Capoportiere e Lago di Fogliano
Capoportiere e Lago di Fogliano

FOGLIANO: LAGO D’INDIFFERENZA

in Attualità/Focus

Lo specchio d’acqua salmastra muore anossico sotto i ciechi occhi dei cittadini di Latina

Lago di Fogliano, porte di Latina: un tappeto putrescente ricopre lo specchio d’acqua più a nord nel sistema dei laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo.
Il fenomeno si è presentato in maniera particolarmente accentuata soprattutto nella parte a nord del bacino, dove si sono formate distese maleodoranti. Un evento dovuto al gran caldo e alla scarsa ossigenazione delle acque collegate al mare attraverso Foce del Duca. Mai così esteso e probabilmente mai così in anticipo rispetto alla stagione estiva, a tal punto che il lago è stato invaso dalle alghe sin dal mese di aprile 2018. L’abnorme quantità delle alghe, soprattutto nella porzione di lago lungo Via del Lido, potrebbe essere stata causata dall’insabbiamento di Foce del Duca che, di fatto, ha impedito il ricambio d’acqua per molti mesi. Alghe che, un tempo, venivano tagliate proprio per evitare una eccessiva proliferazione fino a quando l’operazione fu abbandonata perché quelle non raccolte finivano per andare in putrefazione.

   

Foto in alto agosto 2018: lago di Fogliano, superficie coperta da intensa fioritura algale

Per tentare di ristabilire l’equilibrio del lago onde ovviare al problema, in questi mesi si è proceduto all’attivazione delle pompe a Capoportiere e alla disostruzione della Foce del Duca. Purtroppo, il fenomeno della fioritura algale non è stato risolto, altresì favorito dalla presenza nell’acqua di azoto e nitrati, sostanze contenute nei fertilizzanti e nei detersivi che finiscono nel sistema dei laghi costieri proprio attraverso gli immissari di acque dolci. Considerato che simili problematiche si ripresentano con cadenza stagionale se non addirittura mensile, perché le soluzioni non arrivano?
Anche lo studio di LEGAMBIENTE “Goletta dei Laghi”, effettuato anche su quelli pontini, ha evidenziato criticità e posto l’attenzione sul lago, invitando gli organi preposti ad agire per Fogliano così come per gli altri laghi: “molto più piccoli e fragili, i comuni e gli enti parco devono monitorare di più e meglio gli scarichi fognari che dalla città di Sabaudia sversano nel Lago di Paola e quelli che da Fondi arrivano all’omonimo lago, ma anche frenare gli scarichi fecali che entrano nel lago di Fogliano. Per questi motivi abbiamo deciso di inviare esposti alle procure competenti per il Lago di Bolsena e per i Laghi pontini, chiedendo che si possano così individuare le responsabilità degli scarichi fognari e di eventuali mancati controlli da chi avrebbe dovuto farne”.

Viene da chiedersi questo ed altro, osservando alcune criticità sul lungomare nel tratto compreso tra Sabaudia e Latina facendo riferimento, nell’ultimo caso, alla fascia che ricade nell’area del Parco Nazionale, in particolar modo l’area dei laghi costieri.

