Centro Morbella di Latina, rinviato a giudizio il Presidente Salvatore Centola. Il processo entra nel vivo
Deve rispondere di truffa e ed estorsione, l’ex Presidente del Centro Morbella Salvatore Centola, difeso dagli avvocati Carla Bertini e Gaetano Marino. Così aveva deciso, ad aprile 2025, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che aveva rinviato a giudizio l’ex dominatore assoluto del noto centro commerciale del capoluogo di Latina.
Il processo è iniziato lo scorso 26 gennaio 2026, dinanzi al giudice monocratico Francesca Ribotta. Accolta la lista testimoni che saranno dieci tra cui i consorziati, un agente della Digos e due finanzieri, il processo è stato rinviato a oggi, 23 febbraio. Alcuni reati rischiano di essere prescritti, essendo fatti contestati tra il 2017 e il 2020. Ad essere escusso per primo il luogotenente del Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Latina, Maurizio Mazza e a seguire il commissario capo della Squadra Mobile di Latina, Roberto Dalla Costa.
Il finanziere ha passato in rassegna i comportamenti autoritari dell’ex presidente Salvatore Centola con i consorziati. Furono dodici gli operatori che chiusero all’attività, praticamente costretti, secondo l’accusa, a chiudere i battenti. Il metodo Centola avrebbe previsto il recapito sistematico di decreti ingiuntivi derivanti da presunte irregolarità dei consorziati. Ad esempio, nei confronti di Fabio Marasca, gestore del Conad, fu recapitato un decreto ingiuntivo da 1 milione di euro: “Lui era il gestore di attività commerciale più inviso a Centro, occupando 1500 metri quadrati”. La sanzione di 1 milione di euro escluse di fatto Marasca dal poter partecipare all’assemblea. In pratica le attività commerciali chiudevano, andavano all’asta e venivano comprate da Centola. Furono in tanto ad essere colpiti dalle sanzioni.
Il commissario Dalla Costa ha spiegato di aver svolto le prime fasi dell’indagine, realizzando una ispezione e escusso alcuni testimoni tra i consorziati del centro Morbella di Latina. Non potendo riferire delle sommarie informazioni del testimoni, l’escussione del poliziotti è durata brevemente.
A dicembre 2023, il pubblico ministero Valentina Giammaria, titolare dell’indagine, aveva chiesto il rinvio a giudizio di Centola Pubblico Ministero e, nell’estate dello stesso anno, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, aveva ordinato alla Procura di Latina l’imputazione coatta.
Ammesse e costituite parti civili tre società e i due imprenditori Marco e Enrico Cassandra, assistiti dall’avvocato Daniele Prete, ulteriori tre società, difese dall’avvocato Renato Archidiacono, e un’ultima società, difesa dall’avvocato Giulio Mastrobattista. Ovviamente, le sette società, di cui tre riconducibili a Cassandra, fanno parte del consorzio del Centro Morbella. In tutto, quindi, sono nove le parti civili.
Centola deve rispondere di aver minacciato e schiaffeggiato un consorziato a cui ventilava l’ipotesi di impostare azioni giudiziarie pretestuose per violazioni dello Statuto costringendo a pagare multe elevate e sproporzionate rispetto allo statuto. Inoltre, l’ex Presidente è chiamato a difendersi dall’accusa di truffa che sarebbe stata compiuta mediante l’inibizione o l’estromissione di consorziati dal consiglio di amministrazione. Per l’accusa, inoltre, vi sarebbe stata la modifica dello statuto così da costringere alcuni consorziati, destinatari di sanzione, a vendere a cedere attività nel centro commerciale a prezzi bassi rispetto al valore del bene.
A giugno 2023, sempre davanti al Gip Cario, era proseguita la discussione dell’opposizione all’archiviazione presentata da alcuni consorziati rispetto alla denuncia per estorsione contrattuale a carico di Salvatore Centola. Nelle denunce presentate, peraltro, c’erano anche i nomi di altri collaboratori e persino di un giudice. Si tratta di una vicenda che prendono l’avvio da diverse dispute e che riguardano il centro commerciale Morbella di Latina, un tempo elegante luogo della città e da anni in caduta libera, stretto peraltro tra veleni, denunce e anche qualche condanna.
