Sono tre i poliziotti arrestati nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma su un’associazione di narcotrafficanti scoperta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Roma, che, lo scorso martedì, ha eseguito sette misure cautelari, con la partecipazione di Questura di Roma, Carabinieri e Guardia di Finanza.
In carcere sono finiti Dario Scascitelli, Matteo Vita e Danilo Barberi, 42, 39 e 52 anni, già in servizio presso il commissariato Salario Parioli ma coinvolti in altre indagini, come quella di un anno fa su rapine durante le perquisizioni.
Vita, formiano d’origin, era stato arrestato lo scorso giugno, con l’accusa di rapina. I fatti risalgono allo scorso 27 marzo. Vita e altri due agenti di Polizia si sarebbero introdotti in un appartamento di via Carmelo Maestrini, nella zona di Mostacciano, mostrando i distintivi con il pretesto di compiere una perquisizione domiciliare. Dopo aver ordinato ai due proprietari di casa di non muoversi dal soggiorno, gli agenti avrebbero aperto la cassaforte nella camera da letto prendendo 35.900 euro. Sarebbero poi usciti dall’abitazione portandosi dietro le chiavi della cassaforte stessa, dopo averla richiusa.
Per quanto riguarda l’accusa più recente, invece, Vita e i suoi due colleghi sono accusati di aver sottratto circa 16 chili da un carico di cocaina sequestrato ai fondani Francesco Lamberti (48 anni) e Paolo D’Avia (29 anni), rispettivamente zio e nipote. I due uomini sono stati condannati recentemente per quel carico di droga, anche se nell’imputazione veniva contestato loro solo la detenzione di 4 chili di cocaina circa. A loro sono stati inflitti, in abbreviato, da giudice per l’udienza preliminare di Latina, pene pesanti: per Lamberti 6 anni e 6 mesi, per D’Avia 8 anni e 8 mesi.
Ma dietro questa storia c’è molto di più perché il carico di cocaina sarebbe stato di più: in tutto circa 20 chili. Secondo l’accusa della Dia gli agenti detenevano e cedevano droga accedendo allo stesso tempo abusivamente al sistema Sdi dove sono contenute informazioni sulle persone rivelando poi notizie sulle indagini e altri informazioni a Guerino Primavera, considerato un boss al Tufello. Anche lui figura fra gli arrestati insieme con Paolo Francesco Barravecchia, Simone Febbi e Giulio Lorenzo Bertinazzi. Dalle indagini, scattate nel 2024, è emerso che la banda forniva informazioni ai poliziotti corrotti sulla presenza di corrieri, anche di altri gruppi criminali, per farli perquisire e arrestare. Solo una parte dello stupefacente veniva però sequestrato mentre il resto veniva venduto proprio ai trafficanti.
A fare luce sulla vicenda sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Johnny Lauretti, oltre che a trojan utilizzati per intercettare le conversazioni di uno degli arrestati con la moglie nelle quali venivano forniti dettagli sull’attività clandestina dei poliziotti infedeli. Da ciò è emerso un primo sequestro a luglio 2024 di 13 chili di droga in una cantina a Case Rosse, vicino Roma, con arresto di un trafficante anche se poi sono stati verbalizzati solo tre chili di stupefacente mentre gli altri dieci venivano fatti sparire. E poi ancora il 12 settembre dello stesso anno altri cinque chili di droga venivano consegnati dagli agenti per una compravendita fra Barravecchia e Bertinazzi.
Il 3 ottobre 2024, arrivano i 20 chili sequestrati a D’Avia e Lamberti, dopo aver bloccato il loro furgone proveniente da Fondi. Sui verbali sono risultati poco più di quattro chili di cocaina intercettati. Ai due fondani furono sequestrati ufficialmente 4,7 chili di cocaina, mentre i poliziotti infedeli, attraverso atti falsi, avrebbero tenuto per sé 15 chili e duecento grammi.
D’Avia e Lamberti furono arrestati a ottobre 2024 nell’ambito dell’operazione condotta dagli agenti del II Distretto Salario-Parioli, durante un servizio di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti. Un arresto nato da una indagine della Squadra Mobile di Latina. Già conosciuti dalle forze dell’ordine per questioni di droga, al termine di un pedinamento cominciato ad Anzio, proseguito a Fondi e quindi concluso a Montespaccato, D’Avia e Lamberti furono fermati su un furgone con la cocaina, nascosta in un doppiofondo del bagagliaio.
Quando il furgone era svoltato all’uscita “Montespaccato”, i poliziotti avevano intimato l’alt per effettuare il controllo. Nel vano posteriore erano nascosti – in uno scomparto ricavato artigianalmente – quattro involucri avvolti nel cellophane, contenenti complessivamente oltre 4,7 chili di cocaina. In realtà, come evidenzia l’indagine della Dia, il carico era molto di più. A fare luce sulla vicenda è stato il collaboratore di giustizia (sin da fine dicembre 2024), Johnny Lauretti, ex fedelissimo del narcos Massimiliano Del Vecchio. Come ha spiegato Lauretti, la droga era destinata a Bertinazzi. Lamberti viene descritto come uomo di Del Vecchio, per conto del quale, aveva assunto da anni la funzione di corriere della droga. Secondo Lauretti, Lamberti “prima lavorava con D’Alterio di Fondi, come autotrasportatore, poi è passato a Del Vecchio, intorno al 2023”. Quando Lamberti fu arrestato, Lauretti racconta di essere stato contattato da Del Vecchio, in quel momento in Spagna.
Il periodo è quello di ottobre 2024 a nemmeno due mesi dalla maxi operazione “Risiko” che ha smantellato il gruppo Del Vecchio. Massimiliano Del Vecchio, secondo quanto riferito agli inquirenti da Lauretti, chiese al medesimo Lauretti di capire se Lamberti fosse stato arrestato in quanto sorpreso con i 20 chili di cocaina da trasportare a Roma. È qui che si inizia a capire il furto dei poliziotti. “Ho saputo che gliene erano stati sequestri 4. Per fare la verifica ho chiesto a un altro detenuto. Lui h verificato insieme ad un ispettore”.
Insomma, qualcosa non quadrava. In realtà a non quadrare erano circa 15 chili di cocaina sottratti dai tre poliziotti infedeli.