Nei mesi scorsi abbiamo potuto constatare lo stato in cui versava Foce del Duca in prossimità del lago di Fogliano. La foce era completamente insabbiata, tanto da poterci camminare dentro, e lo è stata per mesi con il forte rischio che anche il lago andasse in sofferenza per via della foce ostruita.
Dopo una stagione ad alte temperature e senza precipitazioni, l’insabbiamento del canale che collega il lago di Fogliano al mare (Foce del Duca) ha impedito il ricambio delle acque lacustri, per cui si sono create le condizioni per una grave crisi anossica e conseguenti morie di pesce e di altra fauna acquatica. Cosa poi puntualmente avvenuta a partire da aprile finché, nel mese di luglio 2018, si è notato lungo l’insenatura nord del Lago di Fogliano moria di pesci e formazione di schiuma, oltre alla ormai onnipresente fioritura algale.
È lecito domandarsi quanto gli Enti Preposti siano rapidi ed efficienti nell’adottare provvedimenti atti a riqualificare ecologicamente i laghi costieri pontini che, come annuncia il cartello posto al loro ingresso, dovrebbero essere di ”interesse internazionale”. Inoltre: quando, quanto e come proceda ARPA Lazio nel monitoraggio delle acque dei laghi citati, quali siano le sostanze monitorate e come ed a chi vengano forniti i dati rilevati.
Decisamente necessario fare chiarezza sui motivi di questi eventi aggravatisi nel tempo, visto che gli interventi per sgomberare dai sedimenti il suddetto canale (Foce del Duca) erano al massimo due all’anno, mentre da alcuni anni ne servono 6 o 7.
Secondo l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA), come evidenziato in una pubblicazione del 2009, la realizzazione a Foce Verde della scogliera sommersa e dei pennelli per il ripascimento dell’arenile, localmente e fortemente efficaci, hanno notevolmente compromesso la stabilità delle coste pontine a sud dell’intervento.
In particolare, tale opera ha prodotto un elevato abbassamento dei fondali e la conseguente dispersione delle barre sabbiose frangiflutti, importanti per l’attenuazione della potenza del moto ondoso; per cui, durante le mareggiate, le correnti si abbattono sulle spiagge e provocano forti erosioni degli arenili e crolli delle dune. La sabbia riversata in mare viene trascinata dalla corrente verso sud e quando prevalgono i venti di libeccio si creano onde che immettono forti quantità dei sedimenti nei canali di foce dei laghi costieri.
Si aggiunge poi, ai materiali che ostruiscono i canali più vicini alla marina di Latina, la ghiaia, una rimanenza del vecchio ripascimento semirigido effettuato alla fine degli anni ’80 e che le mareggiate successive alla realizzazione della scogliera hanno completamente smantellato. L’arrivo nei canali della ghiaia, con anni di ritardo rispetto alla sabbia, è dovuto semplicemente al suo maggiore peso.
Il tutto a dimostrazione che i processi di erosione innescati dal sistema scogliera-pennelli di Foce Verde sono ormai irreversibili e vieppiù si aggravano.

Ci sono, dunque, situazioni di allarme di estrema gravità che configurano Fogliano come fortemente compromesso nonostante che, come gli altri laghi costieri, debba essere sottoposto ad un continuo e costante monitoraggio delle acque rispettando la normativa specifica inserita nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Lazio, il DGR n.226 del 02/05/2006.

Il fenomeno dell’eutrofizzazione (ndr: sovrabbondanza di nitrati e fosfati) è infatti correlato con un anomalo sviluppo della vegetazione e del fitoplancton, dovuto ad eccessivi apporti di nutrienti. Il loro aumento presso la superficie dello specchio d’acqua comporta una limitazione degli scambi gassosi, quindi anche del passaggio in soluzione dell’ossigeno atmosferico nell’acqua. Inoltre, con il morire delle alghe si innesca una forte diminuzione dell’ossigeno a causa della loro decomposizione, ed i processi di putrefazione e fermentazione associati liberano quantità elevate di ammoniaca, metano e acido solfidrico, rendendo l’ambiente inospitale anche per altre forme di vita quali pesci di fondo, molluschi, crostacei, ecc., con ricadute sui livelli maggiori della catena alimentare; per molti anni, proprio per questo, si è provveduto anche alla sfalciatura delle alghe nel tentativo di ridurre il rischio di anossia.

L’Agenzia Regionale per la Difesa del Suolo (ARPA), che ha anche il compito di monitorare lo stato delle coste regionali, non può ignorare l’elevata vulnerabilità dei nostri litorali, visto che da oltre un trentennio ci sono dissesti delle spiagge e delle dune che colpiscono oltre l’ecosistema dunale e lacustre anche le attività economiche legate al mare. Deve essere dato corso a interventi, con opportuni finanziamenti, peraltro già studiati, atti a porre rimedio allo squilibrio erosivo avvenuto nei nostri litorali. Così come accade oggi sul litorale di Sabaudia, ove ci troviamo di fronte ad una doppia erosione; difatti, oltre alle mareggiate, a causa dell’acqua piovana si formano veri e propri canyon che tagliano la duna per poi trasportare la sabbia a riva, sabbia che si disperde con le mareggiate.