A gennaio 2023, infatti, è stato condannato, in primo grado, per violenza privata e atti persecutori l’allora direttore del Centro Commerciale “Morbella” di Latina e braccio destro di Centola, Pablo Dario Vargas, denunciato da uno dei commercianti del medesimo centro: Marco Cassandra, difeso dall’avvocato Lorenzo Magnarelli.
Sempre a gennaio 2023, pochi giorni prima della sentenza penale, il giudice del Tribunale civile di Latina, Pier Luigi De Cinti, aveva accolto l’istanza avanzata da alcuni consorziati del Centro Morbella che chiedevano l’annullamento della delibera assembleare, datata 30 novembre 2021, con cui veniva stabilito il preventivo di spesa per il 2022 ammontante a 800mila euro. Inoltre, il Giudice De Cinti aveva dato ragione ai ricorrenti anche su un altro aspetto, ossia sul dovere di distinguere tra condominio e consorzio. Quello che avevano sempre messo in discussione i consorziati era il doppio ruolo di Salvatore Centola, vale a dire amministratore e presidente consorziale. Ne sono seguite diverse cause civili che hanno visto soccombere Centola stesso.
Leggi anche:
CENTRO MORBELLA, NUOVO ROUND IN TRIBUNALE: “REVOCA DELL’EX PRESIDENTE CENTOLA EFFICACE”
Tornando al procedimento penale odierno, la prima indagine era stata archiviata dal sostituto procuratore Valentina Giammaria. I consorziati avevano però presentato opposizione all’archiviazione e puntavano alla riapertura del caso. Il Gip Cario aveva davanti a sé tre diverse opzioni: archiviare il caso, rinviare gli atti in Procura per una indagine più approfondita, oppure, estrema ratio, ordinare alla Procura di formulare un capo d’imputazione nei confronti di Centola. Quest’ultima era stata l’opzione scelta dal Gip e ad aprile 2025 era arrivato il rinvio a giudizio.
Il processo è ripreso oggi, 23 marzo, con l’escussione di Marco Cassandra che ha spiegato i metodi dell’ex presidente Salvatore Centola. L’ex presidente subaffittava i locali, secondo la ricostruzione della parte civile, piegando il regolamento ai suoi desiderata: “Da quando è diventato presidente, a fine 2017, Centola ha modificato, tramite anche suoi famigliari, lo statuto a suo piacimento raddoppiando il numero dei consorziati e introducendo clausole vessatorie a carico dei consorziati”. Il cambio di regime fu compiuto grazie alla sua “squadra”, composta anche da Vargas, già arrestato e condannato per condotte violente ai danni del testimone odierno.
Leggi anche:
ASSEMBLEE ESCLUSIVE E DELIBERE ILLEGITTIME: L’ERA CENTOLA BOCCIATA DAL TRIBUNALE
“Oggi – spiega Cassandra – tutti i consorziati che hanno pagato le clausole imposte da Centola, vogliono i soldi indietro. Un dramma che si vive che vedo come Presidente, essendo stato nominato dall’anno scorso. Sono stato costretto a chiedere il fallimento del consorzio e il prossimo 16 aprile ci sarà la prima udienza in questo Tribunale. Parliamo di somme intorno ai 3-4 milioni di euro. Centola si è costituito nel giudizio: da una parte non paga, dall’altra si oppone al fallimento. Se facciamo il conto su tutti i soldi incassati da Centola, parliamo di 4-5 milioni di euro”.
“Quando io sono andato a chiedere ai soci per pagare le bollette, mi è stato risposto che sarei stato io a dover ridare i soldi indebitamente versati alla vecchia amministrazione Centola. Quest’ultimo pagava cifre importanti ai suoi collaboratori, tra cui i due avvocati che abbiamo denunciato alla Procura di Perugia e Latina. Ci ha distrutto, la mia famiglia ha dovuto chiudere quattro attività”.
