Viola di nuovo la sorveglianza speciale, la Procura di Latina chiede ancora l’arresto in carcere per Costantino “Cha Cha” Di Silvio
La Procura di Latina torna a chiede l’arresto in carcere per il 59enne di Latina, Costantino “Cha Cha” Di Silvio, responsabile di aver violato la sorveglianza speciale. A novembre scorso, le parole di “Cha Cha” avevano convinto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Paolo Romano, a respingere la richiesta di custodia cautelare proposta dal pubblico ministero di Latina Valentina Giammaria.
Secondo la Procura, infatti, sulla base di annotazioni di Polizia e Carabinieri, Costantino Di Silvio detto “Cha Cha” avrebbe violato la misura della sorveglianza speciale in almeno due occasioni, intrattenendo rapporti con pregiudicati. In altra occasione, sarebbe stato sorpreso a guidare pur avendo la patente revocata lo scorso 14 agosto. Il 59enne di Latina aveva risposto alle domande nell’ambito dell’interrogatorio preventivo, spiegando che i suoi incontri con pregiudicati fossero casuali.
Una versione che era stata ritenuta credibile dal Gip Romano – che a gennaio 2025 faceva parte del terzo collegio del Tribunale che assolse per associazione mafiosa il clan capeggiato proprio da Cha Cha e i fratelli Travali -, per il quale le infrazioni non documentano abitualità e ripetitività delle condotte. Si sarebbe trattato solo di episodi distinti e isolati. Anche un’altra circostanza, in cui Cha Cha aveva ritardato di un quarto d’ora il rientro nel domicilio fissato dall’orario della sorveglianza speciale, era stata ritenuta come una lieve infrazione. Cha Cha, quindi, era rimasto sorvegliato speciale, ma in libertà.
In quei mesi il 59enne di origine rom, noto a tutti nel capoluogo come “Cha Cha”, si aggiraba in Tribunale a Latina. Quasi ogni giorno il pregiudicato, ritenuto dalla DDA come leader del sodalizio Travali/Di Silvio, si presentava in Piazza Buozzi e, vista la sua popolarità, parlava un po’ con tutti, da avvocati a imputati.
Ad ogni modo, non era per questo motivo che il pubblico ministero di Latina, Valentina Giammaria, aveva chiesto il suo arresto. “Cha Cha”, infatti, avrebbe violato la misura della sorveglianza speciale in almeno due occasioni, intrattenendo rapporti con pregiudicati. In uno degli incontri, vicino al bar Valery di Latina (pieno centro), il 58enne sarebbe stato visto insieme al co-imputato, poi assolto, nel processo Reset, Giovanni Ciaravino (attualmente sotto processo per i chioschi sul lungomare insieme ad Alessandro Zof e la sua famiglia), un altro Di Silvio (Costantino Di Silvio detto Pesce) e, soprattutto, il 36enne Aurelio Silvestrini. Quest’ultimo, come noto, oltreché ad essere stato arrestato per tentata estorsione in concorso con Mattia Spinelli, è considerato come uno dei massimi sodali dei due gemelli Spinelli, “ras” delle case Arlecchino.
Il suo arresto, come detto, era stato chiesto per aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale subita a giugno 2025. Il 59enne, inoltre, aveva guidato la sua Lancia Y pur avendo la patente sospesa. A pesare, chiaramente, erano gli incontri con i pregiudicati, vietati dalla misura applicatagli dalla Questura di Latina.
Ora, però, la Procura di Latina chiede di nuovo l’arresto in carcere per “Cha Cha”, dopo che, a inizio febbraio e soprattutto, alla fine dello stesso mese, è stato trovato alla guida senza patente, peraltro come ha sempre fatto da quando è uscito dal carcere a febbraio del 2025 e anche dopo aver subito il provvedimento di sorveglianza speciale a giugno 2025. Costantino “Cha Cha” Di Silvio non ne vuole sapere di non guidare e, prima la Polizia, successivamente i Carabinieri di Latina, lo hanno di nuovo fermato, sequestrandogli la sua Lancia Ypsilon celeste.
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In data odierna, 12 marzo, dinanzi al giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Latina, Paolo Romano, “Cha Cha”, assistito dagli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, ha sostenuto l’interrogatorio preventivo. A svolgere l’interrogatorio c’era la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli. La difesa chiede che non venga applicata alcuna misura cautelare, tantomeno quella del carcere come richiesto dalla Procura di Via Ezio.