  

Foto agosto 2018: lago di Fogliano, putrescenza nei canali lato nord (via del Lido) e intensa fioritura algale sulla superficie

Un po’ di storia e geografia…

Fogliano, Monaci, Caprolace, Sabaudia rappresentano un ampio complesso lagunare costiero retrodunare, e sono estremamente rilevanti per la conservazione dell’avifauna svernante e migratrice e di numerose specie rare per il Lazio. Sono ambienti unici per l’Italia Tirrenica, compresi tra i comuni di Latina e Sabaudia. Rappresentano ecosistemi lacustri interessanti per la presenza di specie rare quali l’avifauna acquatica svernante e migratrice, l’ittiofauna e l’entomofauna acquatica.

Il lago di Fogliano è il più grande dei laghi pontini, esteso per circa 400 ettari ha una profondità massima di 2 m, con profondità media dell’ordine del metro ed un volume medio di circa 4 milioni di metri cubi. Contiguo al lago dei Monaci, da cui è suddiviso mediante l’estuario del Rio Martino, risulta essere un bacino chiuso, con scambi con l’esterno che avvengono solo attraverso la foce del Duca e solo per lieve entità, attraverso la Focetta di Capo Portiere, motivo per cui la salinità del lago differisce in maniera piuttosto consistente durante le stagioni e per cui si resero necessari ulteriori interventi negli anni ’90. Difatti, i laghi furono privati delle acque dolci che provenivano dai canali di bonifica adduttori, poiché gli stessi, attraversando territori ad elevato sviluppo agricolo, determinavano l’immissione di acque ricche di inquinanti e nutrienti, tali da indurre forti squilibri e frequenti fenomeni di anossia nel lago, con imponenti morie di pesce. Conseguentemente è avvenuta una progressiva salinizzazione delle acque, per il diminuito apporto di acqua dolce e per il progressivo interramento dei bacini, con conseguenti mutamenti anche nella fauna presente all’interno dei laghi.

I laghi costieri compresi tra Latina e Fondi hanno un’origine geologica relativamente recente, formatisi nel tardo Quaternario, in seguito all’emersione di cordoni sabbiosi che isolarono due grandi antiche lagune, una posta tra Torre Astura ed il Circeo, l’altra tra Terracina e Sperlonga. L’azione del vento, del mare e il depositarsi di materiali alluvionali hanno determinato un progressivo frammentarsi delle due lagune iniziali fino al delinearsi dei laghi di Fogliano, Monaci, Caprolace e Sabaudia a nord del promontorio del Circeo, e dei laghi di Fondi, San Puoto e Lago Lungo a sud; il primo gruppo, con le zone umide intercluse, è stato inserito nel 1975, a quarant’anni dalla sua istituzione e modificandone i confini, nel Parco Nazionale del Circeo.
I laghi costieri di Sabaudia, Caprolace, Monaci e Fogliano hanno in comune una profondità relativamente ridotta rispetto all’estensione e un’assenza di comunicazione naturale con il mare.
I laghi di Fogliano e Sabaudia sono i più grandi, ma hanno caratteristiche nettamente diverse.
Fogliano, come detto, ha una profondità media prossima al metro e le sue sponde, negli anni cinquanta, sono state rettificate ed arginate. In generale si tratta di lagune costiere salmastre, con caratteristiche di salinità diverse tra loro a seconda della profondità del lago e dell’andamento della stagione. Tutti e quattro i laghi risentono grandemente delle maree, che determinano intrusioni di acqua marina nelle fasi di alta marea e la fuoriuscita delle acque dei laghi verso il mare nei momenti di bassa.
I bacini costieri e le aree palustri della pianura pontina sono luoghi che hanno da sempre uno strettissimo legame con l’uomo. Conosciuti fin dall’antichità tanto che già i romani li sfruttavano, utilizzandoli sia come bacini di pesca che luoghi di caccia.