“Abbiamo perso tutto perché i locali erano di Centola. C’era infatti una duplice pressione perché controllava il consorzio vessato con i decreti ingiuntivi e aveva anche il controllo delle locazioni. C’erano continue pressioni, Vargas veniva fuori dai locali. Nessuno poteva controllare i bilanci e infatti sono stati dichiarati nulli. Centola non ha più permesso di aprire nuovi locali al centro commerciale: siamo passati da 48 attività a 20 attività. Tutti erano morosi e molti locali sono stati chiusi per sempre. Le immobili del centro commerciale non li compra più nessuno: un’attività commerciale con un locale di 60 metri quadrati non è stato comprato all’asta neanche per 18mila euro. Nessuno vuole più aprire al centro commerciale Morbella. Oltre a noi, ci sono tanti altri che hanno dovuto chiudere: da Forcina al bar 111 e tanti altri. Da sessanta consorziati siamo rimasti in 18”.
Non solo carte bollate, ma anche scontri personali: “Centola mi diede uno schiaffo sul braccio e sono stato caricato da lui e Vargas: ho sbattuto sul montante della porta. Sono stato vittima di offese e ingiurie”. Dopo quello scontro avvenuto la mattina, Cassandra ebbe conseguenze tanto da andare al pronto soccorso.
Leggi anche:
CENTRO MORBELLA: SILURATO IL DIRETTORE DELL’ERA CENTOLA. VOTATA UNA DUE DILIGENCE
Secondo Cassandra, esaminato dal pubblico ministero, erano continue le richieste di denaro da parte di Centola e Vargas, oltreché alle violenze verbali della figlia e del figlio di Centola: “Ero comunque impossibilitato a portare avanti le nostre attività”. In tutto Centola avrebbe comminato circa 3 milioni di euro di multe. “Tanti consorziati sono stati costretti a vendere a Centola e a gettare la spugna”.
Tra le multe comminate ci sono stati i condizionatori posti all’esterno della facciata. Cassandra spiega di aver avuto un decreto ingiuntivo da 75mila euro derivante da una multa per aver posto un condizionatore fuori dall’attività commerciale. Peraltro il meccanismo prevedeva che chi fosse moroso non poteva votare, ecco perché, essendo in molti consorziati morosi, Centola aveva un forte potere di voto. I Cassandra avrebbero ricevuto circa 130 decreti ingiuntivi: “Abbiamo denunciato anche il giudice di pace De Zordo che emetteva l’esecutività dei decreti con estrema facilità”.
Ci furono molte offese da parte di Centola, anche per via Pec: “La mia famiglia ha sofferto molto, qualcuno è anche in cura dallo psicologo”. Quando Cassandra è diventato Presidente ha dato mandato a un commercialista di fare una due diligence che “ha evidenziato il disastro lasciato da Centola”.
A testimoniare nella giornata odierna, anche Enrico Cassandra, padre di Marco Cassandra. L’imprenditore ha spiegato di essere stato male per lo stato i cui era finito il centro commerciale: “Ho dovuto mettermi a riposo”. Cassandra ha spiegato che “dopo un anno dal suo insediamento, abbiamo capito il disegno strategico di Centola: voleva prendersi tutto il centro commerciale attraverso le sanzioni. Sanzionava di continuo. Comandava dopo essersi preso il consiglio d’amministrazione in quanto questo non poteva includere, secondo la modifica dello statuto fatto da lui, i consorziati morosi i quali non potevano votare. Ma l’aveva sanzionati lui stesso i consorziati. Le sanzioni era fatte dal suo braccio destro: Pablo Vargas. Lo stesso divenne direttore generale del centro, pur non avendo nessuna esperienza”.
Anche le assemblee erano monitorate da Centola: “Metteva una guardia giurata davanti alla porta e non ci faceva entrare. Noi chiamavamo le forze dell’ordine. Le guardie giurate non facevano entrare i consorziati”. Anche il padre conferma le minacce ricevute dal figlio: “Fu picchiato da Centola il quale non aveva accettato che noi consorziati fossimo entrati in assemblea”.
Il processo riprenderà il 10 aprile con l’escussione di altri due testimoni (ne sono rimasti sette della pubblica accusa): i consorziati e soci Marasca e Fiocco. Dopodiché sono state calendarizzate altre date per le successive udienze: 8 maggio, 5 giugno e 12 giugno
