A sinistra Claudio Fazzone e a destra il manifesto del celebre film sulla guerra vietnamita
A sinistra Claudio Fazzone e a destra il manifesto del celebre film sulla guerra "Apocalypse, now" di F.F. Coppola. Traslando al partito di Silvio Berlusconi, possiamo parlare metaforicamente di Vietnam politico interno a Forza Italia, sopratutto nel Lazio e, a maggior ragione, dopo il pessimo risultato alle elezioni europee

FORZA ITALIA: È GUERRA INTERNA. FAZZONE: SI CANDIDANO AMICI, SEGRETARIE E PARENTI

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È un Claudio Fazzone contro tutti quello delle dichiarazioni a caldo dopo il risultato elettorale forzista alle Europee 2019. Sopratutto contro il suo stesso partito che, se non dovesse cambiare, dice il senatore di Fondi, bisognerebbe “avere il coraggio di mettere in liquidazione”.

Fazzone, leader incontrastato di Forza Italia in provincia da quasi un ventennio, analizza il risultato elettorale del suo partito e non le manda a dire, denunciando peraltro aspetti che rimangono, nel completarsi del suo j’accuse, poco chiari e opachi, arrivando a menzionare persino corpi estrani che orienterebbero, a detta sua, la linea politica e le scelte relative alle candidature con l’ombra del familismo amorale e dei favoritismi personali.
Purtroppo devo prendere atto che Forza Italia così non va. Non è più rinviabile la sua riorganizzazione. È ormai fondamentale cambiare tutto. Il partito non si è saputo rinnovare, conseguentemente non è stato capace di fare un’attenta analisi al proprio interno e domandarsi perché c’è stata una perdita di consensi. In questi anni il partito non si è saputo rinnovare e non è stato capace di innovare. Questo perché è rimasto ancorato alle decisioni di alcune persone, che nulla hanno a che fare con la politica e mai si sono calate nelle difficoltà della politica. Personaggi che impartivano solo consigli non corrispondenti alle esigenze richieste dal Paese“. E aggiunge: “Sono stati penalizzati coloro i quali hanno lavorato con grande spirito di sacrificio nelle realtà locali. Si è deciso infatti di candidare persone estranee al lavoro quotidiano della politica svolta nei territori, preferendo amici, segretarie, parenti“. Ma con chi ce l’ha Claudio Fazzone? A ben vedere non dovrebbe prendersela troppo. In Forza Italia, infatti, è stato candidato uno degli uomini più a lui vicini come il sindaco di Fondi Salvatore De Meo che ha ottenuto, nel consenso complessivo della Circoscrizione III Italia Centrale, 22.394 preferenze, e nella sola provincia di Latina 16.470 voti piazzandosi al primo posto e staccando notevolmente il capolista Antonio Tajani fermo a 4.416 e l’altro personaggio di spicco Alessandra Mussolini addirittura in caduta libera con 1299 voti.

Lo stesso Tajani non ha mai nascosto una stima ricambiata e reciproca con Claudio Fazzone, ed entrambi hanno risposto picche alle critiche piovute addosso da parte dei consiglieri regionali alla Pisana, Antonello Aurigemma, Pasquale CiacciarelliAdriano Palozzi (da sempre nemico interno di Claudio Fazzone). I tre avevano imputato a Tajani, e indirettamente a Fazzone, le medesime criticità che, oggi, il senatore di Fondi, sciorina nel suo comunicato. “L’incarico che questa estate il presidente Berlusconi ti ha affidato (ndr: si rivolgevano a Tajani) – scrivevano i tre consiglieri regionali appena 4 mesi fa – era volto al rilancio e al rinnovamento del partito: dopo sette mesi dobbiamo constatare che nella nostra Regione non si può assolutamente parlare né di rinnovamento, visto che non c’è stato alcun tipo di cambiamento, né tantomeno di rilancio, dato che continuano ad aumentare le defezioni da parte dei nostri amministratori“.

Un tutti contro tutti in Forza Italia, un partito che sembra destinato alla via del tramonto e che, prima di estinguersi, manifesta una guerra di sopravvivenza alla maniera dei dinosauri. Eppure sia la fazione Tajani/Fazzone che quella Aurigemma/Ciaccarelli/Palozzi parlano di rinnovamento, di cicatrizzazione e cronicizzazione del demerito politico, sembrano in sostanza sulla stessa lunghezza d’onda.

Ma, allora, a chi è rivolta l’indignazione odierna di Fazzone quando parla di amici, segretarie, parenti? Sembra accennare a nepotismi e aiutini di cui proprio lui, scherzo del destino, è stato accusato da magistratura e opinione pubblica in anni, per poi venire assolto, nel 2016, dai fatti contestatigli in merito alle lettere di raccomandazione scritte all’allora Direttore Generale della Asl di Latina, Benito Battigaglia.
Un’altra storia, beninteso, qui si parla di politica e di regolamento di conti, in un partito in cui, pur esprimendo tutti “soddisfazione per l’ingresso del nostro leader Silvio Berlusconi nel Parlamento europeo”, si sentono scricchiolare le sedie da dove per anni hanno deciso le sorti poco magnifiche e progressive di un Paese, una Regione, una Provincia.

In attesa che il senatore decida di chiarire a chi si riferisse, da oggi in Forza Italia è iniziata la guerra, a colpi di veleni e messaggi interni a mezzo stampa. E se non sarà rinnovamento, arriverà la fine. Detto da personaggi, però, che di nuovo, politicamente, non hanno niente e che dovrebbero, per primi, fare un passo indietro nella speranza che anche in Italia si possa avere finalmente un centrodestra moderno e lontano dagli scandali.

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