                                                                                                                                             

Anche la poverissima economia del periodo ante bonifica ruotava intorno ai laghi, nonostante la presenza dell’anofele portatrice del plasmodium malariae, responsabile di una delle forme di malaria. I laghi costieri hanno rappresentato nei secoli un elemento fondamentale nell’economia della zona; ricchissimi di pesce, rifornivano le mense dei nobili romani prima, e del papato poi. Le rudimentali tecniche di pesca sfruttavano la conformazione naturale delle aree e il materiale vegetale disponibile. A partire dalla fine del 1200, la famiglia Caetani aveva ottenuto dal papato la proprietà dell’area, lo “ius piscandi” ed “exigendi responsionem”, e furono i fornitori ufficiali del pescato papalino per tutto il periodo medioevale. Buona parte delle attività economiche dei Caetani nella zona, fino al 1930 quando la proprietà fu ceduta, verteva sulla gestione della pesca; tanto che, per migliorarne il rendimento, nel 1700 il Duca Leone Caetani fece aprire una nuova foce sulla sponda del lago di Fogliano, che ad oggi è l’unica in attività: Foce del Duca.

Per  le paludi pontine, gli anni Trenta rappresentarono un momento di grande cambiamento. Si scavarono canali, intervenendo sulla successione di pantani e livellando le depressioni naturali, riducendo così gli acquitrini. Si tagliarono boschi e macchie secolari, sviluppatesi liberamente, fino a renderle paesaggi ordinati. Intere popolazioni furono innestate sul territorio, per lo più provenienti dalle aree rurali più povere del nord Italia. La superficie del lago di Fogliano fino agli anni ’30 variava dai circa 400 ettari in primavera/estate, pari all’attuale, a quasi il doppio nei periodi alluvionali, a causa delle precipitazioni così consistenti da impaludare le rive e le aree circostanti, sia a Rio Martino e che al canale Cicerchia. Attraverso il Canale Mastropietro notevoli immissioni di acqua dolce raggiungevano il lago. Le acque di deflusso, provenienti dai campi, vennero controllate per mezzo della rete di canali di bonifica e la comunicazione con il mare venne gestita attraverso impianti idrovori. Le sponde vennero arginate con la bonifica, il fondo del lago dragato e, lungo la sponda occidentale fu realizzato un fosso circondariale.                                                 

Il Parco Nazionale del Circeo, per decenni, fu il più piccolo d’Italia. Formatosi da un primo nucleo costituito da un residuo della selva di Terracina, dal promontorio, dalla duna costiera e dal lago di Sabaudia, dal 1975 la prima legge di ampliamento del parco incluse nel territorio protetto Fogliano, Monaci, Caprolace e le zone palustri circostanti. Un Parco fortemente innovativo, molto piccolo se rapportato ad altre aree protette, ma contraddistinto da una straordinaria ricchezza di tipologie ambientali, ben 17 secondo gli esperti, che gli conferiscono la sua unicità riconosciuta internazionalmente.
Fu inserito nell’ambito del programma MAB dell’UNESCO (Man and Biosphere – Uomo e Biosfera) negli anni  ‘7o, in una prima fase con la sola foresta, mentre le zone umide, tra cui Fogliano, assunsero un ruolo preminente a seguito della Convenzione di Ramsar, firmata in Iran nel 1971 da 123 diversi Paesi, in cui venne presa coscienza e sottolineata  l’importanza di tali ambienti ai fini della salvaguardia dell’avifauna migratoria. Nelle zone degne di protezione, l’Italia inserì anche l’area di Fogliano, decidendone l’inclusione nel parco; quindi  vennero avviati gli espropri per cause di pubblica utilità che, a metà degli anni ’80, portarono all’inclusione dei laghi di Fogliano, Monaci e Caprolace ed i terreni circostanti nel patrimonio demaniale.

Oltre che a essere stato inserito nella Convenzione di Ramsar, il comprensorio ha, ad oggi, varie qualifiche: è un’area IBA (area importante per l’avifauna); è un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) ai sensi della direttiva CEE 92/43 “Habitat”; tutto il territorio del parco è una ZPS (Zona a Protezione Speciale), direttiva CEE 79/409.
Esso comprende comunità vegetali minacciate e sempre più rare, quali quelle precipue degli stagni salmastri, delle depressioni contigue alle dune o quelle tipiche dei sistemi dei cordoni dunari che dividono il mare dai laghi costieri.