Il 21 febbraio scorso, quando venne fermato dai Carabinieri della Stazione di Latina, Cha Cha sarebbe incorso, secondo la Procura, nel reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Una volta fermato a bordo della sua Lancia Y che non può guidare perché sorvegliato speciale, il 59enne pluripregiudicato avrebbe affermato frasi inaudite: “Questo è il ringraziamento del bene che ho fatto a Latina, ho mandato via i calabresi e i napoletani e ho pulito Latina“.
Non pago, mentre il Comandante della Stazione di Latina redigeva gli atti per il sequestro dell’auto, Cha Cha avrebbe detto ai tre militari dell’Arma che erano presenti: “Dite al Comandante che si sta molto alla larga da me, ecco perché non diventerà mai Capitano, è un poveraccio. Si è appostato per sequestrarmi la macchina ma non vi preoccupate, volete vede’ che ho minacciato gente dell’anticrimine di Latina, gente della Questura, mo dovete vede’ che cosa di grande combino a lui. Sai che me fai capì: stai a livelli bassi, non passerai mai di grado“.
Ad essere contestati a Cha Cha sono diverse violazioni. Il 14 ottobre è stato sorpreso dalla Polizia alla guida della Lancia Y; due giorni dopo, stessa infrazione alla sorveglianza speciale; il 30 gennaio 2026, è stato di nuovo sorpreso a guidare. Infine, il 21 febbraio, il giorno delle frasi inaudite ai Carabinieri, la nuova infrazione che ha comportato il sequestro del veicolo. Sarà il Gip Romano a decidere per l’arresto o meno del 59enne.
A giugno 2025, era stato il Tribunale di Roma – Sezione Specializzata Misure di Prevenzione ad applicare la misura della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Latina per due anni, nei confronti del 59enne. Il provvedimento, su proposta della Questura di Latina, prevede che “Cha Cha” non possa uscire da casa, ogni giorno, dalle 21,30 della sera fino alle 6,30 del mattino.
A marzo 2025, Di Silvio fu attinto da un altro provvedimento del Questore di Latina, Fausto Vinci: il Daspo sportivo fuori contesto. Una misura, introdotta nel 2019 e legittimata da una sentenza della Cassazione nel 2021, che impedisce l’accesso agli impianti sportivi ai soggetti responsabili nell’ultimo quinquennio di alcune tipologie di reati, anche se realizzati fuori da un impianto o da un contesto sportivo.
Cha Cha, a gennaio 2025, aveva rimediato una condanna per estorsione ai danni di un avvocato di Latina a 8 anni e 4 mesi nel maxi processo Reset. La condanna era stata una delle poche emesse dal Tribunale di Latina nell’ambito del processo che ha visto crollare le accuse formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. È venuta meno, infatti, con una sentenza sicuramente inaspettata e decisamente discussa, l’accusa di associazione mafiosa a carico di “Cha Cha”, dei nipoti Angelo e Salvatore Travali e di tutti gli altri componenti del sodalizio come Alessandro Zof e il narcotrafficante Gianluca Ciprian, entrambi scarcerati (Zof è ai domiciliari per l’inchiesta sui chioschi), così come il suddetto Salvatore Travali.
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Il 59enne Di Silvio è un nome notissimo non solo negli ambienti della malavita pontina; nel passato, sono emersi contatti anche con personaggi del calibro di Giuseppe D’Alterio detto ‘O Marocchino e Ettore Mendico, due nomi di peso negli ambienti della malavita organizzata nel sud pontino. La presenza di “Cha Cha” è stata evidente a ogni livello, nel mondo di sotto e nel mondo di sopra del capoluogo di provincia: dalla curva del Latina Calcio fino alla frequentazione dell’allora Presidente ed ex deputato di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta (grande amico di “Cha Cha”), il personaggio sfrecciava con il suo motociclo per la città incontrando il saluto e il rispetto di molti.
Al momento, Di Silvio deve affrontare un processo, dopo la condanna a 5 mesi per le lettere di minaccia anche all’ex moglie di Gianluca Tuma, suo compagno di crimine sin dalla giovane età.
Cha Cha deve essere giudicato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma per una estorsione con l’aggravante del metodo mafioso che gli è contestata, insieme a Francesco Viola, ai danni del titolare di un bar e di una pizzeria di Latina. I due, nell’episodio racchiuso nell’indagine “Purosangue”, avrebbero provato a farsi corrispondere la cifra di circa 25mila euro. Secondo la Squadra Mobile di Latina e la DDA romana, la corresponsione del denaro saltò solo per l’intervento di un altro pregiudicato di peso, Luigi Ciarelli.
