Appello ai collegi dei docenti ad astenersi dalle delibere sui nuovi quadri orari. Giovannini: “Si riduce la formazione di base e aumentano le incertezze sugli organici”
La riforma dell’istruzione tecnica e professionale, conosciuta come filiera del 4+2, arriva anche negli istituti della provincia di Latina e riaccende il confronto nel mondo della scuola. La Gilda Insegnanti torna a esprimere una posizione fortemente critica rispetto al nuovo modello, che prevede quattro anni di istruzione superiore seguiti da un biennio negli ITS Academy, con la riduzione di un anno del percorso scolastico tradizionale.
In provincia la sperimentazione è stata avviata o si sta avviando in alcuni istituti tra cui il Vittorio Veneto di Latina e il Pacifici e De Magistris di Sezze, già dallo scorso anno; mentre dal prossimo partiranno anche il San Benedetto-Einaudi-Mattei, l’istituto Caboto di Gaeta e l’IIS Gobetti-De Libero di Fondi.
“Come Gilda – spiega la coordinatrice provinciale Patrizia Giovannini – già da due anni stiamo mettendo in allerta i collegi dei docenti e abbiamo organizzato assemblee nelle scuole per illustrare i rischi legati ai corsi quadriennali. Il collegamento con il mondo del lavoro può essere anche un elemento positivo, ma non può avvenire a discapito della formazione di base degli studenti”.
Secondo il sindacato, la riforma introduce nuovi quadri orari con una riduzione delle ore dedicate a diverse discipline: “Si comprime un percorso di studi quinquennale in quattro anni – prosegue Giovannini – e questo rischia di indebolire ulteriormente la formazione di base su cui oggi molti ragazzi sono già fragili. Materie fondamentali come italiano, storia e geografia vengono ridimensionate proprio mentre sarebbe necessario rafforzarle, perché sono quelle che costruiscono capacità critica e strumenti culturali per affrontare il futuro”.
Tra le preoccupazioni espresse dalla Gilda c’è anche la direzione complessiva della riforma e il ruolo crescente degli ITS Academy. “Temiamo – osserva Giovannini – che si stia andando verso una progressiva privatizzazione di una parte dell’istruzione. Gli ITS Academy sono fondazioni che coinvolgono anche imprese e soggetti privati e, con questo modello, diventano sempre più centrali nel percorso formativo degli studenti”.
Il sindacato richiama inoltre le criticità emerse dopo la pubblicazione dei nuovi quadri orari degli istituti tecnici. “Mancano ancora elementi fondamentali, come l’individuazione delle classi di concorso e le linee guida sui profili formativi, – sottolinea Giovannini – mentre alle scuole viene chiesto di deliberare sulla distribuzione delle ore del curricolo. In queste condizioni si rischia di prendere decisioni senza un quadro chiaro e senza una visione complessiva del percorso di studi, con ricadute sia sulla qualità della formazione sia sull’organizzazione delle scuole”.
Un altro nodo riguarda gli organici dei docenti. “Siamo a fine anno scolastico e non è ancora possibile definire con certezza gli organici, mentre la riforma potrebbe determinare una riduzione delle cattedre e difficoltà nella gestione delle titolarità e della mobilità”.
Per queste ragioni la Gilda ha rivolto un appello ai collegi dei docenti degli istituti tecnici ad astenersi dall’adottare delibere sui nuovi quadri orari, ritenendo che manchino ancora i presupposti necessari e che scelte prese in questa fase possano avere effetti pesanti sull’intero sistema.
La mobilitazione è in corso anche a livello nazionale: la Federazione Gilda Unams ha chiesto al Parlamento di rinviare l’attuazione della riforma per consentire un confronto più approfondito e ha indetto un’assemblea straordinaria rivolta a tutti i docenti degli istituti superiori, che si svolgerà in modalità telematica martedì 31 marzo a partire dalle ore 8.
“Siamo contrari al taglio del quinto anno – conclude Giovannini – perché l’offerta formativa di base dovrebbe essere potenziata, non ridotta. Ma oggi il problema è anche un altro: con i quadri orari pubblicati e molte indicazioni ancora mancanti, si rischia di compromettere il corretto avvio del prossimo anno scolastico. Le scuole sono chiamate a prendere decisioni importanti senza un quadro completo e questo può avere conseguenze sia sui percorsi degli studenti sia sulla gestione delle titolarità dei docenti e dei posti di lavoro”.