ALIMENTAZIONE DELLE ACQUE

Prima degli interventi di bonifica, il lago riceveva le acque del canale di Mastropietro, del Rio Martino, del Fosso Cicerchia e di altri canali minori; inoltre era in collegamento con il mare mediante la “Foce Vecchia”, aperta sul Rio Martino, attraverso la quale veniva regolato il livello di tutti e quattro i laghi, al tempo collegati in serie. Il movimento delle acque oggi avviene attraverso dei canali artificiali che li collegano al mare. All’ossigenazione dei bacini costieri contribuisce l’azione del vento; il movimento favorisce l’ingresso di nutrienti e di organismi e regola la salinità dei bacini interni. Le precipitazioni e gli apporti di acqua dolce dall’entroterra tendono a controbilanciare la tendenza alla salinizzazione dovuta all’intensa evaporazione estiva, creando un meccanismo molto complesso.
Negli anni ’20 fu creata la cosiddetta “Foce Nuova” o “Foce del Duca”, dal Duca Caetani che la realizzò, per ovviare ai frequenti interramenti della vecchia foce aperta nel XVIII secolo. Con i lavori di bonifica dell’Agro Pontino, tra il 1926 e il 1936, vennero costruiti canali periferici per impedire alle acque provenienti dalle zone più elevate di arrivare liberamente ai laghi. Attraverso la realizzazione e sistemazione degli adduttori principali e la realizzazione di idrovore, gli apporti ai laghi vennero regolamentati. Due laghi, Fogliano e Monaci, vennero resi comunicanti con il mare mediante foci artificiali, tra queste un canale sfociante creato riattivando la Foce Vecchia per Fogliano presso il tratto terminale del Rio Martino e l’’idrovora di Capo Portiere, collegata tramite un breve canale a Fogliano, che può essere utilizzata sia per immettere acqua nel lago che per espellerla. Dal Monaci venne impedito il deflusso diretto delle acque dai terreni di bonifica circostanti e l’apporto di acqua dolce venne assicurato derivando parte del Rio Martino, sul lato settentrionale.
Sebbene all’inizio degli anni ’60 le condizioni ambientali dei laghi venissero giudicate “abbastanza buone ed ottime”, negli anni seguenti, in alcuni periodi dell’anno, cominciarono a manifestarsi all’interno dei laghi situazioni di eutrofizzazione con conseguenti gravi carenza di ossigeno (anossia) nell’acqua e causa di frequenti morie di pesci sopratutto durante il periodo estivo, a causa dell‘aumento dei livelli di inquinamento degli immissari, in particolare di Rio Martino, ma anche della rete di canali minori,  dovuto alla presenza di elevati carichi di sostanze nutrienti, quali fosforo e azoto, di origine sia domestica che industriale e agricola.
Negli anni ’80, il regime idraulico dei laghi fu modificato completamente, isolandoli di fatto dal reticolo dei canali di acqua dolce. L’apporto delle acque del Rio Martino fu impedito con l’installazione di paratoie, in modo da poter comunque usare il canale per far defluire le acque dei laghi in condizioni di livello elevato e in regime di bassa marea. Il lago di Fogliano venne posto in comunicazione con il mare mediante la Foce Nuova o foce del Duca, lontana dal Rio Martino.
Presso Monaci vennero installate pompe per l’immissione di acqua marina, che in origine confluiva dal canale Papale collegato con il mare tramite la Foce della Lavorazione. Questo nuovo regime idraulico determinò l’alterazione di alcuni terreni, posti a quote prossime a quella del mare, i quali furono messi a contatto con l’acqua salmastra del canale; inoltre l’acqua immessa nel lago era troppo ricca di nutrienti e fertilizzanti provenienti da coltivazioni.  A causa di ciò, l’Ente Parco realizzò una condotta interrata di quasi 2 km, che collega la Foce della Lavorazione al lago di Monaci, per l’immissione di acqua dal mare e che consente tuttora di pompare nel lago circa 0,5 m3/s.
L’eliminazione degli apporti di nutrienti ai laghi ha determinato un graduale miglioramento delle condizioni ambientali dei laghi riducendo  l’insorgenza di crisi anossiche, sia pure con l’eccezione dei contributi provenienti dalla falda e dalle acque che in condizioni eccezionali di piena tracimano dal Rio Martino nei laghi passando al di sopra delle paratoie di foce. In entrambi i laghi, l’assenza di apporti di acqua dolce non pluviali comporta che nel periodo estivo, caratterizzato da scarse piogge e elevate temperature, i fenomeni di evaporazione aumentino la salinità a valori a volte maggiori di quelli marini, con effetti negativi sulle specie di piante e animali presenti che vivono in reciproca relazione. Pertanto con le condizioni ambientali che diventano marcatamente saline vi è una forte riduzione delle specie presenti nell’area tanto che solo le specie marine continuano a risiedervi, con effetti anche sulle catene alimentari superiori, quali l’avifauna, e sulla ricchezza e diversità dell’ecosistema.

