Un atto dalla forte valenza simbolica che tutt’ora continua a raccontare degli effetti delle costrizioni sociali sulla vita delle donne. 

Sulla sua tomba, in una cappella gotica nel cimitero di Passy a Parigi, non manca mai un mazzetto di violette, il suo fiore preferito. Non a caso, Vivien è stata icona di purezza, di una non rinnegata fragilità e di una instancabile devozione alla mistica del femminile che è un bagaglio etico-culturale da preservare e coltivare in ogni epoca.

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