Il solo lago di Fogliano è collegato liberamente al mare tramite la foce Nuova (o foce del Duca) che costituisce il principale elemento di ricambio idrico di quest’ultimo. Quando è attivo il sistema di pompaggio, il mare garantisce l’instaurarsi di una circolazione interna anche nel lago dei Monaci. Attraverso gli scambi diretti (mare-laghi) e indiretti (tramite la falda) il mare è la fonte primaria di immissione salina all’interno del sistema dei laghi.
I laghi, Fogliano e Monaci, attualmente risultano scollegati dal reticolo idrografico superficiale e l’interscambio con i canali avviene tramite i flussi di falda. I canali attualmente non sono collegati direttamente ai laghi interagendo con essi solo attraverso la falda, e nei loro tratti terminali, possedendo caratteristiche di salinità confrontabili con quelle marine, costituiscono una ulteriore possibile fonte di immissione salina all’interno del sistema dei laghi.

Tutto ciò ha contribuito all’aumento dei valori di salinità, che sono passati dalle originali condizioni di meso-alinità (20 g/l) a quelle attuali di polialinità-eualinità (> 30 g/l). La salinità è un fattore ecologico di considerevole importanza, in grado di influenzare la tipologia di organismi che vivono in un corpo idrico. La salinità influenza le specie di piante in grado di crescere in un ambiente acquatico, o in un terreno lambito dall’acqua. Essendo l’apporto di acque dolci ai laghi principalmente pluviale, a causa della deviazione dei corsi d’acqua e canali che in essi confluivano, occorre quindi una cospicua re-immissione nei laghi di acque dolci provenienti dal reticolo superficiale dei canali, possibilmente attraverso l’assoggettamento della acque a processi di depurazione (fitodepurazione?), funzionali alla riduzione del carico di nutrienti, nonché l’utilizzo di pompe per attivare la circolazione interna ed un eventuale ripristino del collegamento un tempo esistente tra i due laghi, mediante la riattivazione di un sifone che è posizionato al di sotto del Rio Martino . Gli studi e le simulazioni mostrano variazioni stagionali, con valori più bassi nei mesi invernali e crescenti in estate, in relazione all’elevato tasso di evaporazione e alle minori precipitazioni. La temperatura in ambienti costieri poco profondi e confinati, come quelli dei laghi costieri pontini, è generalmente molto variabile essendo molto sensibile anche al semplice mutare delle condizioni atmosferiche. Dato lo scarso volume in tutti i laghi di questa tipologia l’acqua tende a raggiungere temperature elevate in estate (33-34°C) e molto basse in inverno (2°C). Tale elevato gradiente stagionale è più evidente nel lago di Monaci, mentre per Fogliano è limitato sia spazialmente che come entità grazie agli scambi continui con il mare: un flusso netto in uscita dai laghi verso il mare che è pari a circa 3,59 Mm3  per Fogliano, 8 volte quello di Monaci. Su scala annuale da settembre a maggio il bilancio risulta positivo, mentre nei mesi estivi si verifica un forte deficit, causato principalmente dell’evaporazione più intensa e delle minori precipitazioni.

Prevalgono in questi mesi flussi di acqua marina in ingresso verso il lago di Fogliano, mentre per Monaci, nonostante il volume del deficit sia minore, l’incidenza è molto più rilevante, più del doppio, principalmente a causa della dispersione in falda. Necessita quindi ripristinare con pompaggio di acqua marina le  rilevanti perdite, per scongiurare un eccessivo stress dell’ecosistema anche se si provoca un marcato incremento della salinità rispetto alle condizioni salmastre osservate nel corso degli altri mesi.
Quindi, le acque del lago di Fogliano si mantengono entro livelli di salinità polialini, cioè con salinità compresa fra il 18 e il 36 per mille tipica dell’ambiente lagunare, tra novembre e maggio, diventando eurialine, cioè soggetta ad ampie variazioni di salinità tra giungo ed ottobre; peraltro i valori minori di salinità, tendenti verso le acque dolci, sono riscontrabili tra febbraio e maggio. Mentre la superficie dei laghi di Monaci e Fogliano prima della bonifica era molto maggiore rispetto all’attuale, tanto che a volte confluivano fin quasi a formare un unico specchio d’acqua, il lago di Caprolace aveva invece un’estensione più ridotta rispetto all’attuale. Anche la sua profondità, che attualmente raggiunge i 2 m, non superava i 30-40 cm, mentre le rive erano irregolarmente delineate in una rete di pantani e acquitrini in cui confluivano le acque del Nocchia. Dragato durante la bonifica, con il materiale di risulta fu creato un isolotto, attualmente coperto da vegetazione mediterranea. A differenza degli altri laghi il suo fondale non è uniforme. Ha due foci, una diretta ed una indiretta e la sua salinità è molto vicina a quella del mare.

Negli anni, le attività di gestione dei laghi costieri pontini si sono concentrate sulla riduzione degli apporti inquinanti, sul controllo delle fioriture algali e sulla vivificazione delle acque attraverso pompaggio di acqua salata e sono stati effettuati studi in collaborazione con Università ed Enti di ricerca. Sono stati realizzati piccoli impianti campione di fitodepurazione per il riutilizzo delle acque reflue che depurandole opportunamente, verranno immesse di nuovo nei laghi riportando la salinità dei laghi a valori più equilibrati.
Questo patrimonio ambientale costantemente minacciato dallo sviluppo umano, dall’inquinamento, dal prelievo indiscriminato di acqua dolce, necessita di sforzi ulteriori per essere salvaguardato.
Servono investimenti che rafforzino la capacità dell’ecosistema di auto regolarsi, di riprodursi e, soprattutto, di conservarsi invariato in un territorio dove l’uomo, nonostante le numerose difficoltà, c’è sempre stato e deve tornare ad esserne parte integrante, inserendosi nel delicato equilibrio senza perturbarlo.
Il lago di Fogliano, così come l’intero sistema di laghi costieri compresi nel territorio pontino, possono e devono essere motore per una fruizione turistica del territorio, atta a ridurre la dipendenza occupazionale da industrie inquinanti. Siamo in un territorio tra i più belli della penisola ma non riusciamo a far girare un sistema turismo che sia in grado di generare posti di lavoro stabili, che alimenti una seria e costante ricaduta economica sul territorio. Purtroppo la classe politica ed amministrativa che ha governato Latina, la Provincia omonima e la Regione Lazio non sono riuscite né ad elaborare proposte né tantomeno a programmare serie politiche di intervento atte a lanciare, visto che non lo si è mai fatto seriamente, sul mercato nazionale e internazionale il territorio e le sue bellezze, lago di Fogliano incluso. Territori più piatti e privi di bellezze naturali, quali, invece, quelle straordinarie del territorio pontino, riescono a conseguire un ritorno economico di grande rilevanza e livelli occupazionali consistenti e stabili.

È ora di smettere di guardare il lago di Fogliano e il bellissimo comprensorio che lo circonda senza vederlo.

Lago di Fogliano
Lago di Fogliano
Capoportiere e Lago di Fogliano
Capoportiere e Lago di Fogliano
Foce Rio Martino, Monaci dx e Fogliano sx
Foce Rio Martino, Monaci dx e Fogliano sx
Caprolace
Caprolace
Caprolace e Paola
Caprolace e Paola

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